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Economia

Per il Colombo 2019 ok, poi è arrivato il covid

Super User 06 Maggio 2020 827 Visite

Per il nostro Cristoforo Colombo il 2019 è stato un anno buono, in linea con la qualità dello scalo. La conferma arriva dall'approvazione, da parte dell'Assemblea dei Soci di Aeroporto di Genova S.p.A, del Bilancio dello scorso anno, chiuso con un utile netto di 383 mila euro.

Anno, il 2019, di tempi non sospetti del ciclone virus che si sarebbe abbattuto sull'intero pianeta in questi primi mesi 2020.

Da sottolineare l'incremento del valore della produzione operativa; era di 30 milioni 808 mila euro nel 2018, è aumentato dal 6,3% raggiungendo i 32 milioni 756mila euro. I costi erano cresciuti soltanto del 3,7%. Quattordici milioni e 327 mila euro nel 2018, 14 e 865 mila lo scorso anno.

Scelta degli azionisti, spiega una nota emessa della società aeroportuale genovese,”di contenere l’utile rispetto all'anno precedente, quando il bilancio aveva registrato un attivo di un milione e 46 mila euro, accantonando risorse che consentano di far fronte alle ricadute negative sul traffico aereo causate dall’emergenza Covid-19”.

“L'esercizio 2019 chiude un ciclo che ha visto la ripartenza dell’Aeroporto di Genova, che nel 2018 si è classificato primo per crescita in Italia e nel 2019 ha proseguito lo sviluppo del traffico superando per la prima volta nella sua storia quota un milione e 500mila passeggeri”, afferma l'azionista di maggioranza, Paolo Emilio Signorini, quale presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. “L'incremento del valore della produzione in misura doppia rispetto a quello dei costi testimonia anche i risultati raggiunti nel percorso di efficientamento intrapreso dalla Società. L'emergenza Covid-19 ha causato una brusca frenata nel percorso di crescita intrapreso dal Cristoforo Colombo, ma siamo al lavoro per prepararci alla ripartenza non appena le condizioni lo renderanno possibile”. Ed annuncia: “abbiamo dato indicazioni affinché la Società confermi il piano di investimenti che, con la realizzazione dell’ampliamento e l'ammodernamento dello scalo entro il 2022, consentirà di realizzare uno dei primi “Terminal sicuro” a livello internazionale”.

Confermati poi nell'Assemblea dei soci quattro su cinque membri del Cda del 2017 e giunto alla sua scadenza di mandato. A restare sono Barbara Pozzolo, Lelio Fornabaio, Fausto Palombelli e Paolo Odone, che resta così presidente fino al 2023. New entry Mario Tullo, già membro della Commissione Trasporti della Camera, che sostituisce Renato Redondi.

Va ricordato come il nostro aeroporto sia nella lista degli scali italiani di Primo livello. A parte il drammatico momento attuale vanta collegamenti con le principali città italiane e molti dei più importanti hub europei, mentre sono 600 le destinazioni al mondo raggiungibili dalla nostra pista con un solo scalo intermedio. Dal 22 maggio dell'anno scorso è collegato con la ferrovia tramite la passerella della stazione di Sestri Ponente Aeroporto e tramite il servizio navetta Flybus di Amt, ma da qualche mese sono iniziati i lavori per ampliare l'aerostazione.

Dino Frambati

Nasce il tavolo permanente porto-città

Super User 24 Aprile 2020 769 Visite

La chiusura dei cantieri navali ha generato, a livello nazionale, un calo del fatturato del 13 per cento in un settore vitale che, solo a Genova, dà lavoro a migliaia di persone, ad esempio solo i riparatori navali sono circa 1500. L’intero comparto portuale di Genova impiega 8mila lavoratori diretti e 57 mila indiretti in tutta la Regione.

Per gestire la ripartenza in sicurezza e immaginare interventi di sostegno al settore, il Comune di Genova ha inaugurato il primo tavolo economico porto-città, insieme alle associazioni di categoria portuali.

Il tavolo, convocato dall'assessore Francesco Maresca, ha un duplice obiettivo. Da un lato gestire la difficile fase economica, facendosi portavoce delle richieste degli operatori alle istituzioni, eventualmente con un documento condiviso con le richieste da fare al governo. Dall'altro lato, l'obiettivo è di garantire la Fase 2 di riapertura dei cantieri marittimi nel rispetto delle misure di sicurezza, dalle distanze minime ai dispositivi di protezione. Il tavolo, in ogni caso, intende andare oltre il Coronavirus, con incontri mensili anche quando l'emergenza sarà alle spalle per fare il punto sullo stato di salute del settore. Saranno invitati anche la Regione e l'Autorità di Sistema Portuale.

“Abbiamo avuto garanzia da Confindustria che il settore nautica e cantieristica sono pronti a riaprire in sicurezza. D'altra parte alcuni cantieri strategici non si sono mai fermati, così come la movimentazione merci, anche se con volumi e traffici che si sono ridotti. La Fase 2 è molto importante e come Comune vogliamo gestirla e non subirla – spiega l'assessore Francesco Maresca -. Tra le altre azioni ritenute indispensabili sosteniamo che il Governo debba fisiologicamente cancellare o sospendere i canoni demaniali, insieme ad altre misure di contenimento della crisi economica”.

All'incontro erano presenti Giampaolo Botta, di Spediporto e Confetra, Massimo Moscatelli di Assagenti, Leopoldo Da Passano di Confindustria, Gian Ezio Duci di Federagenti, Marco Toffolutti di Alce, Matteo Catani e Ignazio Messina di Assarmatori, Eugenio Massolo di AMM, Marco Novella (Rappresentante in seno all’Organismo di Partenariato della AdSP Mar Ligure Occidentale) e Giacomo Gavarone (Presidente Gruppo Giovani Armatori e Consigliere Confitarma) Confitarma.

Floricoltura, 212 milioni di danni in Liguria

Super User 24 Aprile 2020 653 Visite

“Per la floricoltura ligure stiamo registrando una vera e propria catastrofe – afferma l’assessore Mai -. Abbiamo perduto metà del mercato. Almeno 212 milioni euro di fatturato su circa 420 annui, sono andati in fumo. Si tratta di una cifra calcolata dal Distretto florovivaistico della Liguria e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria. Un dato che sostanzialmente ricalca quello proposto dalle associazioni di categoria nei giorni scorsi”.

“Circa 4mila aziende sono in crisi in un comparto che supera i 12mila addetti. La floricoltura vale circa l’80% della Produzione lorda vendibile regionale e il 62% della produzione di beni e servizi di tutta la Liguria. Senza contare che tutto questo ha importanti riflessi anche sulla filiera commerciale. Serve immediatamente un fondo nazionale con almeno un miliardo di euro”. 

“Mi aspetto un intervento rapido da parte del ministro Bellanova. Nei giorni scorsi, su mia pressione e dopo settimane di richieste, durante la Commissione politiche agricole con le Regioni ha finalmente richiesto di inviarle i dati. Ora noi come Regione Liguria lo abbiamo fatto. Spetta a lei e al Governo predisporre subito dei finanziamenti per la categoria. Servono stanziamenti a fondo perduto, prestiti agevolati, lo stop ai mutui e molto altro”.

“In questi giorni assistiamo a timidissimi segnali di ripresa ma tanta parte della produzione è già stata buttata via. Produzioni letteralmente distrutte. Nel frattempo abbiamo messo in campo diverse iniziative a sostegno del settore come ad esempio quelle importantissime della richiesta dello stato di calamità, la modulistica per segnalare i danni, ma anche soprattutto lo sgravio per le imprese dei costi di smaltimento dei prodotti invenduti che verranno stoccati in apposite aree individuate dai Comuni interessati. Per questo materiale verrà poi studiata una forma di riciclo”.

“In Liguria il settore più colpito è quello delle piante in vaso che conta circa 1.400 aziende concentrate prevalentemente nella piana di Albenga. Parliamo di un comparto che vale 220 milioni l’anno grazie a eccellenze riconosciute in tutto il mondo, come le margherite o le aromatiche. In questo caso i danni arrivano anche all’80% del fatturato. Il fatto è che, oltretutto, l’emergenza Covid-19 è arrivata nella stagione di punta per queste aziende che concentrano gran parte delle vendite nei mesi tra marzo e giugno. A fronte di ciò, si stanno creando grossi problemi di liquidità aziendale”.

“Gravi danni si registrano anche nel settore del reciso, che oggi riesce a vendere non oltre il 15% della produzione, e spesso appena il 5%. Abbiamo circa 2.200 aziende prevalentemente familiari che fatturano circa 200 milioni l’anno. La perdita media si attesta fra il 30 e il 45%. Anche in questo caso parliamo sempre di prodotti in cui la Liguria è trainante. Basti pensare, ad esempio, che circa l’80% della produzione nazionale dei ranuncoli i e ranuncoli clone avviene in Liguria con, in prevalenza, le qualità extra, oltre all’esclusiva sui prodotti innovativi. Si tratta di una produzione di eccellenza assoluta che infatti raggiunge quotazioni di mercato anche 6 o 7 volte superiori alla media nazionale”.

“Come Regione continueremo a confrontarci con i produttori e le associazioni di categoria. Rischiamo seriamente di perdere tutto questo. Lavoro, imprese, famiglie, eccellenze uniche che sono il segno tangibile della nostra storia e delle nostre tradizioni. Vorrei solamente ricordare che la coltivazione delle aromatiche in vaso e non più a terra, ossia un passaggio che ha rivoluzionato il settore in tutto il mondo, è avvenuta proprio ad Albenga. Dobbiamo tutelare queste risorse strategiche. Il Governo intervenga subito”.

Cura Italia, Rixi: “schiaffo alla logistica”

Super User 24 Aprile 2020 966 Visite

“La maggioranza di governo oggi si è rifiutata anche di prendersi il solo impegno di intervenire a sostegno del settore della logistica, uno dei pochi, insieme alla sanità, che ha assicurato continuità di attività per l’approvvigionamento di beni essenziali nel nostro Paese. Bocciando il nostro ordine del giorno, il governo ha dato uni schiaffo a migliaia di lavoratori delle aziende che operano nel trasporto su ferro, su gomma, nei nostri porti, una filiera lasciata senza un adeguato numero di Dpi, in alcuni casi anche sequestrati negli scali per la Protezione civile. Ad alcune categorie della filiera della logistica un aiuto non arriverà da questo governo, ma nel caso dell’autotrasporto molte imprese otterranno liquidità dagli 80 milioni di euro di ristoro danni post crollo Morandi, inseriti dalla Lega al governo nel decreto Genova, che Pd e Iv non avevano neppure votato in aula. La maggioranza dimostra distanza con il mondo reale, non accetta proposte, non dialoga con il mondo produttivo, tantomeno con la minoranza, non ha dato un euro di liquidità alle imprese, ma solo aperto all’indebitamento con le banche che saranno tutelate sui crediti non esigibili. La mozione di sfiducia al ministro Gualtieri, che ha tradito gli italiani, è un atto doveroso visto che il sostegno al Mes è arrivato senza consultazione delle Camere e quindi contro la legge”. Lo dichiara il deputato della Lega e responsabile nazionale infrastrutture Edoardo Rixi.

Riapertura, il parere dell’economista-sanitario Enrico Mazzino

Super User 22 Aprile 2020 2017 Visite

L’infausta ipotesi, che dal 4 maggio prossimo il ‘dopo-lockdown’ dovesse riprendere senza accorgimenti di distanza sociale, già dopo una settimana, potrebbe portare ad una crescita di contagi e di ospedalizzati.

L’imperativo sarà limitare il danno, che purtroppo rischia di essere pesante. E quindi non arrivare impreparati.

Le associazioni di categoria e le Camere di commercio hanno già ipotizzato alcuni protocolli da attuare tenendo conto anche delle diverse realtà da città a città. Il primo punto sarà il distanziamento sociale.

L’altro aspetto complicato sarà quello della sanificazione di bar e ristoranti. Dovrà essere pressoché continua e si utilizzeranno soprattutto stoviglie e materiale monouso, i dipendenti dovranno avere protezioni individuali, sono tutte spese che si dovranno sostenere e non è affatto certo che ci sia convenienza, per alcune attività, ad aprire nella fase 2.

Sono state avanzate al Governo delle richieste molto precise, serve liquidità, serve denaro che le imprese non debbano restituire, serviranno risorse vere a fondo perduto per le imprese parametrate alla perdita di fatturato, moratorie sugli affitti, cancellazione dell’imposizione fiscale come IMU, TARI, affitto suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi e sospensione pagamento delle utenze, ma anche prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per chi manterrà i livelli occupazionali.

Io credo si debbano fare delle riflessioni sull’oggi ma anche sul futuro prossimo!

Ecco allora che i test virologici e sierologici per determinare la presenza del virus e lo stato dell’immunità anticorpale dovranno diventare sempre più specifici e sensibili. Si stanno sperimentano altresì di continuo nuovi farmaci antivirali ed altri che bloccano la risposta iper-infiammatoria che è alla base delle più gravi complicanze polmonari Covid correlate.

Qualche settimana fa molti scienziati italiani spiegavano che tutte le nazioni europee avrebbero avuto, nessuna esclusa, una curva dei contagi e dei morti simile alla nostra. In Germania, invece, l'epidemia ha avuto una storia diversa. Se il numero accertato dei contagiati è di poco inferiore a quello italiano (181 mila contro 146 mila), il tasso di letalità del morbo tra i tedeschi è oggi fermo al 3,5 per cento, contro il 13 per cento del nostro Paese. In numeri assoluti, 24 mila morti contro 4.600. In Germania la pandemia è sotto controllo, il Fattore R0 (erre), il tasso d'infezione, è ormai sceso allo 0,7. Una delle spiegazioni è da attribuire al fatto che i tamponi in Italia, seppur in numero elevato in alcune Regioni, sono stati fatti troppo tardi e senza una ricerca dei positivi asintomatici.

Per interrompere la circolazione del virus dobbiamo scendere al di sotto di un contagiato per persona positiva. Dal punto di vista matematico sarà possibile ritenere di averla avuta vinta contro il covid-19 soltanto quando il valore dell’R0 (l’erre-zero, l’indice di contagiosità) sarà costantemente inferiore a 1. 

Enrico Mazzino
PhD Applied Economics and Quantitative Methods in Health Sector
Economista sanitario/Farmacoeconomista
Docente Università di Genova

Il costo del covid: 47 miliardi al mese

Super User 11 Aprile 2020 715 Visite

Il lockdown, conseguenza del coronavirus ed arma per combatterlo, pare, per assurdo, un bene extralusso, tanto è il suo peso economico. Ci costa infatti, secondo l'ultimo rapporto Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) 47 miliardi al mese. Dei quali 37 al Centro-Nord e 10 al Sud.

Il rapporto analizza anche il riflesso sul Pil. Se ci sarà una ripresa piena o almeno abbastanza forte nel secondo semestre 2020, il Pil calerebbe dell’8,4% in Italia, Anche qui incidendo maggiormente al Settentrione e Nord Italia, con valutazione di un meno 8,5%, e “limitandosi” al meno 7,9 nel Meridione.

Appare perciò evidente la necessità di interventi robusti ed immediati anti crisi, soprattutto nei confronti di lavoratori non tutelati, famiglie a rischio povertà e micro imprese. Misure delle quali, finora, c'è scarsa traccia. Molte parole e promesse ma pochi invece i fatti a questo momento.

Dalla sede Cisl di Roma, il segretario Confederale nazionale del sindacato, Angelo Colombini, invita comunità scientifica e governo a “sciogliere il nodo sugli strumenti di controllo dello stato di contagio dei lavoratori in vista dell’imminente avvio della Fase 2”.

“Gli scienziati – insiste Colombini – devono fare chiarezza ed esprimersi con voce unica su quali strumenti di screening occorre adottare per garantire una ripresa delle attività produttive, tutelando i lavoratori dal possibile contagio. La gradualità nel rientro nei posti di lavoro non può creare lavoratori di serie A e di serie B. La base volontaria, nel mondo del lavoro, non può essere il solo criterio da adottare. Occorrono regole di gestione per i lavoratori che non potranno riprendere il lavoro perché privi di anticorpi, ma servono anche percentuali ridotte di falsi positivi e negativi e risultati rapidi e affidabili per non tenere ampi gruppi di lavoratori sospesi in attesa dei responsi. L’urgenza della ripresa non deve oggi far perdere il rigore e la fermezza con cui l’Italia ha dato prova di essere un grande Paese unito e responsabile”.

Dino Frambati

Sono 1200 i dipendenti di Regione Liguria in smart working

Super User 09 Aprile 2020 982 Visite

Sono 1200 (circa l’80%) i dipendenti di Regione Liguria compresi direttori e dirigenti che, dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, continuano il loro lavoro in smart working. La presenza fisica del personale nelle diverse sedi è stata ridotta ad alcune attività essenziali per il governo regionale e la gestione dell'emergenza. Prima dell'emergenza erano un centinaio circa i dipendenti che avevano aderito allo smart working, attivabile a seconda delle necessità.
"Lo smart working si sta dimostrando uno strumento fondamentale in questo momento - ha detto l'assessore al personale Gianni Berrino - la situazione attuale, per quanto dolorosa e difficile per tutti, sta diventando un utile banco di prova per una maggiore diffusione di questa modalità di lavoro, che in tempi ordinari è consentita, a chi la richiede e svolge una mansione compatibile, per un massimo di due giorni a settimana". "Sono state utilizzate procedure semplificate per accelerare i tempi - spiega Paolo Sottili, direttore generale della Giunta - in questo modo, in pochi giorni sono stati messi in smart working centinaia di lavoratori. La larga maggioranza dei dipendenti lavora da casa cinque giorni su cinque. Tutti i dipendenti sono collegati in VDI/VPN, in questo modo da qualunque personal computer, con le proprie credenziali possono accedere via web all’ambiente di lavoro come se fossero in ufficio". Oltre a questo, i dipendenti regionali stanno facendo uso frequente anche delle applicazioni di videoconferenza.

Dallo Studio Armella una proposta per tutelare chi esporta

Super User 27 Marzo 2020 1504 Visite

In ambito governativo è allo studio una norma a tutela delle imprese italiane legate da contratti di fornitura internazionale che prevedono, per le prossime settimane e i prossimi mesi, consegne che difficilmente potranno essere rispettate. Non mancano, nonostante la drammaticità della situazione economica attuale, imprese estere che minacciano penali e contenziosi, a seguito della mancata consegna o del ritardo nell’adempimento dei contratti.

L’idea di introdurre, anche in Italia, una norma a presidio dell’export è stata da noi promossa, per la prima volta, lo scorso 17 marzo e segue l’esperienza già adottata in Cina, che non a caso è stato il primo paese colpito dall’emergenza Covid-19 e, come l’Italia, ha un’economia fondata principalmente sull’export. La previsione, che potrebbe essere inserita nella legge di conversione del “cura Italia” o nel decreto previsto in aprile, avrebbe il merito di chiarire che le progressive restrizioni (fino alla chiusura) di molte attività economiche e le limitazioni alla circolazione del personale dipendente e dei collaboratori possono integrare quella “causa di forza maggiore”, che esclude la responsabilità del fornitore che non sia in grado di adempiere o lo faccia in ritardo.

La previsione non avrebbe nessun effetto automatico di interruzione dei rapporti contrattuali, che continuano ovviamente a essere regolati dall’accordo privatistico delle parti. Tuttavia, non sono molti i testi negoziali che prevedono espressamente la pandemia quale situazione eccezionale che giustifica i ritardi e, in molti testi contrattuali, la definizione di “forza maggiore” è indeterminata. Ancora più numerosi inoltre sono i casi, soprattutto per le piccole e medie imprese, in cui le parti non hanno un accordo scritto.

Va ricordato in proposito che, in assenza di un testo contrattuale, trova applicazione la legge del fornitore e che, quando il fornitore è un’impresa italiana, la normativa di riferimento è rappresentata dal diritto del nostro Paese. La norma di cui si sta ragionando avrebbe il merito di assistere le imprese, chiarendo che la situazione di emergenza sanitaria e le restrizioni imposte dallo Stato ai fini del contenimento della diffusione della pandemia rappresentano una causa di forza maggiore, idonea a escludere la responsabilità del debitore per inadempimento o ritardo, al fine di evitare l'applicazione di decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti. Per chi si trovi nella situazione di oggettiva impossibilità di adempiere, la Camera di commercio potrebbe rilasciare un certificato in lingua inglese sullo stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell'epidemia.

Un precedente importante è rappresentato dalla Cina, ove il certificato emesso dal CCPIT consente alle aziende cinesi richiedenti di essere esonerate dalla responsabilità derivante dall’inadempimento, totale o parziale, degli obblighi contrattuali, consentendo la dimostrazione della situazione imprevedibile e inevitabile, necessaria ai fini dell’invocazione della forza maggiore. Anche l’Europa ha compreso la necessità di prevedere strumenti analoghi e, infatti, verso la direzione della Cina si stanno muovendo, attraverso le proprie Camere di Commercio competenti a rilasciare i certificati, anche Austria e Belgio. In Spagna, al momento, assistiamo alla standardizzazione della situazione emergenziale attuale quale “situazione di forza maggiore” mediante l’emanazione del Real Decreto-ley 8/2020 del 17 marzo scorso, il quale prevede espressamente che la situazione di emergenza sanitaria in atto venga considerata tale, ma, per adesso, con esclusivo riferimento ai contratti di lavoro.

Sara Armella e Sara Pestarino
Armella & Associati Studio legale

Genova: i dipendenti del Comune in smartworking sono il 53%

Super User 27 Marzo 2020 1562 Visite

Continua ad aumentare il numero di dipendenti del Comune di Genova in smartworking e, grazie anche all'organizzazione più centrata sugli obiettivi da raggiungere con più flessibilità che sui singoli compiti, i primi riscontri sull'efficienza e sull'efficacia sono positivi. Il Comune sta monitorando gli effetti della riorganizzazione del lavoro, per trasformare un'emergenza in opportunità e ripensare le modalità di lavoro anche in futuro.
Per adesso i direttori delle singole divisioni comunali hanno mandato un report dell'attività all'assessore al Personale Giorgio Viale, in cui sostengono che, dopo qualche difficoltà tecnica e di controllo a distanza dei processi, non sono mancati effetti positivi.

I dati
Al 25 marzo erano 2.549 i dipendenti del Comune di Genova in smartworking, su un totale di 4.800. Effettivamente presenti in ufficio erano in totale 436 dipendenti comunali, numero a cui si giunge togliendo i dipendenti che usufruiscono di varie misure, come la legge 104, lo smaltimento delle ferie pregresse, il part-time verticale e coloro che sono esonerati dal servizio, come i collaboratori scolastici.
Ad aver aderito allo smartworking sono ad oggi il 53 per cento dei dipendenti, una percentuale sempre in crescita, con significative variazioni tra una divisione e l'altra, dall'81 per cento della direzione sistemi informativi al 28 per cento della direzione servizi civici. Nei prossimi giorni, la fetta di dipendenti in smartworking aumenterà ancora dalle 200 alle 300 unità.

Problemi e opportunità
Non sono mancate le problematiche, dai collegamenti inizialmente instabili con gli applicativi gestionali alla difficoltà di reperire in breve tempo tutti i pc necessari per i dipendenti che ne sono sprovvisti. Ma complessivamente le direzioni comunali, come l'area “servizi alla comunità”, giudicano l'esperienza “un'occasione di crescita per l'organizzazione nel complesso”. Tra le attività svolte da questa divisione, la riconversione digitale dell'offerta museale con tour virtuali, la biblioteca online con iscrizioni facilitate, percorsi formativi per i dipendenti sui temi della sicurezza, della protezione civile, dell'anticorruzione. Vengono fissati obiettivi settimanali, puntando così sul risultato, e si migliora il senso di appartenenza alla comunità di lavoro con l'uso di chat sui social network. Anche l'area risorse tecnico-operative dà un giudizio positivo: le attività amministrative proseguono regolarmente, anche le commissioni di gara si fanno da remoto e con il 10 per cento del personale fisicamente in ufficio si riesce a dare risposta alle richieste per attività non remotizzabili.

Prospettive future
“Il Comune di Genova si era già attivato, ben prima dell'emergenza Coronavirus, con le modalità di lavoro intelligente, per questo gli staff coinvolti hanno saputo rispondere tempestivamente alle problematiche tecniche iniziali, inevitabili nel passaggio in massa allo smartworking – spiega l'assessore Giorgio Viale -. Questa è un'emergenza, ma vogliamo che diventi un'opportunità, ad esempio spingendo sulla dematerializzazione degli atti e delle procedure”.
Dopo la valutazione con le direzioni del personale, il Comune promuoverà un questionario interno ai dipendenti, per avere un giudizio sull'esperienza dello smartworking. “Quando avremo i dati completi, se sarà confermato un aumento dell'efficienza della macchina, non potremo non implementare le modalità di smartworking e la flessibilità legata al raggiungimento degli obiettivi”. 

L'attività politica
Anche l’attività del consiglio comunale e delle commissioni consiliari è proseguita grazie all’aiuto della tecnologia. I lavori della sala rossa si sono riaperti con il collegamento in videoconferenza dei consiglieri e la possibilità per i cittadini di seguire i lavori in diretta sulla pagina Facebook del Comune di Genova.
“In seguito ai decreti di chiusura sempre più stringenti – commenta il presidente del consiglio comunale Alessio Piana – ci siamo attivati per trovare una soluzione per continuare, in assoluta sicurezza, l’attività istituzionale. I lavori del consiglio comunale e delle commissioni sono stati organizzati in videoconferenza e di questo devo ringraziare, per il grande impegno, il personale della Segreteria Generale e degli organi istituzionali, i tecnici della direzione Sistemi Informativi e di Liguria Digitale”.

La piattaforma
Così, dopo una prova generale venerdì 20 marzo, la prima seduta di commissione consiliare e di consiglio comunale si è svolta martedì 24 marzo in regime di smartworking sulla piattaforma WebEx Cisco, che  consente un numero illimitato di collegamenti e, nello specifico, permette ad ogni consigliere partecipante da remoto di esprimere il proprio voto. Continua Piana: “Personalmente posso dire che, pur essendo un po’ più complicato confrontarsi in un dibattito in questo modo, siamo riusciti a votare delle delibere importanti per la città”.
Pur con qualche difficoltà tecnica non riconducibile alla piattaforma ma alla connessione internet, i consiglieri, al termine della seduta, hanno dichiarato il loro apprezzamento per come si sono svolti i lavori. E per la prossima settimana è già prevista una commissione consiliare e per il 31 marzo, come ogni martedì, il consiglio comunale.
Molto seguita è stata anche la diretta streaming su Facebook: 14.951 le persone raggiunte, 1.219 le interazioni e 6.193 le visualizzazioni totali.

Covid-19, da Regione Liguria nuove misure economiche

Super User 24 Marzo 2020 1935 Visite

Oltre 50 milioni di euro per le imprese liguri per far fronte all’emergenza Covid-19. È quanto, tra bandi attivi e in fase di attivazione, sarà a disposizione del tessuto imprenditoriale regionale nei prossimi mesi.

"Abbiamo voluto dare una risposta concreta alle esigenze maturate in questo momento di massima emergenza – spiega il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Oltre a essere in prima linea per combattere il virus potenziando i servizi ospedalieri e mettendo a disposizione strutture dove accogliere i pazienti, come Regione Liguria abbiamo voluto dare un contributo alle imprese, con il pensiero che occorrerà ancora del tempo prima di sconfiggere questo nemico invisibile. Per questo abbiamo voluto dare subito un segnale a tutte le realtà produttive che soffrono anche di carenze di cassa, e ringraziamo anche le banche che partecipano all’iniziativa e hanno replicato le medesime condizioni dell’agosto 2018. Con l’aiuto e la collaborazione di tutti ce la faremo”.

Fondo di garanzia regionale per attivazione investimenti bancari da 35 mln

A partire dal fondo di garanzia regionale da 5,5 milioni di euro, che grazie alla collaborazione del Sistema bancario che si è reso disponibile a replicare le condizioni straordinarie accordate a Regione Liguria già con l’emergenza Ponte Morandi, consentirà l'attivazione di finanziamenti bancari garantiti da Regione per oltre 35 milioni di euro per le micro e piccole imprese operanti nei settori del turismo, del commercio e dell’artigianato. Il fondo, pensato proprio per le piccole realtà produttive che oggi soffrono una carenza di cassa, sarà attivo dal 10 aprile al 30 settembre e potrà attivare finanziamenti a sostegno del circolante per investimenti tra i 10 mila e i 30 mila euro a un tasso particolarmente vantaggioso (spread max 1,50%) e con una restituzione da 24 a 72 mesi. 

Fondo rotativo per commercio ambulante, attività culturali e associazioni sportive

Saranno anche pubblicati in giornata ed attivi a partire dal 6 aprile e fino ad esaurimento risorse, altre tre misure a sostegno delle imprese: un fondo rotativo da 700 mila euro a sostegno del circolante del commercio ambulante, uno da 500 mila euro per le attività culturali private e un altro da 500 mila euro in favore delle associazioni sportive dilettantistiche. mila euro (fino al 18 aprile) e valuteremo poi eventuali ulteriori necessità.

“In tempi rapidi – dichiara l’assessore allo sviluppo economico Andrea Benveduti - abbiamo garantito un primo sollievo finanziario anche a settori particolarmente fragili, tra i primi ad essere colpiti. Ricordo inoltre che, vista la situazione di emergenza che sta rendendo particolarmente difficoltoso cogliere le opportunità regionali, sono stati prorogati i bandi a sostegno del piccolo commercio da 6,7 milioni complessivi (fino al 30 aprile), della digitalizzazione delle microimprese delle aree interne da 3 milioni di euro (fino al 16 aprile), del sostegno produttivo delle botteghe dell’entroterra da 270 mila euro (fino al 18 aprile) e valuteremo poi eventuali ulteriori necessità”.

“Infine riapriremo a breve, con la collaborazione del Sistema camerale ligure, il numero verde già utilizzato in passato, per raccogliere segnalazioni e dare una prima assistenza alle imprese in questi giorni di emergenza. Tutto questo, per dare al sistema economico ligure, un primo e veloce sostegno, pur nei limiti delle nostre competenze e disponibilità. In attesa di importanti interventi strutturali del governo, che dovranno necessariamente rilanciare i consumi e gli investimenti infrastrutturali” conclude Benveduti. 

Le procedure informatiche delle misure elencate sono disponibili sul sito di Filse. 

Misure assunte dall’assessorato alla sanità

-Stanziati oltre 800.000 euro di contributi straordinari alle famiglie per l’accudimento dei figli nel periodo della sospensione didattica.

500 euro a famiglia con un Isee fino a 20.000 euro

300 euro a famiglia con un Isee fino a 50.000 euro

-Potenziati gli interventi a sostegno delle persone fragili quali: telecompagnia e consegna farmaci, spesa a domicilio. Anche per gli anziani che frequentano il Centro Diurno. Implementazione numero verde regionale 800 593 235

- Al fine di garantire la continuità assistenziale, nonché fornire il necessario supporto ai caregiver, durante l’emergenza Coronavirus, gli enti gestori potranno erogare i servizi previsti dal modello “Residenze aperte” attraverso interventi in forma domiciliare per pazienti con disturbo cognitivo o con disabilità complesse non gestibili a domicilio dal solo caregiver.

-Dimissioni protette “Meglio a casa” costituisce misura necessaria ad evitare il prolungamento improprio di ricoveri ospedalieri, il progetto rimane attivo e nella fase di emergenza può essere incrementato.

-Aperti i dormitori per i senza fissa dimora compatibilmente con il rispetto delle distanze. 

-Sblocco anticipato dei pagamenti della produzione erogata dagli Enti Gestori, al fine di garantire liquidità di cassa e finanziaria.

-Sburocratizzazione del Sistema Sanitario

- Proroga fino al 30 giugno dei Piani Terapeutici PT, che sono particolari prescrizioni necessarie per alcuni farmaci che possono essere prescritti solo specialistici.

- Proroga fino al 30 giugno esenzione ticket (esenzione compartecipazione alla spesa sanitaria).

- Procedura di attivazione del fascicolo sanitario elettronico tramite credenziali spid

Tutti i cittadini in possesso delle credenziali fornite da Spid, sistema pubblico di identità

digitale, possono attivare il Fascicolo sanitario elettronico direttamente online non sarà più

necessario recarsi presso uno sportello. www.fascicolosanitario.liguria.it

- Ricetta elettronica dematerializzata Per contenere il rischio di contagio e contribuire a ridurre l’affollamento degli ambulatori dei medici di famiglia, è prioritario ridurre gli spostamenti: invio del promemoria tramite posta elettronica ordinaria o posta elettronica certificata o invio del numero di ricetta elettronica (nre) tramite sms

- Progressiva Assunzione unità di risorse umane ambito sanitario per fronteggiare l’emergenza Coronavirus e consentire un turnover adeguato del personale impegnato (alla data del 20.03.20 n°152 unità).

VOUCHER FSE /4 MLN DI EURO 

Altri 4 MLN di euro di Voucher per le famiglie. Saranno stanziati tramite il Fondo Sociale Europeo grazie a un'azione congiunta degli assessori Ilaria Cavo (Istruzione e Formazione Professionale) e Sonia Viale (Sociale). Nello specifico il sostegno sarà così suddiviso:

2 milioni saranno attinti dall'asse ISTRUZIONE del Fondo Sociale Europeo e così, a loro volta, suddivisi: 1 milione sarà destinato alle famiglie con figli iscritti alle scuole di ogni ordine grado, pubbliche e paritarie; un altro milione sarà destinato alle famiglie con figli iscritti ai corsi di formazione professionale (di qualunque natura, dai triennali Iefp agli Its). I voucher potranno sostenere l 'acquisto di attrezzature e strumenti informatici (pc,tablet,smartphone o accessori compresi ausilii e sussidi didattici ) ma anche l' acquisto del traffico internet/dati che spesso manca agli alunni; ai fondi potranno attingere anche (con un plafond aggiuntivo di cento euro) le famiglie degli alunni disabili affetti da disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa) e alunni con Bes per i quali sarà possibile utilizzare il bonus per l' acquisto di ulteriore strumentazione (ad esempio software di sintesi vocale, ausili alla didattica). Potranno accedere al voucher le famiglie con un Isee sotto i 30mila euro. Il voucher potrà arrivare (dietro rendicontazione delle spese) fino 500 euro mentre nel caso della disabilità e degli studenti con disturbi di apprendimento potrà raggiungere i 600 euro. Nel caso degli studenti delle scuole pubbliche il voucher non potrà essere sommato alle misure messe in atto dal Ministero dell'Istruzione per il piano dell'emergenza.

2) altri 2 milioni saranno attinti dall'asse INCLUSIONE del FSE e saranno destinati a tutte le famiglie con persone con disabilità o non autosufficienti (studenti disabili ma anche anziani o pazienti affetti da patologie psichiatriche) che prima dell'emergenza frequentavano centri scolastici e formativi e/o servizi semiresidenziali, ora invece sospesi. La misura vuole venire incontro alle famiglie che a seguito della chiusura delle scuole e dei servizi semiresidenziali sociosanitari si trovano a dover assistere per 24 ore al giorno un congiunto non autosufficiente, come un minore o un adulto con disabilità, un anziano con Alzheimer, un paziente psichiatrico. In presenza di ISEE sociosanitario inferiore a € 30.000,00, le famiglie che scelgono di avvalersi di un’assistenza domiciliare o educativa possono presentare richiesta di un bonus fino a € 500,00 mensili per un massimo di tre mesi per l'acquisto di questi servizi. E’ anche possibile richiedere un bonus fino a € 500,00 una tantum per l’acquisto di attrezzature informatiche e/o traffico internet, che consentano il mantenimento dei rapporti con il personale educativo e gli operatori dei centri durante il periodo di chiusura.

Il bando sarà gestito dalla piattaforma di Filse. Sul sito di Filse tutte le informazioni a partire dal 10 aprile. Anche in questo caso per venire incontro alle esigenze delle famiglie stante la situazione di emergenza le domande possono essere corredata da certificazione ISEE in corso di validità o scaduta nel 2019.

"Questa ulteriore misura ancora una volta vuole sostenere le famiglie più fragili – spiega la vicepresidente e assessore alla sanità Sonia Viale - pensiamo ad esempio alle famiglie dei malati di Alzheimer dove l’unico caregiver rischia di essere il coniuge anche lui anziano o malato, comunque con un carico assistenziale molto gravoso oppure offriremo la possibilità di aumentare l’assistenza domiciliare alle famiglie con i ragazzi disabili , affetti ad esempio da autismo o da ritardo mentale grave, dove il monitoraggio h24 è necessario perché alcuni di loro possono trovarsi in una condizione di dipendenza vitale. in questo momento di chiusura generale delle scuole in casa possono esserci anche altri figli e quindi il carico diventa per tutti maggiormente gravoso e in qualche modo speriamo di alleviarlo con l’aiuto di personale assistenziale ed educativo. Con il bonus per l'acquisto di attrezzature informatiche abbiamo pensato anche a tutti quei legami che si instaurano con gli operatori sociosanitari che lavorano con le persone non autosufficienti. Ad esempio per un ragazzo disabile è importante mantenere un contatto con il proprio educatore, anche per un supporto di sostegno a distanza o con la possibilità delle videochiamate e delle chat e’ possibile anche salvaguardare i legami di un gruppo."

"Abbiamo voluto dare una risposta concreta all'esigenza maturate in questo momento di emergenza in cui l'istituzione può essere solo a distanza- aggiunge l’assessore regionale alla formazione Ilaria Cavo - Vogliamo dare un contributo concreto non solo agli studenti delle scuole pubbliche ma anche a quelli delle scuole paritarie e dei corsi della formazione professionali altrimenti scoperti da un sostegno pubblico - commenta l'assessore Ilaria Cavo - Si tratta di un'azione importante di diritto allo studio che da' attenzione anche al tema della disabilità in un'azione condivisa con la vicepresidente Viale. È importante che gli strumenti per le lezioni a distanza arrivino a tutti i ragazzi e che l'emergenza non acquisca le diversità. Mi auguro che questi tablet, questa tecnologia, che rimarrà in dote agli studenti e alle loro famiglie, venga vissuta non come uno strumento per l'emergenza ma per il futuro".

FOS SpA continua la propria operatività

Super User 24 Marzo 2020 570 Visite

Fos SpA (FOS:IM), PMI genovese di consulenza e ricerca tecnologica, quotata al segmento AIM di Borsa Italiana, attiva nella progettazione e nello sviluppo di servizi e prodotti digitali per grandi gruppi industriali e per la pubblica amministrazione, rende noto che le proprie attività ricadono tra quelle a supporto delle società clienti che operano nei settori strategici e quindi rientrano

fra le eccezioni rispetto alle attività industriali sospese in ottemperanza al Decreto emesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 22 marzo 2020 recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”.

Fos SpA, nel rispetto delle norme a tutela della salute pubblica e dei lavoratori, continua a prestare i propri servizi e ad erogare i propri prodotti digitali a complemento delle infrastrutture strategiche del Paese, assicurando le forniture alle società clienti operanti nei settori telecomunicazioni, trasporti e pubbliche amministrazioni.

In aggiunta, per fronteggiare l’emergenza, la Società ha provveduto ad una copertura assicurativa per tutti i dipendenti del gruppo – che attualmente lavorano con un massiccio piano di remotizzazione in smart working e nel Repair Center Telco - con un pacchetto di garanzie e servizi in caso di contagio da Covid-19.

Infine si fa presente che la Società ha deciso di erogare una donazione di 50.000 euro sul conto corrente “Regione Liguria - Raccolta Fondi a Sostegno Emergenza Coronavirus” per supportare le strutture sanitarie liguri impegnate a contrastare l’epidemia.

Occupazione: “approvato accordo per la cassa in deroga”

Super User 24 Marzo 2020 535 Visite

È stato approvato dalla Giunta regionale l'accordo quadro per la cassa integrazione in deroga ai lavoratori del settore privato che applica le disposizioni contenute nel decreto legge del 17 marzo ("Cura Italia") per misure a sostegno dei lavoratori a fronte dell'emergenza Covid-19. "Da questa sera saranno disponibili sul sito ufficiale di Regione Liguria i facsimile della domanda da inviare e dell'accordo sindacale che devono sottoscrivere le aziende con più di cinque dipendenti - spiega l'assessore al lavoro Gianni Berrino - e dalle dieci di domani mattina sarà attiva la piattaforma per l'invio delle domande che sarà possibile effettuare non appena sarà pubblicato il decreto di riparto alle regioni per per la cassa integrazione in deroga (che assegna alla Liguria 32.071.360 euro). Aspettiamo il decreto da giorni, ci auguriamo che l'attesa non sia ancora lunga. I 32 milioni sono una prima tranche: altre risorse sarannno erogate ad aprile con una nuova ripartizione tarata sui flussi di domande che saranno arrivati dalle regioni".

Le aziende sopra i cinque dipendenti dovrannno allegare alla domanda l'accordo sindacale, obbligo che non sussiste per le aziende sotto i cinque dipendenti. La misura è destinata alle aziende che non possono ricorrere agli ammortizzatori standard come la CIG ordinaria e il cosiddetto assegno ordinario, erogato dal fondo di integrazione salariale a gestione INPS, e i fondi di solidarietà bilaterali. L'istanza va presentata esclusivamente in via telematica attraverso il modulo online che sarà disponibile da domani alle dieci nella pagina “indice” della funzionalità Comunicazioni Obbligatorie on line attivabile dalla sezione “Servizi” del sito istituzionale della Regione Liguria (www.regione.liguria.it).

Successivamente Regione Liguria istruirà le pratiche e autorizzerà l’INPS al pagamento diretto delle spettanze ai lavoratori. I datori di lavoro devono trasmettere velocemente all’INPS i moduli SR 41, reperibili sul sito dell’Inps, per la richiesta formale del pagamento: in mancanza di tale adempimento, l’integrazione salariale non potrà essere pagata; i dati devono coincidere con quelli a consuntivo dichiarati alla Regione.

"Il trattamento può essere concesso anche retroattivamente a partire dal 23 febbraio scorso - precisa ancora Berrino - previo accordo con le organizzazioni sindacali, limitatamente ai lavoratori subordinati con qualunque forma contrattuale in forza alla medesima data del 23 febbraio 2020 e comunque per un periodo non superiore a nove settimane. Ho proposto di estendere la possibilità anche a chi è stato assunto dal 23 febbraio al 16 marzo, modifica che verrà inclusa nel decreto in sede di conversione".

Da Banca Carige prestiti d’onore a tasso zero

Super User 19 Marzo 2020 1293 Visite

Banca Carige corre in aiuto delle piccole e micro imprese, e dei lavoratori autonomi, che attraversano gravi difficoltà per il fermo dovuto al Coronavirus, dedicando a queste categorie prestiti d’onore e aperture di credito a tasso zero che verranno erogati in tempi rapidissimi anche grazie al ricorso ad istruttorie on line che, compatibilmente con la documentazione da acquisire, limiteranno al massimo o escluderanno la necessità di contatti fisici e spostamenti.

A favore di queste aziende Banca Carige ha deliberato di offrire un prestito d’onore di ammontare fino a 5.000 euro, a tasso zero, rimborsabili in 12 mesi dopo 6 mesi di pre-ammortamento. Il prestito, vero e proprio finanziamento-ponte per l’emergenza, è strutturato quindi in modo tale da consentire all’imprenditore di disporre immediatamente della cifra necessaria a far fronte delle necessità più urgenti per poi programmarne la restituzione a partire da settembre 2020, quando ci si augura le attività saranno ripartite regolarmente.

In alternativa al finanziamento rateale per le aziende in difficoltà Banca Carige ha previsto, sempre per l’importo di 5.000 euro e a tasso zero, anche un’apertura di credito in conto corrente, strumento gradito a tanti operatori e rimborsabile con flessibilità entro 18 mesi.

Le misure creditizie messe a punto da Banca Carige sono finalizzate a dare una boccata d’ossigeno a tante piccole ditte artigiane, aziende familiari, agricoltori, esercizi commerciali e del comparto servizi, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico locale e che si trovano oggi in condizioni di forte tensione finanziaria a causa dello stop imposto dall’emergenza sanitaria in corso.

“L’emergenza del Covid-19 sta generando gravi difficoltà alle attività commerciali, artigiane e agricole che si ritrovano prive delle proprie entrate – spiega l’Amministratore Delegato di Banca Carige Francesco Guido - Con questi finanziamenti a tasso zero, di importo comunque  idoneo a fronteggiare le necessità più urgenti, intendiamo offrire uno strumento veloce a tutti gli operatori economici che svolgono la propria attività da almeno 12 mesi e che sono in grado di dimostrare di essere sempre stati puntuali nell’onorare i propri impegni. È un patto di fiducia di Carige con il proprio territorio. Carige Avanti Veloce non è uno slogan ma un impegno concreto. In questo momento abbiamo bisogno di speranza e coraggio e dobbiamo tutti ingaggiare una gara di positività e slancio verso il futuro. #CeLaFaremo”.

Proposta Federmanager Asdai per salvare la siderurgia

Super User 17 Marzo 2020 879 Visite

«Si tratta di una proposta di soluzione tecnica per il rilancio dello stabilimento ex Ilva di Taranto che, se attuata, a nostro avviso potrà avere ripercussioni positive anche su Cornigliano e Novi Ligure con posti di lavoro salvati e una possibile nuova linea di produzione della latta», così il Presidente di Federmanager/Asdai Liguria Marco Vezzani a proposito dello studio «imparziale e sganciato dagli interessi dei singoli attori» che l'associazione dei manager mette a disposizione dei soggetti interessati.

Lo studio, prodotto utilizzando la grande esperienza di un gruppo di dirigenti della dismessa Italimpianti ancora attivi in campo siderurgico, ha come obiettivo il futuro degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure tenendo in considerazione le esigenze ambientali, industriali e occupazionali dell'azienda.

«In questa situazione di stallo gli impianti rischiano il collasso causando danni ingenti per il Paese – prosegue Vezzani – e quindi abbiamo realizzato questo studio che espone conclusioni affidabili, sensate e soprattutto basate su considerazioni tecniche razionali. Le premesse sono che l'Italia, per non uscire dal novero dei paesi industrializzati, non può fare a meno della siderurgia e che deve intervenire lo Stato o per finanziare la cassa integrazione a vita di migliaia di persone o per rilanciare un'attività industriale più innovativa e pulita».

Ecco, in sintesi, le principali proposte dello studio:

A) Completare a Taranto tutti gli interventi di risanamento ambientale e impiantistico già individuati ma colpevolmente in grave ritardo;

B) Traguardare, sempre a Taranto, un assetto impiantistico basato su due cicli produttivi, distinti ma coordinati tra loro: una parte di stabilimento dovrà continuare la produzione a ciclo integrale tradizionale degli altoforni 4 e 5 capaci di produrre circa 6 Mt/a in equilibrio economico, cosa che non avverrebbe con produzioni minori; una seconda parte innovativa dovrà produrre 2 Mt/a basandosi sul ciclo riduzione diretta-forno elettrico: una tecnologia meno inquinante e con grandi prospettive future. Questa seconda parte non potrà essere però per un tempo non breve in equilibrio economico e necessita di supporto economico dello Stato o dell'Europa (“green deal”) sia per la realizzazione che per l'esercizio: interventi utili perché col tempo e con i prevedibili progressi tecnologici questa parte di stabilimento potrebbe crescere fino a portare in prospettiva alla progressiva decarbonizzazione del ciclo produttivo.

C) Le tempistiche per giungere a questa configurazione sono stimate in almeno 36 mesi da quando saranno stati risolti tutti i nodi giuridici, contrattuali, normativi e politici e sarà individuata una adeguata struttura di ingegneria e project management in grado di agire.

D) Il costo degli investimenti necessari è stimato in circa 1,5 miliardi di euro: circa dieci volte meno di quanto costerebbe al Paese la chiusura dello stabilimento al lordo dei costi sociali e industriali.

E) Posti di lavoro: su un totale attuale di 10 mila occupati lo studio prevede a regime tra i 1300 e i 1500 esuberi a Taranto da gestire con pensionamenti, incentivi e cassa integrazione guadagni.
«In merito agli stabilimenti di Genova Cornigliano e Novi Ligure dal nostro studio ci sono solo due soluzioni senza vie di mezzo – aggiunge Vezzani - Se si realizzasse la configurazione impiantistica da noi prevista a Taranto sarebbe garantito il loro ruolo industriale con la piena occupazione dei quasi duemila dipendenti delle due sedi (a differenza dell'incertezza che vivranno passata l'emergenza sanitaria) con una possibile realizzazione di una nuova linea per la latta. In caso contrario non avrebbe senso la loro funzione ed esistenza: dovrebbero venire chiusi con tutte le ripercussioni negative. Ovviamente la stessa sorte toccherebbe anche alle altre realtà produttive dell'ex Ilva in Italia e all'estero».
«I colleghi manager tarantini ex Ilva, in servizio ed in quiescenza “attiva” insieme al loro Presidente Federmanager Michele Conte, con pieno assenso condividono e ringraziano il gruppo di dirigenti genovesi della, purtroppo dismessa, Italimpianti per lo studio realizzato - sottolinea il Vicepresidente Federmanager Puglia, Pietro Conversano - Nei siti di Taranto, Genova e Novi Ligure operano ancora eccellenze di ingegneria e managerialità che perseguono continuativamente processi di innovazione tecnologica. Lo studio qui presentato a tutte le istituzioni competenti, palesa oltremodo queste peculiarità. Si impone la necessità di ascolto degli organi competenti perché possano mettere in atto tutte le azioni di contesto idonee alla efficacia delle soluzioni proposte in questo studio».
Federmanager/Asdai Liguria, infine, solleva un problema di fondamentale importanza: «Né il Ministero dello Sviluppo Economico né gli attuali azionisti sono dotati delle competenze necessarie per definire e realizzare un progetto di questa portata – concludono i curatori dello studio Egildo Derchi, Roberto Guarino e Gianfranco Tripodo di Federmanager/Asdai Liguria - occorrono 150-200 tecnici, in parte provenienti dallo stabilimento stesso e in parte impiantisti, progettisti e project manager d'esperienza. Occorre insomma un'entità tecnica come l'Italimpianti, azienda a suo tempo leader mondiale nell'impiantistica siderurgica e sconsideratamente chiusa».
ASDAI Liguria (Associazione Sindacale Dirigenti Aziende Industriali Liguria) è l’Associazione, fondata nel 1945, che fa capo alla Federazione Nazionale (FEDERMANAGER) e che ha come obiettivo la tutela e la promozione dell’immagine e del ruolo dei dirigenti industriali e dei quadri apicali. L’Associazione si occupa delle problematiche individuali e collettive della categoria offrendo servizi nei vari settori agli iscritti sia in servizio che in mobilità o in pensione o che svolgano attività professionale. Attualmente l’Associazione vanta circa 1700 iscritti in Liguria; Presidente, dal giugno 2019, è l’Ing. Marco Vezzani.

Nuove assunzioni al Terminals Apm di Vado Ligure

Super User 04 Marzo 2020 818 Visite

Prorogata al 23 marzo la scadenza del bando per il corso gratuito di specializzazione per gruista di banchina finanziato da Regione Liguria attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE) - Linea di intervento C ed organizzato dall’agenzia di formazione Isforcoop

È stata prorogata al 23 marzo la scadenza del bando per il corso gratuito di specializzazione per “gruista di banchina” organizzato dall’agenzia di formazione Isforcoop per APM Terminals Vado Ligure, società del gruppo APM Terminals che gestisce Vado Gateway, il sistema portuale di Vado Ligure che comprende il nuovo terminal container deep-sea e l’adiacente Reefer Terminal.

15 i posti disponibili riservati a disoccupati e persone in stato di non occupazione (titolo di studio richiesto: obbligo scolastico assolto; titoli preferenziali a parità di punteggio: possesso di patente C e E).

Il corso, finanziato da Regione Liguria attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE) - Linea di intervento C (Disoccupati, Inoccupati, Soggetti con maggiore difficoltà di inserimento lavorativo, persone a rischio di disoccupazione a lunga durata), ha una durata di 240 ore di cui 70 di stage in azienda: APM Terminals assumerà almeno il 60% dei partecipanti che termineranno con profitto l’attività formativa conseguendo l’attestato di riferimento.

Il gruista di banchina è la figura professionale addetta al carico, scarico, trasporto, stivaggio e immagazzinamento di containers e merce di diverso tipo nei terminal portuali e nei magazzini ad essi collegati.

I nuovi operatori lavoreranno sulle gru “Ship To Shore” del nuovo terminal deep sea di Vado Gateway, mezzi utilizzati per lo scarico e il carico delle merci e dotati di una videocamera dinamica per l’invio al sistema operativo del terminal, completamente integrato con tutte le altre apparecchiature, del numero di contenitore, procedura che consente di conoscerne in qualsiasi momento la posizione all’interno dell’infrastruttura portuale.

Per accedere al corso gli interessati dovranno presentare presso la sede di Isforcoop la domanda di iscrizione ritirabile presso la sede stessa dell’agenzia o scaricare dal sito www.isforcoop.it oppure inviarla con R/R sempre presso Isforcoop.

Le selezioni dei candidati si terranno presso il Campus Universitario di Savona (Via A. Magliotto 2). La data e l’orario delle prove sarà indicato nella ricevuta consegnata all’atto dell’iscrizione, mentre la data e la convocazione per il colloquio orale saranno comunicate il giorno della prova scritta.

Il nuovo corso di specializzazione per gruista di banchina si inserisce nell’ambito della collaborazione tra APM Terminals Vado ligure e Isforcoop relativa a specifici programmi di formazione per disoccupati promossi dalla Regione Liguria attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE). Tale collaborazione si è già concretizzata con l’assunzione del 90% degli operatori portuali polivalenti (manovratori di “gru a cavaliere” e muletti) che hanno terminato con successo i precedenti percorsi formativi.

Coronavirus, in Liguria la ristorazione ha già perso 13 milioni

Super User 04 Marzo 2020 1048 Visite

L’emergenza coronavirus ha avuto un impatto fortissimo sui pubblici esercizi. In appena dieci giorni, bar e ristoranti delle sei regioni più colpite dal virus hanno visto andare in fumo 212 milioni di euro di fatturato. Un crollo che ha messo in seria difficoltà centinaia di attività, in particolare tra le più piccole. A lanciare l’allarme è Fiepet, l’associazione che riunisce i pubblici esercizi Confesercenti, che ha stimato l’impatto subito fino ad ora dalle imprese.

«La tutela della salute pubblica, ovviamente, è la priorità di tutti. Il clima di emergenza, però, sta causando un rapido crollo dei fatturati non solo nel turismo, ma anche di bar e ristoranti, soprattutto nelle regioni colpite - spiega Giancarlo Banchieri, presidente nazionale di Fiepet -. Sui pubblici esercizi locali, infatti, non hanno pesato solo i provvedimenti restrittivi delle zone rosse, ma anche il panico e la riduzione della socialità».

« Servono interventi immediati, a partire dall’estensione della cassa in deroga e della sospensione dei pagamenti, almeno per le imprese delle regioni più colpite che hanno subito cali consistenti del fatturato - conclude Banchieri -. Invitiamo anche i consumatori a fare un gesto concreto nei confronti delle tante attività che stanno patendo una grave contrazione degli affari: ritorniamo alle nostre abitudini possibili e riprendiamo a passare al bar, al ristorante».

Le perdite sono consistenti anche in Liguria dove, nonostante i casi di positività al virus siano stati fin qui piuttosto contenuti, si registra un calo del fatturato nell'ordine di 13 milioni di euro. «Siamo preoccupati non solo per il calo riscontrato in queste prime settimane d'emergenza ma, soprattutto, per la ricaduta che tutto questo avrà sul turismo, essendo ormai prossimi alla primavera-estate - aggiunge Matteo Zedda, presidente di Fiepet Confesercenti Genova -. La cancellazione ed il rinvio di tanti eventi stanno provocando un clima di incertezza che alimenta il panico collettivo, con ripercussioni catastrofiche in tutti i settori. Auspichiamo che, fin da subito, vengano emesse ordinanze chiare e specifiche per tutti i settori, tali da fugare ogni dubbio in merito alle attività e alla socializzazione comune».

«Il momento è drammatico, in particolare, per quanto riguarda i pubblici esercizi legati al comparto turistico, per i quali rileviamo un calo di fatturato fino al 70% - riporta Alessandro Simone, rappresentante delle caffetterie Fiepet genovesi -. I contratti a chiamata dei lavoratori di queste aziende sono già stati sospesi. Gli staff dei ristoranti e dei bar turistici stanno utilizzando strumenti come ferie forzate e permessi, fino a che il conto corrente delle aziende lo permetterà. Ancora un paio di settimane in questa maniera, e ci troveremo costretti a fare la conta: uno scenario al quale non vogliamo neanche pensare. Meglio invece, se così si può dire, la somministrazione di servizio alla colazione e di spuntino veloce, che assestano le perdite intorno al 20%. Questo denota una voglia di normalità da parte dei residenti e di chi opera in città».

Tra le tante situazioni di criticità, in attesa di provvedimenti concertati e su vasta scala, Riccardo De Giorgi, presidente del Civ Porto Antico aderente a Confesercenti, ha già formalizzato ai vertici della Porto Antico S.p.A. e all'assessore comunale al commercio Paola Bordilli la richiesta di sospensione dei canoni di locazione e occupazione suolo, per consentire la sopravvivenza delle attività presenti nell'area, e richiesto un incontro urgente in merito.

Alitalia riduce i voli tra Genova e Roma

Super User 28 Febbraio 2020 1302 Visite

In mattinata è arrivato l’annuncio di Alitalia relativo alla cancellazione di due voli giornalieri, sui sei operati quotidianamente dal lunedì al venerdì, sulla tratta Genova-Roma a partire dal prossimo 18 marzo. I due voli Genova-Roma cancellati dalla compagnia aerea sono: AZ1396 / AZ1388. Vengono meno la partenza da Genova alle 6:20 e alle 10:05. Cancellati i voli da Roma a Genova AZ1397 e AZ1391.

Restano in vendita anche dopo il 18 marzo i quattro voli Genova Roma AZ1380 (con partenza alle 7:00 e arrivo a Roma alle 8:05), AZ1384 (partenza da Genova alle 11:25 e arrivo a Roma alle 12:30), AZ1386 (partenza da Genova alle 15:05 e arrivo a Roma alle 16:10) e AZ1392 (partenza da Genova alle 19:05 e arrivo a Roma alle 20:15), operati dal lunedì al venerdì. La compagnia ha inoltre ridotto da quattro a tre i voli da Genova a Roma del sabato, a partire dal 21 marzo. Restano tre i voli in vendita la domenica.

La decisione è stata presa unilateralmente dal vettore mentre erano in corso interlocuzioni per far fronte alla situazione di difficoltà che sta attraversando la Compagnia di bandiera e nonostante i buoni risultati dell’iniziativa promozionale “Vola da Genova”, lanciata dall’Aeroporto di Genova lo scorso dicembre a seguito delle note problematiche relative alla viabilità autostradale e a supporto della mobilità da e per la Liguria. Tale situazione di criticità si è ulteriormente acuita a seguito dell’insorgere dell’emergenza Coronavirus, che sta comportando un significativo calo nel numero di passeggeri e di prenotazioni. La decisione di Alitalia rende più difficile raggiungere Genova da Roma e dai circa 70 scali del network del vettore, penalizzando ulteriormente la già insufficiente accessibilità del territorio genovese e ligure.

Il Presidente della Regione, Giovanni Toti, ha commentato: «Genova e la Liguria non tollereranno una riduzione dei voli da e per Roma. Si tratta di un servizio fondamentale per il nostro territorio, specie in considerazione delle condizioni delle autostrade liguri e dell’assenza dell’alta velocità ferroviaria».

«A seguito di questa notizia le Istituzioni locali, e in particolare la Regione, hanno manifestato stupore e disappunto per la decisione presa e chiedono urgentemente un incontro con i vertici di Alitalia al fine di individuare soluzioni che consentano il ritorno dell’offerta commerciale attuale», ha dichiarato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, principale azionista dell’Aeroporto di Genova, Paolo Emilio Signorini.

Prorogato il bando per la digitalizzazione entroterra

Super User 15 Febbraio 2020 942 Visite

È stata deliberata in giunta regionale la proroga fino al 16 marzo 2020 del bando da 3 milioni dedicato alla digitalizzazione delle microimprese situate nei comuni delle aree interne liguri, rientrante nell’azione 3.1.1 del Por Fesr Liguria 2014-2020. “Non vogliamo far perdere questa opportunità a nessuna impresa del territorio e, per favorire un maggior numero di realtà imprenditoriali nel presentare la domanda di agevolazione, abbiamo deciso di accogliere la richiesta delle associazioni di categoria di allungare di quasi un mese la scadenza” spiega l'assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti.

“Durante il tour nell’entroterra – continua Benveduti - abbiamo riscontrato un grande interesse da parte delle imprese, in quanto la misura, concessa sotto forma di contributo a fondo perduto nella misura del 60% della spesa ammissibile fino a 5 mila euro, coglie la necessità di sviluppare strumenti che consentano il miglioramento dell’efficienza dell’impresa e l’apertura delle attività a nuovi mercati”.

Si ricorda che sono ammissibili le spese a iniziative avviate a partire dal 2 settembre 2019, purché non conclusi alla data di presentazione della domanda. L'investimento ammissibile agevolabile non può essere inferiore ai 2.500 euro. La procedura informatica è disponibile sul sito di Filse e le domande potranno essere inviate dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30.

Per maggiori informazioni: www.impresainliguria.it

Toti: “presto il ribaltamento a mare di Fincantieri”

Super User 13 Febbraio 2020 1045 Visite

“I tempi sono maturi, ora partiamo. Il progetto è quasi finito, è stato finanziato e potrà usufruire delle modalità semplificate del Commissariato che opera su Genova e quindi, come le opere portuali, verrà realizzato con un Commissario che stabiliremo di comune accordo. Questo ci consentirà di procedere in maniera spedita e mi auguro che si possa aprire il cantiere in pochissimo tempo”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, intervenuto in merito al ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri di Genova Sestri Ponente durante la cerimonia di presentazione della nave da crociera Scarlet Lady.
“Il ribaltamento a mare va fatto – ha ribadito il governatore – e oggi stiamo lavorando al massimo per dare alla Fincantieri di Sestri Ponente un bacino che consenta di costruire navi da crociera più grandi di quelle attualmente in costruzione. È un intervento indispensabile perché il mercato delle crociere è in gigantesca espansione e Genova e la Liguria sono le capitali di questo settore nel mondo, non solo nella costruzione delle navi ma anche perché qui si trovano i tre home port delle principali compagnie”, ha concluso Toti.

Riorganizzazione ai vertici di Porto Antico di Genova

Super User 11 Febbraio 2020 1576 Visite

Lo scenario di riferimento e le nuove sfide che la Società dovrà affrontare nell’ambito del processo di integrazione con Fiera di Genova hanno portato il Consiglio di Amministrazione a varare un nuovo assetto organizzativo.

Mauro Ferrando, da luglio 2019 al vertice della Società, ha da subito colto l’ampio spettro delle potenzialità della Porto Antico di Genova Spa, società che già in questi anni, con un’attenta gestione del waterfront riqualificato nel 1992 su progetto di Renzo Piano, ha profondamente contribuito all’affermazione di Genova quale città turistica e congressuale di primordine.

La Società, infatti, è da pochi mesi protagonista anche dei nuovi sviluppi e iniziative che interessano non solo le aree di Porto Antico ma anche il quartiere fieristico, in profonda trasformazione, ulteriore motore di sviluppo dell’economia della città nei prossimi anni.

Oltre alle attività tradizionali di animazione e gestione degli spazi a terra e a mare del Porto Antico, la Società è chiamata ad affrontare nuove sfide. Il piano triennale recentemente approvato dal Consiglio di Amministrazione prevede ingenti investimenti volti a consentirle il miglioramento e la implementazione dei servizi offerti.

In questo scenario si è quindi deciso di riorganizzare la Società, concordando con Alberto Cappato, direttore generale dal 2012, l’assunzione, da parte dello stesso, del ruolo strategico di direttore Innovazione, sostenibilità e sviluppo. Dalle prossime settimane si procederà a selezionare un nuovo direttore generale, onde potenziare gli aspetti di gestione societaria, anche a seguito della recente integrazione con Fiera.

Il nuovo assetto consentirà di avere una più strutturata presenza della Società sugli essenziali temi dell’innovazione, anche attraverso una più incisiva azione finalizzata all’acquisizione di finanziamenti europei e nazionali e alla sperimentazione di nuove tecnologie. Ambito, questo, consono alle spiccate attitudini di Alberto Cappato, il quale, con grande entusiasmo, ha immediatamente colto tale opportunità di crescita professionale.

“Si tratta di un incarico sfidante che sono fiero di poter svolgere per la Porto Antico di Genova Spa e più in generale per la nostra Città”, ha dichiarato Cappato che manterrà la qualifica di direttore generale, ad interim, fino all’ingresso di un nuovo manager.

Il presidente Mauro Ferrando ha dichiarato: “Sono convinto che il nuovo assetto darà alla Società strumenti più efficaci per affrontare le sfide dei prossimi anni, in un’ottica di grande collaborazione e piena sintonia con le Istituzioni locali. L’operazione darà certamente maggior slancio propulsivo alla Società e permetterà una sua più performante azione. Ho apprezzato in questi primi mesi di presidenza le capacità di Cappato, il quale, tra l’altro, presiede la sezione cultura e turismo di Confindustria ed è segretario del board dell’Associazione mondiale delle città-portuali. Confido che il suo sarà un contributo fondamentale e, per quanto mi è dato di conoscerlo, costituirà un prezioso supporto al nuovo manager chiamato a gestire le dinamiche della Società nei prossimi anni”.

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