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Scintille fra Telenord, San Martino e giornalisti

Succede che il 5 gennaio scorso Telenord manda in onda un’inchiesta sulle condizioni dell’ospedale San Martino. Il servizio, realizzato dal giornalista Michele Varì e intitolato “Malati abbandonati nei corridoi, così a San Martino muore la speranza”, non piace ai vertici dell’ospedale, che lo bollano in un comunicato congiunto come “fake news”.
Visto che Telenord tarda a pubblicare la nota dell’ospedale, interviene la portavoce del governatore Toti, Jessica Nicolini, che al direttore dell’emittente, Paolo Lingua, chiede se “c'è un motivo giornalistico per cui viene negato il diritto di replica”.
La cosa rimbalza sui social. Marco Preve, giornalista di “La Repubblica” su Facebook pone questa domanda: “ma come diavolo si permette la portavoce del presidente Toti di telefonare al direttore di una testata, Paolo Lingua di Telenord, per fare delle “pesanti pressioni”, come ha ribadito lo stesso Lingua?”.
Al post di Preve arrivano diversi commenti, alcuni difendono la giornalista, altri la attaccano duramente, come quello che recita: "culetto in vendita, Jessica Rabbit, ex giornalista, sbruffona"; tanto che la Nicolini sul social replica: “ecco alcuni commenti emersi dalla simpatica gogna mediatica messa in campo ingiustamente contro di me su accuse completamente false solo per aver fatto il mio lavoro. Arriverà il tempo della verità e sarà bellissimo!”.
Il servizio dell’emittente diventa così un caso che coinvolge sanità, giornalismo e politica. Chi ne uscirà meglio?

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