Buccilli sul Giorno del ricordo

Nelle regioni dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia lo scatenarsi della prima

ondata di violenza cieca avvenne già nell’autunno del 1943, per poi trasformarsi in un disegno anessionistico che prevalse nel Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.
La memoria storica rileva come in allora si intrecciarono un giustizialismo sommario e tumultuoso, il parossismo nazionalista, diffuse rivalse di ordine sociale, un disegno di sdradicamento della presenza italiana che assunse poi i contorni di un’autentica pulizia etnica.
L’istituzione della solennità del Giorno del Ricordo testimonia come questi tragici avvenimenti siano parte integrante della nostra vicenda nazionale.
Non solo: devono essere perpetuati nella memoria collettiva e spiegati alle nuove generazioni.
Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza di teorie nazionalistiche e razziste, di una gretta visione particolare, dell’esaltazione dell’identità etnica.
Le prevaricazioni dei totalitarismi non sono riuscite a distruggere l’antica civiltà europea, che è fatta di umanità, rispetto per “l’altro”, solidarietà, fede nella ragione e nel diritto.
Anche con il contributo degli esuli istriani, fiumani e giuliano – dalmati l’Italia ha compiuto la scelta di identificare il proprio destino con quello di un’Europa che si è lasciata alle spalle odi e rancori, che ha deciso di costruire il suo futuro sul rifiuto di ogni forma di revanscismo.
Oggi le ferite provocate da quei terribili anni sono rimarginate in un’Europa unita, culturalmente ed economicamente dinamica; ma niente di quello che è stato faticosamente costruito può essere considerato per sempre acquisito.
Ancora oggi le ragioni dell’unità e del dialogo sono chiamate a prevalere su quelle della discordia e del pregiudizio.
Il fallimento dell’idea di un’Europa unita sarebbe un oltraggio alla memoria delle vittime che oggi ricordiamo e il cui sacrificio si rivelerebbe vano.

Gian Luca Buccilli
Vicesindaco di Recco

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