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Presidenza aeroporto, Salis e Terrile difendono Musso: “Mancato rinnovo scelta incomprensibile”

Musso - Salis - Terrile

 

La decisione dei soci (Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e Camera di Commercio di Genova) di non rinnovare il mandato di Enrico Musso alla presidenza dell’Aeroporto di Genova ha sollevato un coro di reazioni tra i vertici di Palazzo Tursi. In prima linea, la sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile hanno espresso pubblicamente la propria netta contrarietà e una profonda amarezza per una scelta definita incomprensibile, arrivata in un momento cruciale per il futuro dello scalo ligure.

La prima cittadina ha voluto sottolineare l’evidenza dei traguardi positivi raggiunti da Musso negli ultimi anni: dall’incremento significativo del traffico passeggeri al risanamento dei conti economici, fino alla gestione dei complessi lavori per l’ampliamento dell’aerostazione. «Si tratta di risultati sotto gli occhi di tutti e in netta controtendenza rispetto al passato», ha rimarcato Salis. Secondo la sindaca, interrompere una gestione così virtuosa mentre è in pieno svolgimento il delicato percorso di privatizzazione dell’infrastruttura costituisce un grave rischio per la stabilità del progetto. Pur evidenziando le differenze di storia politica, Salis ha elogiato Musso definendolo un professionista serio, capace e dedito alle istituzioni cittadine, ricordandone anche l’impegno profuso per fare chiarezza sulla passata gestione finanziaria del Teatro Carlo Felice.

Sulla stessa linea d'onda si è schierato il vicesindaco Alessandro Terrile. Pur riconoscendo la piena legittimità dell'Autorità Portuale, in qualità di primo azionista, nel compiere le proprie scelte di governance, Terrile non ha usato mezzi termini sui social: «Credo stiano commettendo un errore». Il vicesindaco ha rimarcato come Musso sia riuscito a rilanciare lo scalo con risultati record dopo stagioni oggettivamente difficili. Terrile ha infine espresso rammarico anche sotto il profilo umano, concludendo che un avversario politico e un professionista di tale valore «non meritava di essere liquidato con un sms».

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