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E Biasotti ringraziera' Scajola

Sandro Biasotti - Claudio Scajola

Quando i telegiornali e i siti dei quotidiani hanno annunciato l'arresto di Claudio Scajola, in Forza Italia

è come se fosse scoppiata una bomba. Una bomba a orologeria, visto che è stata fatta deflagare alla vigilia delle elezioni europee.

I giuristi hanno cominciato a parlare di arresto esagerato. Visto che sono passati tanti anni dal presunto favoreggiamento all'ex deputato Antonio Matacera. Scajola ora è un privato cittadino. Non c'è il pericolo di reiterazione del reato e tanto meno di fuga. I politologi sono andati oltre. Risulterebbe che ad aiutare Matacena a fuggire in Libano sarebbe stato quello stesso personaggio che ora ha aiutato l'ex senatore Marcello Dell'Utri ad andare a farsi curare in Libano.

Si sa di chi è amico Dell'Utri. Se si collega la fuga di Matacena a quella di Dell'Utri, si può facilmente dedurre che Scajola era intervenuto (o meglio: sarebbe intervenuto su richiesta di qualcuno al quale non poteva dire di no). Insomma il bersaglio grosso sarebbe Berlusconi. Un brutto colpo per l'ex Cavaliere proprio mentre apprendeva dal "Corriere della sera" che la sua nemica storica Ilda Boccassini non era legittimata a indagare sul caso-Ruby che gli ha dato tanti dispiaceri (e questo l'ha detto al Consiglio Superiore della Magistratura il Procuratore Generale di Milano Manlio Minerale, dopo la denuncia del procuratore aggiunto Alfredo Robledo nei confronti del capo della procura Edmondo Bruti Liberati).

L'arresto di Scajola, prima ancora di capire cosa c'è dietro e cosa ne verrà fuori, ha traumatizzato i vertici di Forza Italia anche in Liguria, a cominciare dal coordinatore regionale Sandro Biasotti che aveva detto: "bisogna scrivere sulla schede il nome di Scajola anche se non lo metteranno in lista". Ma che ha dovuto poi fronteggiare gli scajoliani delusi che si erano ribellati al diktat di votare compatti il capolista Giovanni (Enrico) Toti: "chi non vota Toti è fuori dal partito".

Sino ad oggi gli scajoliani duri e puri erano contro Biasotti, volevano essere liberi di dare le tre preferenze a chi volevano. In altre parole preferivano obbedire a Scajola che aveva criticato apertamente la composizione delle liste.

Ma ora Scajola è al capolinea. Aveva cominciato la carriera politica finendo in carcere come sindaco di Sanremo. La finirà a Regina Coeli come ex ministro.

Ed esaminando la situazione un po' a mente fredda, dopo lo smarrimento iniziale, la nomenklatura del partito ha concluso che l'arresto di Scajola in fondo fa gioco a Forza Italia. Dimostra che Berlusconi era stato lungimirante a non volerlo in lista. E farà perdere la baldanza agli scajoliani di Liguria. Ora i vari fedelissimi, dal vicepresidente del consiglio regionale Luigi Morgillo, al presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza, dall'ex senatore Franco Orsi, sindaco di Albisola, all'ex consigliere comunale Beppe Costa, sono a un bivio: se vogliono restare in gioco, devono votare e far votare Toti, come desiderano Berlusconi e Biasotti.

Liberati dal vincolo-Scajola dovranno obbedire a Biasotti. E così l'arresto del "ducetto di Imperia" per Forza Italia non rappresenterà il colpo di grazia. Anzi ci guadagnerà.

 

Elio Domeniconi

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