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Tito Ceccherini dirige i Carmina Burana di Carl Orff con orchestra, coro e voci bianche del Carlo Felice

Tito Ceccherini

 

È uno dei brani sinfonico-corali più noti in assoluto a costituire il programma musicale del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro Carlo Felice: mercoledì 25 marzo alle ore 20.00 la Sala del teatro genovese ospiterà infatti i Carmina Burana di Carl Orff, affidati alla direzione di Tito Ceccherini, interprete di riferimento per il repertorio del Novecento e contemporaneo, sul podio dell’Orchestra dell’istituzione musicale genovese insieme al Coro e al Coro di voci bianche, preparati rispettivamente da Claudio Marino Moretti e Gino Tanasini; voci soliste il soprano Katrina Galka, il controtenore Owen Willetts e il baritono Daniele Terenzi. In vendita gli ultimi posti disponibili.

Per gli abbonati alla Stagione Sinfonica 2025-2026 il concerto costituisce il recupero di “Berio 100”, annullato lo scorso novembre per motivi tecnici legati a urgenti lavori di sicurezza del teatro.

 

Composti tra il 1935 e il 1936, i Carmina Burana rappresentano il primo e più celebre capitolo della trilogia teatrale di Carl Orff Trionfi. Il titolo fa riferimento a una raccolta di testi poetici medievali, rinvenuti nel monastero bavarese di Benediktbeuern, che riuniscono canti goliardici, liriche d’amore e inni al vino e alla primavera. Orff seleziona e organizza questi materiali in una struttura fortemente teatrale e simbolica, costruita attorno alla figura della Fortuna, divinità capricciosa che governa il destino umano. Il celeberrimo coro iniziale e finale, “O Fortuna”, incornicia l’intera composizione come una ruota che gira incessantemente, richiamando la ciclicità della vita, del desiderio e della sorte. Il brano si articola in tre grandi sezioni – “Primo vere”, “In taberna”, “Cour d’amours” – che raccontano, con linguaggio diretto e immediato, le pulsioni fondamentali dell’esistenza: la gioia della rinascita primaverile, l’ebbrezza dei sensi, l’esperienza dell’amore e della passione.

Dal punto di vista musicale, i Carmina Burana segnano una netta presa di distanza dalle avanguardie del primo Novecento: Orff costruisce un linguaggio personale fondato su ritmo, ripetizione e forza percussiva, privilegiando strutture essenziali, cellule melodiche incisive e una scrittura corale di grande impatto. L’orchestra è trattata in modo percussivo, con un ruolo centrale affidato alle percussioni e al pianoforte, mentre il coro diventa il vero protagonista della scena sonora, ora compatto e monumentale, ora agile e teatrale. La vocalità solistica si inserisce in questo contesto con caratteri fortemente differenziati: lirica e luminosa nel soprano, spesso acrobatica e virtuosistica; ironica e grottesca nel controtenore; più lirica e narrativa nel baritono, che incarna le diverse sfumature del desiderio e della seduzione.

Carmina Burana sono quindi considerati un rito collettivo in cui musica, parola e ritmo si fondono in una esperienza. L’uso del latino medievale e del tedesco antico contribuisce a creare una distanza temporale che, paradossalmente, rende il messaggio ancora più universale. I temi affrontati – il destino, il piacere, la precarietà della condizione umana – parlano infatti con straordinaria immediatezza al pubblico contemporaneo.

Il successo duraturo dell’opera, fin dalla sua prima esecuzione a Francoforte nel 1937, risiede proprio in questa capacità di coniugare arcaico e moderno, semplicità formale e potenza espressiva, in una scrittura che coinvolge direttamente l’ascoltatore.

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