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Toti alle prese con l’abbondanza di arancioni

Giovanni Toti

Si sapeva già, ma la convention romana è stata la prova del nove: il governatore Toti ha tanti seguaci nella sua regione.
Molti dei 1.500 presenti al Brancaccio sono infatti partiti dalla Liguria. Alcuni di loro hanno già un incarico pubblico: sono sindaci, assessori, consiglieri, presidenti o membri del consiglio di amministrazione di aziende partecipate. Altri sperano di averlo. In pochi non sono interessati ad averlo, si definiscono militanti per passione che però in qualche modo vogliono essere gratificati.
Il prossimo anno ci saranno le elezioni regionali. I palazzi di via Fieschi e Piazza De Ferrari sono le mete ambite da tutti, sia da chi già ci sta e non vuole perdere il posto, sia da chi si sta impegnando nei comuni e nei municipi guadagnando 7-8 volte meno rispetto ai colleghi regionali.
L’esercito totiano è molto numeroso, perché agli arancioni si sono aggiunti azzurri e fratelli (d’Italia). I big scalpitano: vogliono avere la certezza di essere candidati, possibilmente nel listino. Anche dal basso si spinge. Ma sono troppi. Accontentare tutti è quasi impossibile, anche per un mediatore abile come Toti.
Allora per alcuni occorre eliminare la concorrenza dell'ultima ora. Per loro vale il motto "meno siamo e meglio stiamo". Non la pensa però così il loro leader.
Mentre per gli arancioni è nato il problema del sovrappopolamento, in Forza Italia e Fratelli d’Italia si pensa (con gioia) a come rimpiazzare quelli che se ne andranno in caso di scissione. Perché gli spazi non si possono lasciare vuoti. 

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