La Striscia di Sirianni
La Striscia di Vittorio Sirianni
MICHELE BRAMBILLA
Continua ad avere successo, dopo settimane dalla presentazione, l’inserto dedicato ai 140 anni del Secolo XIX. Una storia lunga ed affascinante, dal 1886 ad oggi. Tanti ricordi, generazioni e generazioni che hanno accompagnato questo giornale, definito oggi dal suo direttore “Le due anime del Secolo XIX, un territorio e la libertà”.
A proposito, molto ha fatto parlare di sé l’attuale direttore, arrivato il 29 settembre del 2024, Michele Brambilla. A leggere i suoi fondi o le sue interviste, sembra di tornare al “Decimonono” di anni belli, liberi davvero, anche divertenti, ma sempre legati alla serietà dell’informazione.
Leggendo Brambilla, si va al passato. Chi dimentica Umberto Cavassa, e ancora Michele Tito. E poi Vittorio Bruno (gambizzato dalle BR) e Piero Ottone, che inaugurò, se così si può dire, una vera fase innovativa.
Ecco, Brambilla sembra aver raccolto l’eredità di questi grandi giornalisti, con la sua riconosciuta esperienza (almeno 5 o 6 direzioni di altrettanti grandi giornali) e poi con la immediata simpatia per noi liguri, e il sentirsi già padre del giornale dopo pochi mesi. Ma, soprattutto, seguendo un criterio base del buon giornalismo: i fatti separati dalle opinioni.
E ha anche il fiuto nello scegliersi i collaboratori. Chi ha l’età di chi scrive (se c’è ancora) ricorda negli anni Sessanta un certo Padre Arpa, intellettuale cattolico, che lassù, al mitico Istituto Arecco, in piazza Manin, raccoglieva attorno a sé un gruppo di giovani intellettuali che rappresentarono per anni l’intellighenzia genovese (Fausto Cuocolo, Franco De Salvo, Bruno Orsini, Giancarlo Piombino, Alberto Gagliardi). Perché solo il gruppo di lavoro porta risultati.
Padre Arpa li aveva attorno a sé, giovani di quella scuola democristiana che, allora, rappresentava la vera anima democratica di cui oggi, nonostante tutto, si ha la nostalgia.
Ecco, Michele Brambilla è molto di questo: anche lui cerca di fare una rete, chiamando alcuni “intelletuali-influencer” (oggi anche la cultura ha bisogno di sostegni), da Franco Manzitti a Giovanni Mari, da Ferdinando Fasce a Umberto Maggiani, da Marco Buticchi a Silvia Neonato, e allo stesso Lorenzo Cuocolo (figlio di Fausto), tutti un unico obiettivo.
Insomma, questo Brambilla piace: qualche battutiere ha detto che potrebbe essere (riferendosi a Padre Arpa) il vero mediatore fra Giuseppe Siri e Don Gallo. Chissà! Certo non è divisivo.
E l’ultimo che ha voluto fare una battuta su Brambilla ha suggerito: “Un tipo così non potrà mai scivolare su una Bucci di banana”.
ANTONIO GOZZI
Il patron dell’Entella ha passato giornate da incubo. Finalmente la sua squadra è rimasta in serie cadetta. Ha detto da nuovo Cavaliere del Lavoro: “Passione e tenacia hanno caratterizzato questo campionato. Il club ha intenzione di migliorarsi sempre”.
E una miglioria l’avrà anche il simbolo tradizionale, il “Diavolo nero”. Si racconta che Gozzi, in una notte di tormento, abbia visto il suo “Diavolo nero” grosso, molto grosso, che lo beffeggiava, perché non voleva perdere. Lo aveva quasi assalito, un incubo. Cosicché Gozzi ha subito pensato di ridimensionare il grande Diavolo e farne un diavoletto più bravo, dolce accattivante. Davvero un colpo da Cavaliere del Lavoro.










































































