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Cosa sta succedendo al Grifo?

Vittorio Sirianni

Pensiamo sia giunta l’ora di capire veramente cosa stia succedendo al Grifo e come il vecchio pianeta rossoblù stia vivendo questa strana (per ora) telenovela.

Nel momento in cui tutto va male (o quantomeno non bene) - con i soliti infortuni, con i miseri due punti raccolti, con la fortuna che continua a voltare le spalle e con gli arbitri che sembrano più generosi con gli avversari - proprio in un frangente così delicato, dal quale si cerca in ogni modo di uscire, arriva finalmente una “mano dal cielo”: un sacrosanto rigore a tempo quasi scaduto.

Finalmente, si sospira, un pizzico di buona sorte. Ma che accade? Che un quasi dimenticato giocatore (peraltro atleta eccellente e dal piede educato) sbaglia la massima punizione, facendo ricadere il Grifone nella convinzione che questo sia un anno particolarmente nero.

È chiaro che non si vuole giustificare il momento difficile appellandosi al destino o al caso; tuttavia, qualche pensiero di tipo “paranormale” verrebbe quasi spontaneo sottolinearlo.

Purtroppo, c’è una realtà da verificare, ed è una realtà che comincia a preoccupare. Non è facile spiegare perché cinque attaccanti, che pure sanno segnare, da quando vestono la maglia rossoblù non riescano più a farlo.

Così come non è semplice comprendere come una squadra ben impostata come quella dello scorso anno (cambiata poco) si sia improvvisamente disunita proprio in ciò che era la sua caratteristica principale: la coesione, la consapevolezza di essere un vero gruppo, con ognuno nel proprio ruolo.

E quindi è ora che il nostro beneamato Vieira venga messo sotto osservazione. Da quando è arrivato non ha mai ricevuto una critica, un appunto, un rilievo tattico. Nulla.

Ci deve, per esempio, spiegare perché l’eccellente equilibrio che caratterizzava la squadra in passato sia scomparso. Ricordiamo la sua idea iniziale e vincente: una punta centrale con due esterni di qualità e con Pinamonti, tanto contestato all’inizio ma poi rimpianto da tutti.

Oggi, dalla metà campo in su, non accade più nulla. E allora perché il caro Vieira ha deciso di cambiare impostazione, affiancando due punte (come Ekuban e, soprattutto, Ekhator, che si è dimostrato l’unico vero attaccante, l’unico ad aver anche solo tentato il gol)?

E ancora: deve spiegarci, Vieira, perché certi suoi “pallini” tattici - come l’insistenza su Colombo - continuino, pur non funzionando. Con la conseguenza di metterli tutti in campo per poco tempo senza accontentare nessuno e con risultati negativi.

Insomma, è il momento della verità. Anche per la società, colpevole di aver incassato un sacco di soldi (circa 60 milioni) e di aver speso quasi nulla. E ancora: gli acquisti, dopo certe strombazzate iniziali, si stanno rivelando ferri vecchi (visti i continui infortuni).

Naturalmente, guai ad abbassare la guardia: ci sono ancora le cosiddette “partite alla portata”, che però, finora, sembrano soprattutto alla portata degli avversari.

C’è possibilità e capacità di recupero, questo i tifosi lo sperano ancora. Ma ora pretendono qualche contropartita. Ecco perché società, giocatori e allenatore (soprattutto) devono impegnarsi a cambiare rotta. Assolutamente!

Vittorio Sirianni

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