Skymetro, il centrodestra a Tursi: “Il Comune restituisce 27 milioni al ministero”
Il progetto dello Skymetro
Riesplode il caso Skymetro a Palazzo Tursi. Al centro della bufera c'è una variazione di bilancio presentata dal vicesindaco Alessandro Terrile che, secondo quanto denunciato congiuntamente dai gruppi di opposizione in Consiglio comunale, certificherebbe la restituzione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) di ben 27 milioni di euro. Si tratta dei fondi anticipati per il progetto dell’infrastruttura che avrebbe dovuto rivoluzionare la mobilità della Val Bisagno.
Una manovra finanziaria che il centrodestra non esita a definire «il fallimento di una promessa elettorale e l’ennesimo schiaffo a un intero quadrante della città».
La critica si concentra sulla discrepanza tra gli impegni presi durante la campagna elettorale di un anno fa e l’attuale realtà dei fatti. Nelle settimane precedenti le elezioni comunali, che hanno poi visto la vittoria della sindaca Silvia Salis, il campo largo aveva rassicurato i cittadini della Val Bisagno garantendo che i finanziamenti ministeriali non sarebbero andati perduti, ma che sarebbero stati «salvati e dirottati» su soluzioni di mobilità alternative.
«Siamo di fronte a un tradimento politico gravissimo - si legge nella nota diffusa dai consiglieri di minoranza -. Oggi scopriamo che non solo i soldi tornano a Roma, ma che la tanto sbandierata, e fantasiosa, funivia della Val Bisagno esiste solo sulla carta. La realtà è che, a distanza di un anno dall’insediamento della giunta Salis, la vallata è stata ufficialmente abbandonata».
«È vergognoso - prosegue la nota - che una manovra di tale portata economica e politica sia stata inserita sottotraccia, sperando che passasse inosservata tra i tecnicismi contabili. Una mancanza di trasparenza che dimostra la debolezza di una giunta che non ha il coraggio di ammettere i propri errori davanti ai genovesi».
Il danno economico, secondo i calcoli dei consiglieri di centrodestra, si inserisce in un quadro ancora più ampio. Quei 27 milioni di euro rappresentavano infatti solo una quota dell'anticipo (pari a 39 milioni) su un investimento complessivo inizialmente stimato in circa 700 milioni di euro: un'opportunità definita «storica» per la vallata.
Mentre i fondi prendono la via del ritorno verso la Capitale, i problemi storici della Val Bisagno restano tutti sul tavolo. Il traffico lungo l'asse fluviale continua a soffrire di pesanti congestioni quotidiane, i mezzi pubblici sono considerati insufficienti dai residenti e, al momento, non si intravedono piani alternativi concreti per una transizione verso la mobilità sostenibile.
«Aver perso questi fondi non è un incidente di percorso, ma una precisa responsabilità politica di chi preferisce i rendering elettorali ai progetti realizzabili. La Val Bisagno non merita di essere trattata come una periferia di serie B», conclude l'opposizione.
