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Politica, borsino della settimana

In senso orario: Costa, Bagnasco, Toti, Mulè, Pucciarelli, Olivari, Biasotti, Vinacci

Il borsino della politica di questa settimana.

ANDREA COSTA
L’inaspettata nomina dell’ex consigliere regionale a sottosegretario alla Salute è sicuramente la notizia della settimana. Alle scorse regionali ha cercato la riconferma candidandosi con l’accoppiata Forza Italia-Liguria Popolare, ma non è riuscito a salvare lo scranno popolare. Visto che per oltre tre anni ha fatto da stampella alla giunta Toti, che in quel periodo aveva solo un voto in più, si pensava ad una sua promozione ad assessore. Ma la contaminazione politica con gli azzurri evidentemente non è piaciuta ai piani alti di piazza De Ferrari. Il riconoscimento, e ancora più grande, per il suo lavoro adesso gli arriva da Maurizio Lupi, suo mentore nazionale. E il governatore Toti, che è anche assessore alla Sanità, ritrova la sua stampella.

CARLO BAGNASCO
Settimana colorata per il sindaco ruentino e coordinatore ligure di Forza Italia. La sua giunta ha approvato il “Piano del colore”: tutti gli interventi di coloritura delle facciate di Rapallo adesso devono avere il nulla osta del Comune. “Basta arlecchinate”, ha commentato il primo cittadino. Da leader regionale dei forzisti alla Spezia ha dato una mano di bianco, nominando l’ex presidente dei bianchi dello Spezia Calcio, Giovanni Grazzini, commissario degli azzurri. Poi, con la nomina di Mulè e Costa a sottosegretari, ha contribuito a dare un po’ di azzurro nella Liguria arancione di Toti. Pinturicchio o Tintoretto? Un capolavoro, comunque.

GIOVANNI TOTI
Zero tituli al governo: nessun ministro e nessun sottosegretario per Cambiamo. Eppure il leader arancione si era mosso bene nei palazzi capitolini ed era riuscito ad allargare la sua squadra di parlamentari, portandola a 13 (10 deputati e 3 senatori). La fusione con il movimento guidato dall’ex grillino Gianluca Rospi gli ha anche permesso di costituire un gruppo alla Camera, Cambiamo-Popolo Protagonista. Ma non è riuscito a diventare protagonista della scena romana. Malgrado l’aiuto di Rospi, non è diventato principe del Parlamento.

GIORGIO MULE’
Il portavoce dei parlamentari di Forza Italia è stato nominato sottosegretario alla Difesa, ruolo che condivide con la leghista Stefania Pucciarelli. Ex direttore di Panorama e fedelissimo di Silvio Berlusconi, che lo ha paracadutato nel collegio del Ponente per farlo eleggere alla Camera, il giornalista ha giocato più in attacco piuttosto che in difesa. Anche quando il suo avversario politico è stato Giovanni Toti. 

STEFANIA PUCCIARELLI
La senatrice della Lega eletta alla Spezia, terra particolarmente fertile in questo momento per la politica che conta - di qui sono pure il ministro Andrea Orlando e il sottosegretario Andrea Costa - è stata nominata sottosegretario alla Difesa, come Giorgio Mulè. Tutti la ricordano con il burqa in Consiglio regionale nel giorno della Festa delle donne. Ma oggi si deve occupare di un'altra difesa. Tutt’altra cosa.

FRANCESCO OLIVARI
Il sindaco di Camogli si trova ad affrontare un’emergenza mai vista. Lo sgretolamento della falesia su cui poggiava ha provocato il crollo di una porzione del cimitero cittadino. Circa duecento feretri sono scivolati in mare. Televisioni e giornali hanno diffuso immagini alquanto macabre: bare che navigano nel Golfo Paradiso e resti umani dilanianti dai gabbiani. Purtroppo non è un video horror di Michael Jackson. E neppure un film di Alfred Hitchcock.

SANDRO BIASOTTI
Tutto è nato da lui. Se il senatore forzista non avesse ceduto i suoi sei mila metri quadri di San Benigno a Esselunga, oggi non si parlerebbe di aprire un nuovo centro commerciale sotto la Lanterna. La giunta Bucci ha poi fatto il resto, approvato la modifica del PUC che autorizza l’uso commerciale dell’area. Il vecchio accordo stipulato con la Commerciale Dora, società riconducibile a Esselunga, prevedeva un bonus di 1,5 milioni di euro a favore del Gruppo della famiglia Biasotti in caso di rilascio da parte del Comune di Genova delle autorizzazioni necessarie all'acquirente per poter fabbricare. Com’è finita? 

GIANCARLO VINACCI
Secondo l’ex assessore allo Sviluppo economico della giunta Bucci è in atto una svolta all’interno di Forza Italia: “non più veline nei posti chiave, ma persone competenti”. Per avvalorare la sua tesi, cita la recente nomina dei sei (su 39) sottosegretari azzurri nel governo Draghi. Ebbene, quattro di questi (Mulè, Sisto, Fratin e Battistoni) sono a capo di dipartimenti di Forza Italia (il governo-ombra di Berlusconi). Lo stesso Vinacci ne guida uno, Innovazione e Sviluppo. Ma per lui il sottosegretariato non è arrivato.

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