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La mostra sull’Ilva, la goccia che fece traboccare il vaso di Elisa

Elisa Serafini

Era luglio del 2018, poche settimane prima del crollo del Morandi, quando Elisa Serafini rassegnò le dimissioni da assessore alla Cultura del Comune di Genova. Da subito si ipotizzò che dietro la decisione della giovane assessora ci potessero essere i ripetuti contrasti con il sindaco Marco Bucci, diverbi noti a molti ma mai usciti dalle stanze di palazzo Tursi.

Adesso, a distanza di quasi due anni, Serafini svela in un libro, “Fuori dal Comune”, come sono andate le cose e racconta la sua esperienza da assessore, rendendo pubbliche anche “le pressioni e le ritorsioni politiche”, oggi oggetto di un fascicolo della Procura, delle quali sarebbe stata vittima.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso di Elisa è stata una richiesta di finanziamento di un progetto culturale che riguardava l’Ilva.

“Una settimana dopo l’assunzione del mio incarico di assessore, venni contattata da alcuni rappresentanti dell’assessorato allo sviluppo economico della Regione Liguria, presieduto allora da Edoardo Rixi. I referenti volevano parlarmi di un progetto che riguardava cultura e acciaio”, racconta nel libro.

Serafini accetta di incontrare gli ideatori dell’iniziativa: Chiara Mastrolilli De Angelis, già candidata nella lista civica del sindaco (senza essere stata eletta), il sindacalista della Fiom Bruno Manganaro, e l’artista Graziano Cecchini, famoso per aver compiuto performance in alcune piazze d’Italia (come rovesciare una tinta rossa nella fontana di Trevi) e marito della stessa Mastrolilli De Angelis. Il progetto prevede la realizzazione di un catalogo sulla storia dell’Ilva, raccontata attraverso foto e immagini “costruite su una mostra realizzata qualche mese prima”. 50mila euro il contributo richiesto al Comune di Genova, così suddiviso: 15 mila di consulenza e 35 mila di costi vivi (grafica, impaginazione e stampa). “Il business plan prevedeva la realizzazione di sole 500 copie, con un costo di produzione per ogni copia di 70 euro”. Troppi, per l’assessora.

Allora, i promotori presentano un secondo progetto rivolto alle scuole. Preventivo: 4000 euro da corrispondere a fronte di ogni workshop. No, anche in questo caso.

Ma il team non si ferma e presenta una terza proposta: “una mostra di fotografie scattate nella sede dell’Ilva, stampate su lastre di acciaio”. Preventivo: 24.766 euro + iva, di cui 12mila per la consulenza della signora Mastrolilli De Angelis e 5mila per il fotografo, ma “le fotografie erano già state scattate e stampate sulle lastre d’acciaio per una mostra precedente (del 2017)”. Neppure questa proposta passa. Anzi, scattano le dimissioni.

“Il 17 luglio alle 17, riuniti in Giunta, il sindaco fece l’ennesima pressione di fronte ai miei colleghi per farmi procedere a firmare la delibera di spesa, mostrandomi il telefono con le chiamate perse del sindacalista della Fiom Manganaro, come a dire: mi stanno mettendo pressione anche loro”.

Nasce un aspro diverbio, prosegue Serafini: “Il sindaco che mi urla: «Ce l’hai un cervello?» e lei che risponde: «Forse non avrò un cervello, ma ho una coscienza»”.

Il giorno dopo le dimissioni, il sindaco prova a “ricucire con l’aiuto di un collega assessore con il quale avevo un rapporto di fiducia”. Interviene anche il governatore Toti con due pillole di saggezza via messaggio: “Per fare del bene, bisogna saper coltivare il male” e “Per fare le rivoluzioni, bisogna saper fare compromessi”.

Il dopo lo sappiamo: la mostra è stata fatta con il sostegno del Comune, grazie ad una delibera approvata poco dopo le dimissioni della Serafini.

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