Concertone di Capodanno, Rosso (FdI): “Il Tar boccia le scelte del sindaco Salis”
Matteo Rosso - Silvia Salis
“Cade un altro mito della giunta Salis: quello della trasparenza e della perfezione. La sentenza del Tar è chiara nel merito: l’esclusione dalla gara per il Capodanno della Duemila Grandi Eventi è illegittima. Ma è ancora più grave il metodo, perché il tribunale sottolinea come l’esclusione sia avvenuta senza consentire all’azienda di chiarire i punti ritenuti critici, in violazione dei principi di concorrenza e parità di trattamento”. Così si legge in una nota del deputato Matteo Rosso (FdI), che commenta la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Liguria in merito al Concerto di Capodanno di Genova. I giudici hanno accolto il ricorso della società Duemila Grandi Eventi, che si è rivolta ai togati perché esclusa dalla gara malgrado si fosse piazzata al primo posto. L’evento è stato assegnato a un’altra società, la Rst Events, sempre genovese, che ha organizzato il concertone con i Pinguini Tattici Nucleari. Il Comune è stato condannato a risarcire la Duemila Grandi Eventi, oltre al pagamento delle spese legali (5 mila euro).
“Colpire la libera concorrenza - prosegue la nota - sembra essere una particolarità del Comune di Genova, che pochi giorni fa si è impegnato a introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili - voli aerei, crociere, automobili - seguendo la campagna internazionale ‘World Without Fossil Ads’. È la stessa idea di ecologia del Green Deal europeo di Frans Timmermans, che ha messo in ginocchio l’automotive in Italia e in Europa, ha detto no alle raffinerie - con ricadute sui costi dei carburanti - e che oggi pagano famiglie e imprese”.
“A Genova - aggiunge il deputato di Fratelli d’Italia - è tornata l’ideologia al potere. Una città che per anni è stata modello di pragmatismo del fare è oggi ostaggio di provvedimenti che hanno un unico tratto comune: dire No, a tutto e a tutti, anche a costo di infrangere le leggi e i diritti altrui - come certificato dal Tar - o di bruciare centinaia di milioni già destinati a migliorare la vita dei genovesi”.
Parallelamente, si scelgono misure ideologiche come quella sul salario minimo del Comune: 9 euro lordi l’ora, poco meno di 7 euro netti, poco più di 1.200 euro al mese, che di fatto introduce un nuovo parametro che le aziende devono rispettare, non più solo il Ccnl ma un tetto deciso politicamente da Palazzo Tursi.
“Tutto questo ha un motivo ben preciso: la costante campagna del sindaco Salis, che sembra essersi stancata di Genova e guarda ad altri lidi. Un’aspirazione legittima sul piano personale, ma non sulle spalle dei genovesi, che non possono pagare il prezzo della sua carriera politica”, conclude Rosso.
