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Macbeth, al Carlo Felice il male secondo Verdi tra destino e ossessione

Il Macbeth allestito al Teatro di Pisa (ph. Kiwi)

LE INTERVISTE DI GENOVA3000  

Sangue, streghe, potere, vendetta e destino. Sono gli ingredienti oscuri e magnetici di Macbeth, il capolavoro di Giuseppe Verdi tratto dalla tragedia di William Shakespeare, che debutta al Teatro Carlo Felice di Genova venerdì 15 maggio. Il nuovo allestimento resterà in scena fino al 24 maggio, secondo la formula ormai consolidata dei due weekend consecutivi.

Sul podio salirà Sesto Quatrini, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice preparato da Claudio Marino Moretti. La produzione genovese adotta la versione parigina del 1865, nell’edizione critica curata da David Lawton, comprendendo anche i ballabili, scelta che introduce significative differenze rispetto agli altri teatri coproduttori e che ha influenzato anche il lavoro registico.

In scena si alterneranno George Gagnidze e Stefano Meo nel ruolo del protagonista, accanto a Jennifer Rowley e Caterina Meldolesi come Lady Macbeth. Completano il cast Gianluca Buratto e Abramo Rosalen nel ruolo di Banco, Giulio Pelligra e Vasyl Solodkyy come Macduff, Leonardo Cortellazzi nel ruolo di Malcolm e Kamelia Kader come Dama di Lady Macbeth.

Il nuovo allestimento è firmato da Fabio Ceresa, con scene di Tiziano Santi, costumi di Giuseppe Palella e luci di Cristian Zucaro. La produzione nasce dalla collaborazione tra numerosi teatri italiani, tra cui il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro Galli di Rimini, il Teatro Pavarotti-Freni di Modena e il Teatro Valli di Reggio Emilia, confermando una rete produttiva sempre più centrale nella lirica nazionale.

Composto nel 1847 per il Teatro della Pergola di Firenze e profondamente rivisto nel 1865 per Parigi, Macbeth rappresenta uno snodo decisivo nel percorso artistico di Verdi. È un’opera che rompe molte convenzioni dell’opera italiana dell’epoca: non c’è una vera vicenda amorosa, mentre tutto ruota intorno all’ambizione, alla colpa e alla disgregazione interiore dei protagonisti. La musica diventa teatro puro, scavando nella psicologia dei personaggi con una forza drammatica straordinaria.

Le streghe, elemento centrale della tragedia shakespeariana, assumono qui un ruolo quasi strutturale: non semplice coro, ma presenza inquietante e onnipresente, capace di guidare gli eventi come una forza invisibile. Verdi costruisce così un mondo sonoro fatto di contrasti improvvisi, ombre, tensioni e allucinazioni, anticipando il linguaggio del suo teatro più maturo.

Proprio su questa dimensione si concentra la lettura di Fabio Ceresa, che interpreta la vicenda come una riflessione sul rapporto tra libero arbitrio e destino. «La sorte degli uomini è affidata al caso oppure a un destino già scritto?» si chiede il regista. Nel suo allestimento, Macbeth e Lady Macbeth diventano figure imprigionate in un disegno superiore governato dalle streghe, entità che manipolano il tempo e la realtà come invisibili burattinaie. Lo spettacolo alterna quindi elementi concreti e visioni astratte, costruendo un universo sospeso tra materia e metafisica.

La prima di venerdì 15 maggio sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3 con la conduzione di Valentina Anzani. Parallelamente il Carlo Felice conferma anche il proprio percorso divulgativo, con incontri introduttivi all’Auditorium Montale e guide all’ascolto curate dagli allievi del Conservatorio Paganini prima di ogni recita. Un’occasione per accompagnare il pubblico dentro uno dei titoli più cupi, moderni e affascinanti dell’intero catalogo verdiano.

“Macbeth - dichiara il sovrintendente Michele Galli - è titolo di svolta nel percorso verdiano, apice dei cosiddetti “anni di galera”, sguardo verso il futuro per scavo interiore dei personaggi e dominio della parola scenica. Il soggetto shakespeariano e la sollecitazione di una partitura più volte rivista richiedono un equilibrio preciso tra componente musicale e costruzione scenica. In questa strada va il progetto di questo allestimento, in cui i richiami suggestivi alla tradizione dei sontuosi costumi di Giuseppe Palella, si intrecciano alla visione contemporanea delle scene di Tiziano Santi e alla regia attenta ai dettagli e agli interpreti di Fabio Ceresa in sintonia con la direzione di Quatrini che stiamo apprezzando durante le prove di queste settimane. La scelta di aderire a una virtuosa coproduzione tra alcuni dei più importanti teatri di tradizione italiani, dimostra la capacità di dialogo del Carlo Felice e la volontà di mantenere il bilancio in equilibrio, scegliendo alcuni fra i più importanti artisti creativi del panorama operistico odierno”.

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