Il coraggio di conoscere

"Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza", così ci avverte il sommo poeta.


Ma cos’è la conoscenza? Essa è tutto ciò che abbiamo è l’unico modo per essere indipendenti, anche quando siamo subordinati a qualcosa o a qualcuno, l’unica via per essere liberi, noi siamo quello che conosciamo.
La cultura è una responsabilità, è prendere consapevolezza di doversi migliorare, di progredire, di andare oltre ciò che abbiamo acquisito solamente per sentito dire, andare al di là dei nostri sensi e dei nostri istinti, di sviluppare un pensiero critico e non accontentarsi mai.
Cultura è l’ambizione di dare un contributo, seppur piccolissimo, attraverso il sapere individuale, cultura è lasciare comunque il segno…
Cultura è curiosità, non fermarsi all’apparenza delle cose, ma cercare di capirne l’essenza, è ”il desiderio di capire quello che non si è capito e di capire ancora meglio quanto si è già capito”, voler conoscere per il semplice fine di arricchire quel piccolo bagaglio che ci accompagna per tutta la vita.
Cultura è sete, è uno stile di vita che scegliamo per noi stessi e per aprire la mente al cambiamento, alle nuove idee ed a nuovi orizzonti, alla diversità e soprattutto al confronto. Perché è meglio restare della propria idea conoscendo anche opinioni contrarie alla nostra, che ostentare le nostre convinzioni nell’ignoranza.
Cultura, è passione: passione per ciò che si studia e trovare piacere nel farlo.
Uno su tutti, Edoardo Boncinelli, nel suo libro “Noi siamo cultura” rende accessibile il sapere tecnico-scientifico a tutti, combinandolo con elementi umanistici.
Ed è con l’utilizzo di questi diversi argomenti che l’autore si pone una domanda fondamentale: la nostra natura è quella di appagare la sete di sapere, ma il sapere scientifico, oggettivo e razionale, o il sapere umanistico, istintivo impulsivo e soggettivo?
Continuamente affermiamo che il progresso scientifico sta inaridendo le nostre anime e sta portando via tutto ciò che c’è di più umano a questo mondo.
Ed proprio in questi momenti che abbiamo necessità di un "supplemento di anima", espressione del filosofo francese Henri Bergson (Nobel 1927).
La cultura scientifica e quella umanistica contribuiscono in egual modo all’interpretazione della realtà ed entrambi ci offrono i mezzi per comprenderla.
L’ideale, certo, sarebbe un'alleanza tra scienziati, filosofi, artisti, economisti, giuristi e politici: in questo modo, oltre al progresso tecnico-scientifico può avvenire un progresso morale e spirituale che sembra stia regredendo a causa di quello scientifico.
Il sapere è perciò qualcosa di unico, non riducibile ad una semplice distinzione di argomenti filosofici da quelli biologici o quelli letterari da quelli informatici ecc.
E’ bene “sapere un po’ di tutto” ed avere il coraggio di conoscere poiché attraverso la conoscenza, si ottengono degli occhi nuovi e maggiormente consapevoli per osservare la realtà.
E molto spesso la realtà è meno bella dei sogni e non così grandiosa come la immaginavamo.
Ed allora viva Orazio: "Sapere aude!", uomini liberi che hanno il coraggio di conoscere.

Ubaldo Borchi

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