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Toti superstar, governatori più forti dei partiti

Giovanni Toti

Sulle sponde del Mar Ligure affonda l'unica intesa giallorossa in Italia sotto i colpi della corazzata Toti, e relativa lista del governatore con una squadra che ha saputo contrastare i cinque anni forse più difficili della storia ligure.

Toti, governatore quasi per caso nella Liguria dove veniva al mare e pensava si trovasse Novi Ligure, città alessandrina a dispetto del nome, vinse nel 2015 dopo e probabilmente per la lite a sinistra tra l'allora piddina Raffaella Paita e l'ex leader Cgil nonché già sindaco di Bologna ma ormai genovese, Sergio Cofferati. Insieme avrebbero vinto, invece il giornalista Mediaset mandato all'ombra della Lanterna facendo storcere il naso persino a qualcuno del centrodestra, vinse seppur con percentuale simile a quella ottenuta, in questa tornata, dal suo antagonista, collega giornalista del Fatto Quotidiano, Ferruccio Sansa.

Un pizzico di storia per riflettere sullo straordinario risultato totiano, tutto meritato, dopo aver superato, peggio che nella mitica trasmissione “Giochi senza frontiere”, tutti gli ostacoli che il destino pareva aver messo contro la Liguria, come se le avesse dichiarato guerra.

Un ciclone epocale e mareggiata da paesi caraibici, un autunno da allerta rossa continua e migliaia di litri di acqua gettati dal cielo come bombe, la tragedia immane e forse unica al mondo di ponte Morandi, poi l'incredibile Covid 19, il caos autostrade e pure un secondo ponte schiantato sulla A6. Un record di sventure che Toti, Giampedrone, Cavo & C, che mi scuseranno se non li cito per nome uno ad uno, hanno superato con fair play riconosciuto persino da una sinistra che ha governato la regione per un'eternità, tanto da credere, sbagliando, di poterla mantenere quasi per diritto acquisito.

Oltre al buon governo sul resto, soprattutto ad incidere sulla fortuna elettorale di Toti e la sua lista, primo partito in regione, è stata la ricostruzione di ponte Morandi. Straordinaria e forse destinata ad unicità nell'Italia dei lavori infiniti, interminabili e mai terminati causa corruzione, burocrazia, indecisioni politiche e un po' pure di demagogia ecologica.

Certo che ad aiutare Giovanni c'è stato l'amico e alleato Marco, nel senso di Bucci sindaco genovese. Una sorta di angelo custode per il numero uno che ha fatto il bis a De Ferrari. Manager e tecnico di spessore il primo cittadino di Genova. “Non sono un politico”, mi ha ribadito giorni fa intervenendo alla cena delle aquile dell'Aero Club di Genova, quando gli ho detto che per una volta la politica aveva fatto molto bene per il ponte.

Lavoro fatto dai due in accordo ed armonia. Iniziando da questo sito li ho definiti più volte con un termine che entrambi mi hanno detto di aver apprezzato: “gemelli del ponte”.

Ma al di là di tutto, in una regione ex rossa doc, la vittoria netta e piena, inconfutabile del centro destra, di un uomo mandato da Berlusconi, è una notizia.

Il centro sinistra non ha perso stavolta in quanto diviso ma ha mostrato le sue divisioni. Indeciso sul nome di Sansa fino al 90esimo, non ha certo favorito la pure appassionata, onesta e sentita campagna elettorale del figlio dell'ex magistrato ed ex sindaco Adriano. Che ce l'ha messa tutta, con coerenza, passando dalla redazione di un giornale seppure molto schierato alla politica.  

E' certo che Ferruccio, si sia d'accordo con lui o no, è persona che crede in quello che fa e dice. E la coerenza e la convinzione delle proprie idee sono valori di non poco conto.

A Giovanni Toti vanno fatti gli auguri di buon lavoro e i complimenti. La vittoria l'ha guadagnata con merito indubbio ed inconfutabile sul campo, con un lavoro attento, efficace che ha centrato i risultati che doveva. Tanto che la marea di voti che ha preso provengono pure da liguri che, in passato, votavano in altra direzione.

Gli uomini, i governatori, in Liguria come altrove, hanno superato i partiti. E questo non è male, li responsabilizza maggiormente.

Ed in questo senso ci stiamo statiuniticizzando. Rifletta Roma sui territori italiani, tanto diversi tra di loro, con caratteristiche e problemi diversi. Da gestire sul posto, in autonomia e non nel calderone romano che la grande vittoria del “si” ha dimostrato quanto sia il meno amato dagli italiani.

Dino Frambati

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