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Il rischio che corrono i nominati nel listino

Giovanni Toti e Ilaria Cavo, nel listino del presidente nel 2015

Essendo troppo stretti i tempi per l’approvazione della riforma elettorale, il termine ultimo è il 20 gennaio, con molta probabilità alle prossime elezioni liguri si andrà a votare con l’attuale legge, il cosiddetto Tatarellum.
La norma ideata nel 1995 dal deputato Pinuccio Tatarella (AN) prevede un listino del presidente composto da sei persone, scelte direttamente dai leader della coalizione in proporzione alle percentuali dei partiti (nel 2015 entrarono Stefania Pucciarelli, Sonia Viale, Ilaria Cavo, Giacomo Giampedrone, Giovanni Berrino, Andrea Costa; nel 2020 dovrebbero andare 3 alla Lega, 1 FdI, 1 FI, 1 Liguria Popolare, Toti ha detto che rinuncia), che, in caso di elezione del presidente capolista, entrano direttamente in Consiglio regionale senza dover essere eletti dai cittadini, una bella scorciatoia per evitare la dura e costosa campagna elettorale.
Il listino è stato pensato come premio di maggioranza per garantire la governabilità alla coalizione vincente. Ma prevede anche una ripartizione dei seggi, tra vincitori e sconfitti, qualora la maggioranza dovesse raggiungere percentuali bulgare.
Quindi: se la maggioranza vince le elezioni con un'alta percentuale, scatta un meccanismo di tutela delle minoranze. Se le liste provinciali ottengono già da sole un numero di seggi pari alla metà del totale complessivo dell'assemblea (evento che si verifica, tenuto conto di una certa approssimazione dovuta al gioco dei resti, quando le liste di maggioranza abbiano ottenuto più del 62,5% dei voti), non vi è nessun premio di maggioranza, anzi scatta una specie di correzione minoritaria: gli scranni originariamente riservati alla quota maggioritaria vengono divisi a metà, la prima parte corrispondente ai candidati del listino regionale vincitore meglio iscritti in elenco, e la seconda parte distribuiti proporzionalmente alle minoranze nel collegio unico regionale e quindi, di rimando, nelle liste circoscrizionali.
Essere nel listino non garantisce quindi l’automatica elezione in Consiglio regionale, anche se il rischio maggiore lo corrono coloro che sono posizionati dal quarto al sesto posto. E vincere con un'ampia maggioranza potrebbe essere inutile, perché vorrebbe dire cedere qualche seggio ai perdenti.

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