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Genoa, America e Germania insieme per evitare una sciagura calcistica

Da sinistra: Alexander Blessin, Adam Weiss, Juan Arciniegas e Josh Wander. Nel riquadro, Vittorio Sirianni

In questa imprevedibile crisi genoana, mai vissuta in tanti anni così profonda, hanno dovuto scomodarsi persino l’America e la Germania per dare una mano a questa sciagurata compagnia calcistica.

Dice il maligno: “Ora, stai a vedere che arriveranno anche Biden e Merkel per dare un aiuto…”.

Battute a parte, è vero che ormai il rossoblù si è tinto di “stelle e strisce” e di “sturm und grand” (“forza e coraggio”, come diceva il movimento romantico tedesco).

Peccato che ormai la “genoanità” si stia perdendo, ma d’altra parte il calcio si è internazionalizzato e anche il Grifo (come altre otto società italiane) è diventato straniero.

Entrando nel merito di questa nuova e imprevedibile situazione (mai avremmo pensato che a Pegli si sarebbe parlato solo tedesco), ve detto che, al di là di ogni sensazione, dopo la prima gara firmata Blessin, si è avuto come un momento di respiro, vedendo la squadra rigenerata, con una maggior voglia di fare e con una certa determinazione mai vista prima. Dunque, un momento di speranza che le cose stiano mettendosi al meglio.

Sia chiaro: al popolo rossoblù va raccomandato di non entrare subito in trionfalismi e nella certezza che ormai tutto sia a posto. Si conosce la caratteristica psicologica dei genoani: grandi immediate esaltazioni, improvvise forti depressioni. Lo psicologo (in questo caso il coach-analyst Tonda Exert) parlerebbe di “bipolarità spinta”.

Blessin ha portato con sé, questo va detto, la forza e il coraggio di una educazione tedesca: basta vederlo come si muove fisicamente, come accenna a reagire, come sa urlare (ricordate Trapattoni?).

E soprattutto come sembra (diciamo ancora sembra) aver gettato ai suoi giocatori quel carisma che è tipico dei tecnici europei, quelli insomma che hanno esperienza in società di calcio internazionali.

Da questo punto di vista la scelta di Spors è stata giusta: aver “svoltato” rispetto ai tecnici italiani (pensate, Preziosi, in due anni, ne aveva trovato nove…) per altro, almeno quelli arrivati al Genoa, parecchio modesti e solo alla ricerca di un posto e di uno stipendio (a parte Gasperini), verso nomi che conoscono il mondo europeo, con la speranza che se questo percorso scelto dai tedesco-americani costruirà una squadra gradualmente competitiva e potrà arrivare a traguardi di altro livello.

Naturalmente, perché queste idee vengano realizzate ci vuole tempo e pazienza. Ecco perché, oggi, il tempo per rimanere in massima serie è limitato: per fortuna i tifosi, come hanno dimostrato sabato, stanno capendo quello che Spors e Blessin hanno in testa e, forse per la prima volta, accetteranno di aver pazienza.

Purtroppo il calendario è difficile, però dopo la trasferta di Roma, ci saranno Salernitana e Venezia. Se i rossoblù seguiranno i consigli di Blessin: “Come un branco di lupi, aggredire, correre e difendersi” e ancora “se uno perde la palla deve riprenderla in 8 secondi, per poi arrivare in area avversaria in 5 secondi…” chissà che non si riesca a vedere un nuovo Genoa.

Sinceramente sembra di essere caduti su un altro pianeta a sentir parlare di “Gegenpressing”, abituati come siamo stati a vivere partite alla moviola.

Dunque, massima attenzione, niente trionfalismi, piedi a terra e la speranza che Spors, Blessin, Exert, Desghacht e qualche altro scovato nelle nebbie dell’Est tedesco, ridiano al Genoa quello splendore che manca da tempo immemorabile.

Vittorio Sirianni

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