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M5S, Beppe Grillo attacca i suoi ex seguaci: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”

Beppe Grillo

 

Beppe Grillo torna a colpire il Movimento 5 Stelle con un duro affondo affidato al suo blog. In un lungo editoriale, il fondatore del M5S traccia un bilancio fortemente critico dell'evoluzione della forza politica da lui creata, accusandola di aver smarrito la propria identità e quella "diversità" che ne aveva decretato il successo agli esordi. Per il comico partito da piazza Martinez si tratterebbe del «solito film, il nuovo che diventa vecchio», con i rivoluzionari che finiscono per adattarsi alle logiche del potere e delle istituzioni. 

La riflessione, tuttavia, va oltre la crisi del Movimento. Per il comico genovese, il disagio sociale e politico che aveva favorito la nascita del M5S è ancora presente e continua ad alimentare la distanza tra cittadini e istituzioni. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», osserva, denunciando un modello occidentale che, pur richiamandosi ai principi della democrazia e dei diritti, sarebbe sempre più condizionato dagli interessi del capitalismo. 

Nel suo intervento Grillo rivendica le principali battaglie storiche del Movimento: dal reddito di cittadinanza al limite dei due mandati, dalle restituzioni degli stipendi alla democrazia diretta, fino alla transizione ecologica. Temi che, a suo giudizio, sono stati progressivamente svuotati di significato, trasformandosi in «slogan da pronunciare nei convegni e dimenticare dopo il buffet».

Ampio spazio è dedicato anche alle sfide del presente. Sul tema dell'immigrazione, Grillo sostiene che il dibattito sia ormai polarizzato tra chi parla soltanto di invasione e chi, al contrario, nega l'esistenza del problema. In mezzo, osserva, restano cittadini e migranti, accomunati da una crescente fragilità sociale. La politica, aggiunge, dovrebbe tornare ad ascoltare le persone e offrire risposte concrete per evitare nuove tensioni.

Tra i capitoli più articolati figura quello dedicato all'intelligenza artificiale. Grillo si interroga sulle conseguenze economiche dell'automazione e del lavoro svolto sempre più da algoritmi e macchine. La ricchezza prodotta dalle nuove tecnologie, sostiene, non potrà restare concentrata nelle mani di pochi colossi digitali: per questo propone che le grandi aziende tecnologiche contribuiscano a finanziare forme di reddito universale. «Non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione», afferma.

L'intelligenza artificiale, secondo Grillo, trasformerà profondamente anche il sistema sanitario, dalla diagnosi alla ricerca scientifica. Per questo invita a riflettere su chi controllerà gli strumenti digitali e gli enormi patrimoni di dati sanitari, affinché prevalga l'interesse pubblico e non quello economico.

Non manca poi una critica al cosiddetto "capitalismo della sorveglianza". Le grandi piattaforme digitali, osserva, conoscono ormai abitudini, spostamenti e preferenze dei cittadini meglio delle istituzioni. Da qui la richiesta di restituire alle persone il controllo dei propri dati personali, affinché possano essere utilizzati per finalità collettive e non esclusivamente commerciali.

In chiusura, Grillo torna sul principio della democrazia diretta, uno dei pilastri originari del Movimento. Grazie alle tecnologie digitali, sostiene, sarebbe oggi possibile garantire una partecipazione continua dei cittadini alle decisioni pubbliche, riducendo il peso della delega politica.

Il messaggio finale è una severa autocritica nei confronti del percorso compiuto dal Movimento 5 Stelle. «Il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso», conclude Grillo. Le questioni che avevano dato vita al progetto politico, però, «sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere».

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