Tifosi, la parola è vostra
Cosa starà studiando lo staff blucerchiato, durante questa sosta, per ripartire in maniera meno drammatica?
I nostri ‘tifosi illuminati’, Luigi Pinto e Massimiliano Bellini, sembrano annoiati e sicuramente un po’ frastornati per tutto quello che sta accadendo alla Samp. Tantoché si consolano discutendo con il terribile nemico Michel (genoano doc) che la storia blucerchiata è più vincente di quella genoana, anche nei derby.
È un modo per scaricarsi di quella certa insoddisfazione che li sta turbando da tempo. Stanno anche valutando quello che sentono dire sia dai dirigenti sia dai giocatori e dall’allenatore.
Ci sembra - dicono - di vivere sempre lo stesso giorno, sempre sconfitte, sempre le solite scuse, sempre i soliti errori e via dicendo.
A proposito di parole, il nostro vice opinionista Filippo, di ritorno da Milano dove era stato inviato dalla done society, ha chiesto che cosa significassero le parole di Foti: “Io non sono un uomo per la Sampdoria”. Ovviamente è una provocazione.
Ha perfettamente ragione Filippo. Anche noi ce lo siamo chiesti, a questa presa di coscienza dovevano seguire le dovute conseguenze.
- Non pensate che non sia tutta colpa del tecnico?
Certamente no, anche se noi abbiamo scelto, in due anni, sei allenatori, uno peggio dell’altro, visti i risultati.
- Ritenete che la società dovrà fare nuovi acquisti?
È il minimo che si deve fare: tre acquisti, uno o due difensori, un centrocampista e anche un attaccante. Altrimenti saranno sempre guai.
- Cose ne pensate dei vostri amici tifosi, non tutti, che vorrebbero disertare le gare, se si va avanti così?
- Potrebbe essere una soluzione, gli ultras pensano questo. In verità varrebbe la pena stimolare di più i dirigenti e rafforzare la squadra. Comunque, come alternativa, cerchiamo di venderla, ma a persone serie.
- Sareste d’accordo in un ritorno di Garrone? L’idea Mancini è svanita: Mancio se ne è andato in Arabia, altro che presidente blucerchiato.
Siamo, insomma, in una malinconica attesa. Importante, al momento, è che non sia ancora comparso il ‘maledetto maligno’.
Vittorio Sirianni
