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Un manager o un politico per il porto?

Susy De Martini

In navigazione verso Tunisi mi sono divertita a ripassare un po’ la storia dei rapporti fra Genova,

e la Liguria tutta, e la mitica Cartagine, ora ridotta al ruolo di un sobborgo “chic” di Tunisi.
Genova, potente città marinara, fu spesso indecisa fra il  seguire le sirene incantatrici del potere Romano o gli accordi commerciali con Cartagine.
Paolo Lingua, nei suoi studi sull’argomento, ha dedicato un capitolo alle indecisioni Liguri: l’entroterra e il Savonese furono sempre a sostegno della più ruspante Cartagine ed i notabili genovesi attratti  dal lusso di Roma. Se non fossero notizie del secondo secolo avanti Cristo penserei ad un’attualità sconcertante: infatti la Liguria appare divisa su tutto e, proprio per questo, in decadenza continua negli ultimi decenni.
Che fare? Un primo obiettivo sarebbe quello di non dimenticare la storia, più o meno recente, ed invertire subito la rotta, almeno per gli incarichi di responsabilità che più possono influire sul rilancio futuro del nostro territorio!
Desidero quindi condividere alcune considerazioni, che chiamerei “storiche” sulla nomina del futuro presidente del porto.
Un noto adagio inglese recita così: “purtroppo la politica è l’unico mestiere per cui non è richiesta una preparazione specifica!” Non vorrei che, buon secondo, nella lista fosse il “mestiere” di presidente di un porto! Per anni abbiamo visto assegnare incarichi delicatissimi a persone senza nessuna preparazione specifica sull’argomento, con conseguenze catastrofiche sul settore di competenza (Aeroporto di Genova docet).
La legge 84/94 ha assegnato all’Autorità Portuale la responsabilità della programmazione, oltre che della regia e del controllo degli scali; ne consegue, almeno per chi scrive, che il legislatore avesse pensato, quale responsabile di un porto, ad una figura di elevato profilo professionale di stampo manageriale. E’ interessante comparare, su questo punto, il parere di un manager, ex presidente del porto  di Savona e di un avvocato, professore universitario di diritto comunitario, ex presidente del porto di Trieste, ex consigliere di Claudio Burlando, ed attuale “esperto” del Premier Renzi, oltre che, sorprendentemente, consulente del Governatore Toti per i rapporti con Bruxelles.
L’ingegner Becce, ex Presidente del porto di Savona, non ha dubbi: “il presidente di una autority, che voglia essere competitiva sul mercato, sia nazionale che internazionale, non può essere che un manager, capace di dialogare, con competenza specifica, con le varie realtà commerciali interessate, e, soprattutto,  in grado di effettuare scelte rapide , e non cronicamente in ritardo, come purtroppo spesso avviene”.
E il “consulente” di Renzi e di Toti che ne pensa?
E’ sufficiente sfogliare il libro di Maresca sull’argomento per capire che il Professore ha altre idee. A pagina 4 recita così: “…la regolazione dell’attività di impresa in ambito portuale si realizza sia selezionando l’imprese che invocano l’accesso al mercato, sia assoggettando a controllo la loro attività sotto il profilo della sua conformità ai fini pubblici e di sistema; non si tratta quindi soltanto di prendere atto della competenza diffusa all’adeguamento dell’ordinamento interno all’ordinamento comunitario, ma della circostanza che l’Autorità Portuale è, nell’ambito delle materie per le quali sussiste la sua competenza, l’amministrazione dello Stato che sola può garantire l’adattamento stesso quando non  vi sia necessità di intervenire con un atto avente forza di legge …”.
Che ne pensate? Io credo che Genova meriti un manager!

Susy De Martini

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