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“Quando sfilai le mutandine a Moana Pozzi”, c’è anche questo nella brillante carriera del cronista Paolo Zerbini

Paolo Zerbini a Close Up su Telenord

Sessant’anni di carriera giornalistica raccontati come un romanzo di cronaca vivente al microfono di Close Up, la fortunata trasmissione condotta da Roberto Rasia su Telenord. Paolo Zerbini, classe 1942, ha fatto della curiosità, del fiuto e del rispetto per la notizia il filo conduttore di una vita tra macchine per scrivere, microfoni e telecamere.

Tutto iniziò con una schedina

Zerbini racconta di aver cominciato “per merito di una schedina”. Era il 1962 e lavorava in un bar vicino alla Gradinata Sud dello stadio Ferraris, quando Giorgio Adriani, giornalista del quotidiano Il Lavoro, vinse 28 milioni di lire grazie a una giocata, una cifra che allora equivaleva a 28 automobili di lusso. Il fortunato vincitore regalò un’auto al titolare della ricevitoria. “Mi porti al giornale, voglio fare il giornalista”, disse il giovane Paolo ad Adriani. Quell’incontro cambiò per sempre la sua vita. Curioso e vivace, Zerbini entrò in un mondo che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Quando diventò caporedattore del giornale, si ritrovò alla porta proprio il giornalista che lo aveva fatto entrare in redazione, che nel frattempo aveva speso tutta la vincita.

 

Il disastro della Torre Canyon: uno scoop mondiale

Uno dei suoi primi grandi scoop è legato alla tragedia della Torre Canyon, la petroliera che nel 1967 si incagliò tra le coste della Cornovaglia e della Francia, riversando 1.200 tonnellate di petrolio. Zerbini rintracciò il comandante, Pastrengo Rugiati, nascosto sotto falso nome all’ospedale Villa Scassi di Genova. Per l’occasione si fece accompagnare dal “potente e quadrato” fotografo Dino Nazzaro, che riuscì a scattare una foto del comandante nascosto sotto il letto. Uno scatto che fece il giro del mondo.

 

 

Fabrizio De André e il racconto dell’amore sotto la tenda

Un’altra pagina storica della carriera di Zerbini è legata al rapimento di Fabrizio De André e di Dori Ghezzi. Mandato da Maurizio Costanzo, allora direttore del giornale 'L’occhio', fu tra i pochi giornalisti a intervistarli subito dopo la liberazione, documentando le dure condizioni in cui erano stati tenuti prigionieri. Si salvarono solo grazie a un particolare: i carcerieri permisero alla coppia di “fare l’amore”.

 

Salvare Il Lavoro: la nascita della cooperativa

Negli anni Settanta, Il Lavoro, quotidiano socialista e dei portuali genovesi, rischiava la chiusura. Paolo Zerbini ebbe l’idea di trasformarlo in una cooperativa tra giornalisti e tipografi, salvando un patrimonio culturale e storico unico. Con il sostegno della città e delle istituzioni, il giornale ripartì venti giorni dopo il licenziamento dei dipendenti, dando vita a un modello innovativo di giornalismo partecipativo. Zerbini diede anche vita al Festival dello Sport, un evento che celebrava discipline diverse e vedeva la partecipazione di grandi personalità: nel 1983 Sandro Pertini (a lungo cronista de Il Lavoro), nel 1984 Bettino Craxi, nel 1985 Amintore Fanfani e il cardinale Siri. Per il festival un evento da guinness: fu la realizzata una pista da sci che partiva dal tetto del Palasport. Ospiti d'onore gli sciatori Roberta Quaglia e Ingemar Stenmark. L’evento era gratuito ma generava un ritorno economico notevole grazie ai collegamenti con la televisione, arrivando a 700 milioni all’anno.

 

 

Sport, cronaca e grandi personaggi

Lo sport è sempre stato centrale nella vita di Zerbini. Dalla lotta greco-romana alla pallanuoto (oggi gioca nella categoria Master over 70), passando per rugby e atletica. Memorabile il giorno in cui marcò Paolo Pasolini in una partita allo stadio Ferraris davanti a 40mila spettatori. E poi ci sono gli incontri con icone mondiali: Maradona e George Bush, salutato con un affettuoso “Ciao Cillo”, termine che lasciò interdetti i servizi segreti americani.

 

Televisione: RaiTre, Primocanale e Telenord

Zerbini è stato a lungo volto storico della TGR Liguria. Dopo la pensione, approda a Primocanale e poi a Telenord. La sua rubrica 'Chef per passione' raccontava la città attraverso la gastronomia, intervistando sindaci, presidenti di regione e personaggi mentre cucinano nelle proprie case. Un pretesto per raccontare storie e curiosità di genovesi noti. Tra i ricordi più curiosi c’è anche il reportage di Capodanno al Covo di Nord Est, dove documentò per il TGR lo spogliarello di Moana Pozzi: “L’aiutai a sfilarsi le mutandine verde smeraldo e me le misi nel taschino”. L’episodio, anche se raccontato con garbo, suscitò comunque le proteste della Curia.

 

Il senso della notizia: rispetto e curiosità

Per Zerbini, il giornalismo è un mestiere che non finisce mai. La chiave, dice, è il rispetto per le persone e per la verità: “Cercare di arrivare il più vicino possibile alla realtà, senza manipolarla”. Questa filosofia lo ha portato a raccontare cronaca cittadina, politica e culturale con un approccio etico, diventando esempio per le nuove generazioni. Interessante anche un dettaglio familiare: i tre fratelli Gigi, Pippo e Paolo sono tutti giornalisti. 

Il video dell'intervista: https://www.youtube.com/watch?v=IiTKqLeoKF0 

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