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Pistole spara-lazo in prova al Comune di Genova, le precisazioni della società fornitrice

La presentazione della Bolawrap a Palazzo Tursi

A seguito del nostro articolo pubblicato lo scorso 9 settembre (leggi), Danila Maffei, amministratrice di Defconservices, società che ha fornito a titolo gratuito e sperimentale le Bolawrap (le pistole spara-lazo) al Comune di Genova, precisa quanto segue (lettera originale):

“Nell'articolo - si legge nella smentita - viene richiamata una vicenda giudiziaria accaduta nel 2010 a me e al mio consulente Alessandro Bon. All’epoca finimmo entrambi agli arresti con l’accusa di traffico d’armi destinate all’Iran, fummo incarcerati e processati. E fino a qui le notizie, sia pur in modo generico, sono corrette.
Quello che il signor Terrile ha dimenticato di riportare è che la sottoscritta Danila Maffei da quelle accuse è stata totalmente scagionata, ed è stata assolta al termine del processo per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste.
Insomma Danila Maffei era ed è a tutt’oggi una persona totalmente estranea alle accuse che le erano state mosse. Una persona giudicata innocente”.
“A prova di tutto ciò - prosegue la nota - non vi è solo la mia assoluzione ma la condanna dello Stato chiamato a un risarcimento ingente nei miei confronti per ingiusta detenzione. Cito il fatto che sia un risarcimento ingente per sottolineare come sia stata riconosciuta l’enormità dell’errore commesso nei miei confronti.
Per quanto riguarda Alessandro Bon poi, la vicenda è parallela e uguale alla mia, con la sola differenza che i tempi del suo processo sono stati meno celeri, e dopo una condanna in primo grado, durante il processo di secondo grado si è visto dichiarato innocente, per avvenuta prescrizione dei reati che gli erano stati contestati.
Questo dovrebbe già essere sufficiente, perché Bon non è stato condannato in via definitiva ma solo in primo grado, e l’avvenuta prescrizione lo rende poi innocente di fronte alla legge.
Ma Alessandro Bon, come me, era del tutto estraneo ai reati che ci erano stati contestati”.

 

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