Grosso replica a Serafini

“Chi ha problemi con se stesso e con le proprie scelte dovrebbe almeno evitare di

scaricare responsabilità personali su altri, perché, senza scomodare la psicologia, rischia di entrare a pieno titolo nella aneddotica della volpe e l’uva, con l’aggravante specifica che l’uva non era troppo in alto per la propria portata, ma per il proprio coraggio, che ha impedito di allungare il braccio”.
Così replica l’assessore alla cultura del Comune di Genova Barbara Grosso alle critiche espresse dall’ex assessore comunale Elisa Serafini attraverso il suo profilo Facebook.
“Dell’assessore Serafini, scelto e accompagnato dal Presidente Toti e dal Sindaco Bucci, nella speranza, andata delusa, di aver trovato per la politica un talento creativo - continua Grosso - ricorderemo con qualche perplessità alcune iniziative certamente rumorose, diciamo di un genere culturale nuovo: le liti. Lite con il Premio Paganini, con dimissioni del Presidente, lite con promotori del Museo Villa Croce, usato dall’assessore come luogo per sagre ultrà della salamella.
Ricorderemo anche un Capodanno di un certo successo, pagato con soldi pubblici, mentre quello di quest’anno, uguale costo, verrà interamente pagato dagli sponsor. Ma si sa, i veri intellettuali non parlano di denaro.
Ricorderemo anche che dopo oltre un anno, all’epoca delle sue dimissioni, il Ducale non era riuscito ancora ad avere un direttore, oggi per fortuna arrivato.
Parlare di città triste e piagnucolosa da parte di chi da questa città ha avuto chance certamente superiori ai suoi meriti – sottolinea ancora l’assessore Grosso – risulta un po’ offensivo per chi, a differenza della Serafini, è rimasto in trincea a cercare di cambiarla questa città, e non a giudicarla da qualche terrazzo radical chic o durante un viaggetto in BlaBlaCar, perché i taxi sono troppo chic.
Chi ha avuto l’occasione di dare il proprio contributo in prima fila e senza spiegazioni, ma con fumose motivazioni, valide solo per la propria coscienza e non certo per la verità, ci ha rinunciato, non può che accusare se stessa.
I numeri danno ragione a chi sta lavorando per cambiare Genova, non a chi ama criticarla non sentendosi all’altezza del cambiamento stesso.
Si diverta la Serafini al Capodanno che abbiamo organizzato – conclude Barbara Grosso – sempre che la piazza non le produca un rigurgito psicoanalitico di critica. Forse è meglio che la guardi anche stavolta da qualche terrazzo. Per criticare il giorno dopo”.

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