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Liguria, il centrosinistra propone di inserire la Resistenza nello Statuto regionale

Gianni Pastorino (primo a sinistra), Selena Candia, Armando Sanna e Andrea Orlando (da remoto)

 

Il centrosinistra in Consiglio regionale della Liguria ha presentato una proposta di modifica dello Statuto per inserire un esplicito riferimento alla Resistenza nell’articolo 1, affermando che la Repubblica italiana è “nata dalla Resistenza”. L’iniziativa, depositata congiuntamente da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento Cinque Stelle e Lista Orlando Presidente, sarà ora oggetto di discussione in aula. 

Secondo i promotori, si tratta di un atto dal forte valore simbolico e politico, volto a colmare una lacuna nella carta fondamentale della Regione. La Liguria, ricordano i firmatari, è stata uno dei territori più coinvolti nella lotta di Liberazione, con una partecipazione diffusa che ha interessato città, fabbriche e aree montane. Decine di migliaia di persone, tra partigiani, lavoratori e cittadini, contribuirono alla resistenza contro il nazifascismo, pagando spesso un prezzo altissimo in termini di vite umane. 

Particolare rilievo viene attribuito al ruolo di Genova, città medaglia d’oro al valor militare, che riuscì a liberarsi autonomamente prima dell’arrivo delle truppe alleate, evitando la distruzione del porto e delle infrastrutture. Un episodio considerato unico nel panorama nazionale e simbolo della partecipazione popolare alla Liberazione.

La proposta, sottolineano i consiglieri di opposizione, non si limita a un richiamo storico, ma intende riaffermare i valori fondanti della democrazia italiana: libertà, giustizia sociale e antifascismo. In questo senso, il riferimento alla Resistenza viene interpretato anche come impegno attuale, in un contesto in cui - secondo i proponenti - emergono segnali preoccupanti di ritorno a linguaggi e pratiche riconducibili al passato autoritario.

Accanto alla dimensione storica, viene richiamata anche quella civile e contemporanea della Resistenza, intesa come difesa dei principi costituzionali. Tra gli esempi citati, le mobilitazioni popolari che nel dopoguerra hanno contribuito a contrastare derive antidemocratiche e a rafforzare le istituzioni repubblicane.

Per i gruppi firmatari, inserire questo riferimento nello Statuto significa rafforzare il legame tra memoria e futuro, offrendo una bussola valoriale per l’azione politica e amministrativa della Regione. Una scelta che, pur nella sua dimensione simbolica, punta a tradursi in coerenza nelle politiche pubbliche, dai diritti al lavoro, fino alla qualità dei servizi.

Il dibattito ora si sposterà in Consiglio regionale, dove la proposta sarà esaminata e discussa dalle diverse forze politiche.

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