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Il “mio” Bagnoli: persona umile e perbene, nel ricordo di una perla di saggezza

Osvaldo Bagnoli (nel riquadro Dino Frambati)

 

Nella mia quasi cinquantennale attività scrittoria, ho incontrato, intervistato, conosciuto mille personaggi di tutta la tipologia possibile e di ogni angolo di scibile umano.

Bravi, cattivi, belli, brutti, intelligenti, cialtroni, delinquenti, ipocriti, santi, cuori grandi come meschini, falliti e vincitori.

Bello, anzi bellissimo, entusiasmante full immersion nella vita e perché impari da tutti, nessuno escluso, qualcosa e, da dove non ti aspetti, arriva quel pizzico di saggezza che mai ti saresti immaginato.

Amarcord ed eventi che ci vorrebbe non un solo libro, ma piuttosto un’enciclopedia per narrarli.

E apprendendo della morte di Osvaldo Bagnoli, che a Genova ha scritto alcune interessanti pagine di cronaca e persino storia, mi è tornata alla mente una sua considerazione ricca di saggezza che ho stampato nella mente in maniera incancellabile.

Di sport mi sono occupato poco o quasi niente, cronista di nera e tanti altri settori quali sono e sono sempre stato; quindi penso che l’occasione di un incontro ravvicinato con l’ex mister genoano sia stata motivata da evento più laico e non propriamente sportivo.

Non ricordo l’occasione ma ho invece ben memorizzato il fatto che avevamo dialogato nemmeno pochissimo, anche qui non so con quale input o perché.

Sta di fatto che era impossibile non esprimergli complimenti per i risultati del campo, che accolse con ovvio piacere anche se molta modestia. Ricordo che rimasi colpito dalla persona schietta, perbene, umile e tanto disponibile in un mondo, come quello del calcio, dove ho spesso visto autentici asini sul piano umano di tutti i giorni, porsi come dei e divi.

Bagnoli, proseguendo il dialogo su vittorie e sconfitte nello sport, mi rispose testualmente: “Se un giocatore calcia la palla e fa goal l’allenatore è bravissimo. Ma se quel calcio alla palla la spedisce 20 centimetri più in là e finisce fuori, ecco che il mister non capisce niente e magari vieni pure esonerato. Una questione di 20 - 30 centimetri su cui l’allenatore fa ben poco”.

Condiviso, risposi e mi complimentai questa volta per la saggezza. E forse gli fece più piacere che il “bravo” come allenatore.

E io, che di calcio so appena che il campo è rettangolare e le squadre sono di 11 giocatori, incamerai quella frase come ragionamento di grande concretezza e buon senso, perché era applicabile a tutto nella vita e quindi ispirava riflessione.

Basta un niente, un soffio, una piccola deviazione, la decisione di fare un gesto o un altro, e può persino mutare una vita per sempre.

Dicono i colleghi sportivi e competenti in materia che Bagnoli era una sorta di mago. E se così dicono mi fido e ci credo.

A me resta il pensiero di un uomo onesto, sincero, umile e perbene. Per conto mio meglio che vincere la Coppa del Mondo.

Dino Frambati

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