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Cultura

Palazzo Ducale, riapre al pubblico la Torre Grimaldina

Super User 17 Aprile 2026 344 Visite

 

Da sabato 18 aprile riapre al pubblico la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale. I genovesi e i turisti potranno così salire sulla “Torre del popolo” - simbolo del potere politico esercitato dal Comune, prima, e della Repubblica, poi - e ammirare dall’alto uno straordinario panorama a 360 gradi, dalla città vecchia al porto antico, fino alle alture e al promontorio di Portofino.

L’intervento sulla Torre, uno dei luoghi simbolo di Palazzo Ducale e uno dei monumenti più riconoscibili di Genova, si inserisce nel più ampio progetto “Palazzo Ducale: rendere accessibile il Palazzo per rendere accessibile la città”, realizzato grazie ai fondi PNRR per i musei non statali. Il progetto – presentato nel 2022 dall’allora Consiglio Direttivo e dalla Direzione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – ha interessato anche biglietteria, bookshop, servizi e strumenti per la visita anche digitali, dal sito internet ad una nuova segnaletica. 

Per circa un anno la Torre è rimasta nascosta dietro i ponteggi mentre veniva sottoposta ad un accurato intervento di conservazione e restauro, che ha interessato sia gli interni sia gli esterni.

Il lavoro ha richiesto un delicato equilibrio – in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio e l’Università di Genova – tra tutela e fruizione. L’inserimento della nuova scala metallica interna, che oggi consente la visita fino alla sommità, ha comportato diverse sfide progettuali: ogni soluzione è stata studiata per garantire sicurezza, funzionalità e accessibilità senza alterare l’identità storica della Torre. 

Durante il restauro sono emerse anche alcune piccole sorprese: le operazioni di pulitura hanno restituito una leggibilità inaspettata di superfici e tracce del passato, riportando alla luce dettagli e segni che raccontano la lunga storia di questo luogo. 

Il risultato è stato possibile grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto il personale della Fondazione per la Cultura, la stazione appaltante con il RUP, progettisti e direzione lavori, il responsabile della sicurezza, l’impresa appaltatrice con restauratori e maestranze specializzate, sotto la supervisione della Soprintendenza. 

«Da sabato restituiamo ai cittadini e ai tanti turisti che affollano Genova uno dei monumenti più simbolici della città e della sua storia – sostiene la presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sara Armella –. La Torre sarà riaperta dopo gli interventi migliorativi che hanno tenuto conto delle più moderne disposizioni per l’accessibilità. È uno dei risultati concreti di un più ampio piano di interventi, finanziati dal PNRR e dedicati all’accessibilità: nel Piano il progetto di Palazzo Ducale ha ottenuto il secondo miglior finanziamento nell’area del centro nord Italia. Un grande lavoro di squadra che ha coinvolto il Ministero della cultura, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio e l’Università di Genova, il personale della Fondazione per la Cultura, progettisti e direzione lavori, impresa appaltatrice, restauratori, maestranze specializzate. Il progetto è stato ideato e promosso dal presidente Luca Bizzarri, che desidero ringraziare, e dalla direttrice Serena Bertolucci, il successivo consiglio direttivo della Fondazione ha proseguito il lavoro e ringrazio l’ex presidente Beppe Costa e la nostra direttrice Ilaria Bonacossa. Una menzione speciale va alla dott.ssa Ornella Borghello che ha portato avanti con impegno e passione un progetto complesso e articolato, nei tempi previsti e rispettando le complesse procedure di legge. Ringrazio inoltre il Comune di Genova e la Regione Liguria, i partecipanti alla Fondazione e lo sponsor di Palazzo Ducale Iren».

Info: www.atthetopgenova.it

 

LA STORIA DELLA TORRE

La Torre Grimaldina è ancora oggi la traccia più evidente delle radici medievali del Palazzo. La sua costruzione risale alla fine del XIII secolo, quando emerse la necessità di organizzare l’amministrazione comunale in un’unica sede e per farlo si scelse di accorpare gli edifici già esistenti, proprietà del comune stesso. La città a quell’epoca era in pieno sviluppo e in pieno fermento: le torri venivano realizzate non tanto per la difesa, quanto per il prestigio sociale che rappresentavano nell’aristocrazia mercantile dell’epoca. 

La Torre, che faceva parte degli edifici preesistenti, divenne presto la “Torre del popolo”. La sua funzione era duplice: da un lato, attraverso la campana posta nell’ultimo livello, scandiva i momenti salienti della vita cittadina, e dall’altro era un carcere per ribelli, prigionieri politici, condannati speciali. Il suo stesso nome infatti, Grimaldina, deriva da una delle celle dislocate sui diversi livelli. La Torre è rimasta un carcere fino al XIX e al XX secolo: qui sono stati rinchiusi e hanno trovato la morte patrioti risorgimentali come Jacopo Ruffini e gli oppositori politici del regime fascista. 

Tra gli “ospiti” anche Niccolò Paganini: nel 1815 il celebre violinista fu incarcerato con l’accusa di ratto di minore e sfruttamento della prostituzione. Il Maestro, che già da tempo era un affermato musicista, fu scagionato e liberato dietro il pagamento di 1.200 lire quale indennità di rimborso al padre della giovane.

Le celle della Torre sono intensamente decorate: graffiti, velieri, cavalieri, persino mongolfiere testimoniano ancora oggi il desiderio di evasione di chi era costretto in prigione a volte per tutta la vita.

Nel corso dei secoli la Torre ha subito diverse modifiche, legate soprattutto alla sua funzione di carcere, con il dimezzamento dei piani e le variazioni sulle finestre: l’ultimo intervento risale al XVII secolo, quando l’intero Palazzo fu rinnovato in chiave rinascimentale dall’architetto Andrea Ceresola detto il Vannone. Quello che vediamo oggi è in realtà il risultato del restauro in stile condotto da Orlando Grosso negli anni Trenta del Novecento, che aveva cercato di riportare alla luce l’aspetto medievale della Torre, liberandola dell’impronta seicentesca di matrice vannoniana e ricostituendo l’originaria suddivisione dei piani.

  

IL PROGETTO PNRR

Il progetto “Palazzo Ducale: rendere accessibile il Palazzo per rendere accessibile la città” ha come obiettivo l’individuazione di proposte per l’eliminazione delle barriere presenti: non solo uno strumento di monitoraggio, ma anche di pianificazione, programmazione e coordinamento sugli interventi per l’accessibilità.

Accessibilità intesa nella sua accezione più ampia (superamento delle barriere architettoniche, sensopercettive, culturali e cognitive) che, secondo il rapporto annuale su La gestione dei servizi per il pubblico presso gli istituti e i luoghi della cultura statali edito dalla Direzione Generali Musei MiBACT, costituisce una criticità per i luoghi della cultura italiana. 

L’ISTAT ha rilevato nel 2019 che solo il 53% di Musei, Monumenti, Aree e Parchi Archeologici (352 in tutto) ha migliorato le sue strutture rimuovendo barriere fisiche e solo il 12% ha eliminato le criticità legate alle barriere percettive, culturali e cognitive.

Il piano di Palazzo Ducale si è articolato in diversi filoni:

- Accessibilità dall’esterno

Sviluppo di un nuovo sito web conforme agli standard dell’accessibilità e realizzazione di un sistema via web per le prenotazioni e acquisto degli eventi di Palazzo Ducale

- Percorsi orizzontali e verticali

Ampliamento del percorso all’interno della Torre Grimaldina, uno dei simboli di Genova: fino al 2022 visitabile solo in minima parte e da un numero limitato di persone in contemporanea, da sabato sarà accessibile lungo un percorso esteso fino alla terrazza. Intervento realizzato in collaborazione con UNIGE.

- Raggiungibilità e accesso ai percorsi e ai diversi servizi

Interventi sui bagni esistenti ai fini dell’utilizzo anche da parte di persone con ridotta mobilità o disabilità.

- Percorsi museali

Implementazione di strumenti tecnologici innovativi come mappe 3D per favorire l'interazione e l'inclusività con sviluppo di un sistema multisensoriale per incrementare la tattilità di porzioni della mappa 3D come strumento divulgativo. Sviluppo di una APP che renda le informazioni accessibili anche per cittadini con disabilità visiva, uditiva, linguistica e motoria.

- Segnaletica accessibile e sistemi ad induzione per ipoudenti

È stata realizzata una segnaletica inclusiva, utilizzando supporti visivi adeguati a diverse disabilità e sono stati installati dispositivi che migliorano la percezione uditiva per chi utilizza apparecchi acustici nelle sale convegni del Palazzo.

Tutti gli interventi sono stati realizzati prestando la massima attenzione agli ambienti storici dell’edificio e alla reversibilità degli elementi facilitando le eventuali modifiche future, in accordo con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio.

Il progetto è finanziato tramite Avviso pubblico per la presentazione di Proposte progettuali di intervento per la rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali dei musei e luoghi della cultura pubblici non appartenenti al Ministero della Cultura, da finanziare nell’ambito del PNRR Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione” Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3-3) Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura” finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

IL PODCAST “GRIMALDINA – UNA TORRE DA SCOPRIRE”

È online su tutte le piattaforme di streaming un podcast prodotto da Chora che accompagna alla scoperta della “Torre del Popolo”.

Scritto e narrato da Davide Savelli, con la partecipazione di Antonio Musarra, Gaia Leandri e Franco Melis, il podcast esplora il “cuore verticale” di Palazzo Ducale e la storia di Genova, attraverso quattro episodi, in cui Savelli, aiutato da studiose ed esperti, parla dell’architettura del potere repubblicano, della trasformazione della torre in carcere e delle vicende dei suoi prigionieri illustri.

Tra aneddoti, riflessioni ironiche e suoni evocativi, la serie racconta sette secoli di storia genovese con uno sguardo partecipe e meravigliato, intrecciando curiosità, memoria e libertà.

Anche la realizzazione di questo podcast fa parte del progetto “Palazzo Ducale. Rendere accessibile un palazzo per rendere accessibile una città”

 

GENOVA E LE TRASFORMAZIONI URBANE

Con il tema Genova e le trasformazioni urbane, il Comune promuove nel 2026 un ampio programma di iniziative culturali che accompagna cittadini e visitatori alla scoperta dell’evoluzione urbana, sociale, economica e architettonica della città, offrendo uno sguardo articolato sulla Genova di ieri, di oggi e di domani.

La riapertura della Torre Grimaldina fa parte di questo palinsesto che comprende mostre, conferenze, visite guidate, progetti editoriali ed eventi diffusi nei musei, biblioteche, teatri, piazze e Municipi.

Il progetto coinvolge numerosi soggetti istituzionali e culturali cittadini, in dialogo con il Comune di Genova, tra cui – oltre a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – la Fondazione Ordine Architetti l’Arcidiocesi, l’Accademia Ligustica di Belle Arti, i Musei Nazionali, l’Università, la Soprintendenza, il Teatro Carlo Felice, il Teatro Nazionale, il Teatro della Tosse e numerose altre realtà genovesi.

A Palazzo Ducale si svolgerà anche la mostra fotografica Genova appena ieri e, nell’autunno, prenderà avvio il progetto: Di terra, di mare e dell’aria. La Grande Genova raccontata dalle sue infrastrutture, un ciclo di incontri organizzato in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti. L’iniziativa approfondirà il ruolo delle infrastrutture nello sviluppo della città, dalla dimensione locale a quella internazionale e transoceanica. A ciascun incontro sarà abbinata una visita guidata a luoghi significativi, a cura dell’associazione inGE – per la diffusione della cultura e del patrimonio industriale.

“Fascistissima”, Giovanni Mari presenta il suo libro ai Giardini Luzzati

Super User 06 Aprile 2026 403 Visite

 

“Fascistissima. Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa” è il nuovo saggio storico di Giovanni Mari, pubblicato nel 2026 dalla casa editrice People nella collana Storie. Il giornalista de ‘Il Secolo XIX’ racconta con rigore documentale e grande chiarezza uno dei momenti decisivi della storia italiana: la soppressione della libertà di stampa sotto il regime fascista.

Il libro parte dalla ricostruzione di ciò che avvenne esattamente cento anni fa, quando entrò in vigore un poderoso pacchetto di norme e decreti pensati per controllare e piegare l’informazione al volere del governo di Benito Mussolini. Queste disposizioni, culminate nella legge sulla stampa n. 2307 del 1925, imposero che ogni direttore di giornale fosse riconosciuto dalla magistratura dopo aver sentito il prefetto e sottoposero le testate a censura preventiva, responsabilità civile per reati a mezzo stampa e rigidi controlli sull’accesso alla professione giornalistica. L’esito fu la progressiva sparizione di una stampa libera e indipendente: dai quotidiani liberali e socialisti a quelli cattolici, molte testate furono chiuse o riorganizzate sotto il controllo fascista. 

Mari guida il lettore non solo attraverso l’analisi delle leggi ma anche nel racconto delle misure pratiche adottate dal regime: sequestri dei giornali, pressioni sugli editori, epurazioni di direttori sgraditi e l’istituzione di organismi di controllo come l’Ordine dei giornalisti, che escludeva dalla professione chi fosse considerato politicamente “incompatibile” con gli interessi nazionali. Anche quotidiani storici come La Stampa e Il Corriere della Sera subirono l’onta dell’asservimento, con avvicendamenti forzati alla guida e vendite imposte per mano di sostenitori del regime. 

La narrazione comprende inoltre episodi di violenza fisica e intimidazione: redazioni assaltate, giornalisti minacciati o perseguitati, incendi e pressioni nei confronti dei corrispondenti esteri testimoniano come l’annientamento della stampa libera non fu solo legislativo ma anche pratico e spesso brutale. Emerge così il volto di una strategia sistematica volta a creare un’informazione unica, omologata e al servizio della propaganda di Stato, in cui l’unica verità ammessa era quella dettata dal Duce. 

Fascistissima non si limita alla cronaca storica. Nelle ultime pagine Mari richiama le parole di Piero Gobetti, filosofo e giornalista liberal, secondo cui “la stampa libera è la premessa della libertà politica”, e riflette su quanto questa lezione del passato sia ancora significativa oggi, in un’epoca in cui le sfide all’informazione indipendente - tra pressioni politiche, disinformazione e nuovi mezzi di comunicazione - non sono meno complesse di quelle affrontate un secolo fa.

Giovedì 9 aprile, alle ore 17:30, l’autore presenterà il libro ai Giardini Luzzati di Genova insieme a Luca Borzani, assessore comunale tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila - prima alla Scuola e poi alla Cultura - e presidente di Palazzo Ducale dal 2012 al 2017.

Palazzo Ducale, i ‘Ricchi e poveri’ aprono il ciclo “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”

Super User 30 Marzo 2026 452 Visite

Nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, i “Ricchi e poveri” apriranno martedì 31 marzo, alle ore 18.30, il ciclo “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”, curato da Roberto Vecchioni e Margherita Rubino.

“Quando il pop è planetario”, questo il titolo dell’appuntamento di domani, al termine del quale sarà conferito ai 'Ricchi e Poveri' il premio “Palazzo Ducale – Oltre le Mura”.

Interverranno i giornalisti Paolo Giordano e Michele Brambilla.

Parteciperà L’Ensemble Vocale “Cromosuoni”.

Ingresso libero

 

IL CICLO

Con “Cantautori, Pop e rap. Punti di vista”, a cura di Roberto Vecchioni e Margherita Rubino, Palazzo Ducale avvia una riflessione sulla musica ligure, a partire dal cantautorato al versante pop – con i Ricchi e Poveri che nel 1970 incidono La prima cosa bella e diventano fenomeno planetario – fino al rap che si afferma negli anni Novanta e ha a Genova molti interpreti importanti.

Il fenomeno dei cantautori nasce con Umberto Bindi nei primi anni Cinquanta, esplode nel 1958 con la sua Arrivederci incisa in un 45 giri da Ricordi, lo stesso anno in cui Modugno vince Sanremo con Nel blu dipinto di blu. L’inventiva cantautorale con Paoli, Tenco, De Andrè, Lauzi e Fossati non nasce da una «Scuola genovese», peraltro mai esistita, ma percorre nei decenni tutta l’Italia con capolavori musicali straordinari. Come si è evoluto questo fenomeno?

A Genova, sul versante pop, oltre ai Ricchi e Poveri, ci saranno i Matia Bazar con il loro pop “alto” e poi arriva la “rivoluzione rap” con Izi, Tedua e Vaz Tè, poi Moreno, campione di Freestyle, poi Alfa, Bresh, Olly che vince a Sanremo. È la terza deflagrazione di un fenomeno musicale che ha a Genova importanti riferimenti. Nel corso degli incontri ci si chiederà se esiste una creatività musicale «fisiologicamente» ligure che nasce ed emerge sotto forme in apparenza diversissime e opposte.

‘La storia in piazza’: 3.500 studenti agli appuntamenti a Palazzo Ducale

Super User 27 Marzo 2026 418 Visite

 

Grande partecipazione e entusiasmo per l’apertura della XV edizione de ‘La storia in piazza’, il festival dedicato alla divulgazione storica in corso a Palazzo Ducale fino a domenica 29 marzo. Tema centrale di quest’anno è “Naturalmente: naturale e innaturale nella storia”, filo conduttore di incontri, laboratori e conferenze che stanno animando il cuore culturale della città.

Il debutto ufficiale si è svolto ieri alle ore 18 nella Sala del Maggior Consiglio con la lectio di Carlotta Sorba, curatrice del festival insieme a Emmanuel Betta, dal titolo “La sfera pubblica è innaturale per le donne”. Ad aprire l’evento i saluti istituzionali dei rappresentanti di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, della Regione Liguria, del Comune di Genova e dell’European University Institute di Firenze, nuovo partner della manifestazione.

Protagonisti assoluti della mattinata sono stati però i più giovani: ben 3.500 studenti hanno preso parte alle attività didattiche tra laboratori, hackathon, ludoteca storica, animazioni e un partecipato flashmob in piazza Matteotti. Un coinvolgimento vivace che ha visto anche gli interventi di studiosi e divulgatori come Marco Aime e Marco Paolini, oltre agli stessi curatori Sorba e Betta.

Il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti rivolti alle scuole e al grande pubblico. Domani mattina spazio ai laboratori e alle conferenze con Telmo Pievani, seguite dagli interventi di studiosi come Michelangelo Genone, Amedeo Feniello e Paolo Ferri, accompagnati dalle musiche di Carlo Mascilli Migliorini.

Grande attesa per l’evento clou della giornata: alle 20.30 al Teatro Carlo Felice lo storico Alessandro Barbero dialogherà con Antonio Musarra su San Francesco, nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo. Nel pomeriggio, inoltre, spazio agli approfondimenti su temi contemporanei e storici, tra cui cultura queer e interpretazioni dei “peccati contro natura” in Dante, oltre a incontri dedicati alla Lituania con ospiti istituzionali internazionali.

 

‘Van Dyck l’europeo’: a Palazzo Ducale il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra

Super User 19 Marzo 2026 710 Visite

Inaugurata a Palazzo Ducale di Genova una delle più importanti mostre dedicate a Anthony van Dyck degli ultimi venticinque anni. “Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra” si presenta come un grande progetto espositivo internazionale, capace di riunire circa sessanta opere provenienti dai più prestigiosi musei europei e di restituire al pubblico la complessità di un artista che ha saputo attraversare epoche, stili e confini culturali.

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, la mostra ripercorre l’intero arco della carriera del maestro fiammingo, seguendo un itinerario che è al tempo stesso biografico e artistico. Dalla formazione ad Anversa, segnata dall’influenza di Peter Paul Rubens, al lungo soggiorno italiano - tra il 1621 e il 1627 - fino alla consacrazione alla corte di Carlo I d'Inghilterra, Van Dyck emerge come un protagonista assoluto della cultura europea del Seicento. 

Il percorso espositivo si articola in dodici sale e propone una lettura non cronologica, ma tematica. Questa scelta permette di mettere a confronto diretto le diverse fasi della produzione dell’artista: il periodo fiammingo, quello italiano e la maturità inglese dialogano tra loro attraverso ritratti, opere sacre e allegorie. Il visitatore è così invitato a cogliere le trasformazioni del linguaggio pittorico di Van Dyck, evidenziando la sua straordinaria capacità di adattarsi alle esigenze di committenze profondamente diverse. 

Cuore della mostra è proprio il tema del ritratto, genere che rese Van Dyck celebre in tutta Europa. Dalle eleganti dame genovesi ai nobili inglesi, ogni figura è restituita con una raffinatezza psicologica e formale che trascende la semplice rappresentazione. I suoi personaggi diventano icone di potere, status e identità, costruite attraverso una sapiente regia di gesti, abiti e sguardi. In questo senso, Van Dyck si afferma come l’inventore di un linguaggio visivo moderno, capace di influenzare profondamente la ritrattistica europea nei secoli successivi.

Accanto al ritrattista, la mostra rivela anche un volto meno noto ma di grande intensità: quello dell’artista religioso. Le opere sacre, raramente presentate in Italia con una tale ampiezza, mostrano un Van Dyck capace di fondere teatralità barocca e introspezione spirituale. Dipinti come il Matrimonio mistico di Santa Caterina o il San Sebastiano coinvolgono lo spettatore in una narrazione carica di pathos, in cui luce, gesto e composizione diventano strumenti di una profonda comunicazione emotiva.

Straordinario è anche il livello dei prestiti, che conferiscono all’esposizione un respiro autenticamente internazionale. Tra le istituzioni coinvolte figurano il Museo del Louvre, il Museo del Prado, la National Gallery, il Kunsthistorisches Museum e la Galleria degli Uffizi, insieme a numerose collezioni italiane ed europee. Un dialogo tra musei che riflette perfettamente la dimensione cosmopolita dell’artista.

Genova occupa un ruolo centrale nel racconto della mostra. È qui che Van Dyck soggiornò a lungo, entrando in contatto con una delle aristocrazie più raffinate e influenti dell’epoca. In città sviluppò uno stile elegante e sofisticato, capace di interpretare il gusto di una committenza colta e ambiziosa. La mostra diventa così anche un’occasione per riscoprire il legame profondo tra il pittore e il contesto genovese, valorizzando al contempo il patrimonio artistico locale, dai palazzi storici ai musei cittadini. 

L’allestimento si apre con un’opera simbolica: il primo autoritratto noto di Van Dyck, realizzato in giovanissima età. Un dipinto che sorprende per maturità e consapevolezza, introducendo fin da subito il visitatore alla straordinaria precocità del suo talento. Il percorso si chiude invece con un’imponente pala d’altare proveniente dalla chiesa di San Michele di Pagana, unica testimonianza pubblica della sua attività in Liguria, che restituisce tutta la forza espressiva della sua pittura religiosa.

“Van Dyck l’Europeo” non è soltanto una retrospettiva, ma un racconto articolato e coinvolgente di un artista che ha saputo costruire un linguaggio universale. La sua capacità di attraversare culture, adattarsi ai contesti e innovare la tradizione lo rende una figura sorprendentemente attuale. In un’Europa attraversata da tensioni politiche, economiche e religiose, Van Dyck seppe trasformare l’arte in uno spazio di dialogo e rappresentazione condivisa.

 

Il percorso

L’impostazione curatoriale di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen mira a presentare al grande pubblico l’intero arco della carriera di un artista dal talento eccezionale. Il percorso si sviluppa come un viaggio che ripercorre, passo dopo passo, quello compiuto da Van Dyck dalla sua patria, le Fiandre, fino alla corte di Carlo I, re d’Inghilterra, attraverso numerosi spostamenti e, soprattutto, dopo un lungo soggiorno in Italia, durato ben sei anni. La retrospettiva non viene presentata secondo una stretta sequenza cronologica: le opere non sono disposte nelle dodici sale in base all’anno e alla città di realizzazione, ma organizzate per temi e ambiti della sua produzione.

Le opere sono accostate le une alle altre così da invitare, stimolare e facilitare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane in patria, con la maniera del grande Van Dyck italiano, e con quello inglese.

Il confronto è pensato anche tra opere che hanno soggetti analoghi: sarà infatti possibile, per esempio, comparare una dama genovese, una dama di Anversa o di Bruxelles e una dama inglese: ritratti eseguiti in tre diversi momenti, ma soprattutto per committenze dalla sensibilità e dal gusto differente.

Risulterà evidente quanto Van Dyck sia capace di sintonizzarsi sugli ambienti in cui si trova a operare, ma sarà anche evidente il confronto estetico e tematico tra le richieste di una committenza sempre diversa.

 

LE DODICI SALE – IL PERCORSO DELLA MOSTRA

Le sale sono dodici, precedute da una premessa che accoglie il visitatore con un’opera eccezionale: il primo autoritratto noto del pittore, datato 1614 ca. Van Dyck dipinge sé stesso con una maturità inusuale per i suoi quindici anni. Questa opera, esposta nella sala in cui i visitatori vengono accolti, dà la chiave di lettura dell’esposizione e presenta immediatamente Van Dyck come un artista eccezionale dal talento unico.

La sala 2 ribadisce questo concetto presentando quattro assoluti capolavori che rappresentano le quattro diverse stagioni della vita dell’artista: il Sansone e Dalila (1618-20 ca) della Dulwich Picture Gallery di Londra, Le tre età dell’uomo come Vanitas (1625 -26), proveniente da Palazzo Chiericati di Vicenza, Chronos che taglia le ali di Amore del 1627 ca. in arrivo dal Musée Jacquemart-André di Parigi e Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza, del 1633-34, proveniente da Palazzo Reale di Milano. Opere che lasciano sbalorditi per la loro bellezza anche dall'impatto dimensionale importante, così che il visitatore si possa immergere veramente nei grandi quadri di Van Dyck. 

La sala 3 che segue spiega il rapporto con Rubens, il suo maestro, dal quale Van Dyck prende presto le distanze prediligendo una raffinatezza che lo porta a un linguaggio nuovo che rinnova, appunto, l’approccio di Rubens – più colorato e chiassoso – con uno, quello di Van Dyck, più sussurrato.

La sala 4 è anch'essa una sorta di introduzione generale all'arte di Van Dyck, perché presenta opere eseguite su diversi supporti e con diverse tecniche: olii su tavola e su carta, disegni, gesso su carta, eccetera. Il visitatore entra nel suo atelier, a contatto con il “fare” dell’artista. Si potrà vedere il processo creativo di un genio e la genesi di opere che nascono dalla volontà di sperimentazione di un pittore che affronta ogni lavoro come una nuova sfida con il bello.

La sala 5, la prima grande sala tematica, con opere che illustrano il concetto della difesa della patria. Si fa quindi riferimento a un’Europa costantemente in guerra, ma anche a un valore fondamentale su cui si sono basate le società nelle quali Van Dyck opera. Si trovano ritratti a volte imponenti, come quello di Carlo V a cavallo, del 1620, in prestito dagli Uffizi, un imperatore non contemporaneo ma divenuto una vera e propria icona per le corti d'Europa; il Ritratto del Marchese Ambrogio Spinola (1620-21) dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, il grande generale al servizio della corona spagnola e degli arciduchi e principi sovrani dei Paesi Bassi Meridionali, difensore del credo cattolico, una vera celebrity ritratta anche da Velázquez e Rubens.

Posano per il visitatore anche gentiluomini in armatura o guerrieri, forse immaginari, di cui non si conosce l'identità, ma che costituiscono la trasfigurazione visiva di un valore: non combattere ma difendere e preservare; un valore talmente radicato nell’iconografia che persino i bambini venivano ritratti con le armi. Lo si può vedere nel grande capolavoro che si è conquistato la copertina del catalogo di mostra, prestito eccezionale della National Gallery di Londra: Il Ritratto dei bambini Giustiniani Longo, imponente e meraviglioso (1626 – 27), che per la prima volta viene presentato al pubblico dopo la riscoperta identità degli effigiati.

Nella sala 6 si affronta il tema della famiglia e come anche questa sia un valore su cui si fonda la società del tempo. I ritratti di coppia o di famiglia fanno capire come Van Dyck riesca a trasferire questo concetto, oltre a interpretare la volontà a volte spasmodica di autorappresentazione della classe dominante. Questa si sviluppa nella sala successiva – la sala 7 – una vera e propria carrellata di vanitosi ‘attori’ che il pennello del Van Dyck rende eterni; e quella ancora dopo, la sala 8, che presenta quattro imponenti ritratti a figura intera, uno per ciascun periodo, secondo il concept della mostra. È qui che il visitatore si imbatte nel maestoso Ritratto di donna uscita eccezionalmente dalla collezione di Palazzo Odescalchi di Roma.

Si prosegue nella sala 9 con un’immersione totale nell'arte sacra di Van Dyck, forse il capitolo meno conosciuto e meno studiato, ma soprattutto quasi mai presentato in Italia con un numero di opere così consistente.

Vi sono dei quadri grandi, come il Matrimonio mistico di Santa Caterina del 1618 – 20 proveniente dal Prado, o La cattura di Cristo del 1620- 21 ca. proveniente da Anversa, o lo splendido San Sebastiano della Scottish National Gallery (1620 - 21) di Edimburgo, che portano il visitatore nel vortice del dramma sacro, ma anche a riascoltare il racconto delle storie bibliche che fungevano da monito morale per il pubblico di allora.

Siamo quasi a fine percorso: nella sala 11 il visitatore scopre uno straordinario inedito: un Ecce Homo di grande intensità di collezione privata europea. L’allestimento invita il pubblico a farsi coinvolgere e travolgere dal pathos intenso che Van Dyck riesce a infondere nei suoi quadri.

In questa stanza dedicata alla preghiera, non poteva mancare una Madonna col bambino – viene dalla Galleria Nazionale di Parma -, per ricordare quanto la devozione privata in tutte le case fosse un appuntamento fisso, molto sentito, nella quotidianità del tempo.

Il colpo di teatro conclusivo è nella cappella del Doge, dove viene esposta la grande pala della chiesa di San Michele di Pagana, un raccolto luogo di culto in una piccola località della riviera ligure di Levante a Rapallo. Il dipinto, Cristo crocifisso con i Santi Francesco e Bernardo e il nobile Francesco Orero (1626), scuro, essenziale, quasi crudo nella stesura, porterà il pubblico a conoscenza dell'unica pala realizzata nei suoi anni genovesi e una delle due sole pale d'altare in assoluto dei suoi sette anni italiani.

Per informazioni: www.palazzoducale.genova.it

A Genova una conferenza esplora il linguaggio condiviso tra architetti e disegnatori tipografici

Super User 18 Marzo 2026 369 Visite

 

Genova si prepara ad accogliere un appuntamento dedicato al dialogo tra architettura e tipografia nella prima metà del Novecento. Giovedì 19 marzo, dalle ore 17 alle 19, l’Auditorium Gabrielli (piazza San Matteo 18) ospiterà la conferenza “Gli Alfabeti e i Modernisti. Linguaggio condiviso tra architetti e disegnatori tipografici nella prima metà del ‘900”, promossa dalla Fondazione Ordine Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Genova.

Il tema al centro dell’incontro riguarda il ruolo della scrittura nello spazio architettonico: se nell’architettura classica le epigrafi avevano prevalentemente una funzione celebrativa, con il Modernismo l’iscrizione assume un valore nuovo, diventando parte integrante del progetto. La tipografia non è più semplice veicolo di contenuti, ma strumento progettuale capace di contribuire alla definizione estetica degli edifici.

In questo contesto, molti architetti iniziano a progettare alfabeti specifici per le proprie opere, dando vita a un linguaggio grafico coerente e innovativo. Un fenomeno che, sviluppatosi tra Europa settentrionale e Stati Uniti, trova in Italia una declinazione originale grazie al contributo dei disegnatori di caratteri, protagonisti della diffusione di nuovi codici visivi anche nel campo della comunicazione stampata.

Moderato da Andrea Michelini, vicepresidente della Fondazione, l’incontro approfondirà questa intersezione tra discipline attraverso un percorso critico che prende avvio dal volume “Alfabeti Modernisti Italiani” (Lazy Dog Press, 2025) di Luca Lattuga. Interverranno lo stesso Lattuga, Paolo Rusconi, Veronica Bassini, James Clough e Gian Luca Porcile, offrendo prospettive diverse tra ricerca storica, analisi critica e casi studio, con uno sguardo anche al territorio genovese.

L’ingresso è libero, previa iscrizione online su www.formagenova.it

Rolli Days Primavera, in arrivo l’edizione del ventennale Unesco

Super User 12 Marzo 2026 389 Visite

 

Nel 2026 i Rolli Days celebrano un anniversario speciale: il ventennale dell’ingresso delle Strade Nuove e del Sistema dei Palazzi dei Rolli nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. L’edizione primaverile dell’evento trasforma ancora una volta Genova in un grande itinerario culturale tra architettura, storia e arte, attraversando i secoli d’oro della Repubblica ligure tra Cinquecento e Settecento.

I visitatori potranno esplorare i principali Palazzi dei Rolli accompagnati da divulgatori scientifici che guideranno il pubblico in un racconto multidisciplinare fatto di arte, diplomazia, economia e vita quotidiana. Il filo conduttore di questa edizione è il motto “Condividere è proteggere”, che richiama i principi promossi dall’UNESCO: tutela del patrimonio, dialogo tra culture e responsabilità collettiva nella conservazione dei beni storici. 

Accanto ai palazzi delle Strade Nuove, il programma amplia lo sguardo al centro storico con l’apertura di sedi meno conosciute ma di grande valore: Palazzo Brancaleone Grillo in vico Mele, Palazzo Bernardo e Giuseppe de Franchi in piazza della Posta Vecchia e Palazzo Domenico Grillo in piazza delle Vigne. Tra i luoghi simbolo della manifestazione torna protagonista anche Palazzo Bianco, esempio dell’architettura del Siglo de Oro genovese, che ospita una mostra dedicata al pittore Giovanni Andrea de Ferrari.

Tra le novità più attese spicca la Grotta Doria Pavese, raro esempio di grotta polimaterica cinquecentesca legata alla tradizione dei giardini nobiliari. Il sito è stato recentemente restaurato grazie a un progetto congiunto tra istituzioni culturali, università e ministero della Cultura. 

Per la prima volta entra nel circuito anche la Badia di Sant’Andrea di Cornigliano, antico complesso monastico oggi restaurato e trasformato nella sede del convitto giovanile del Genoa CFC, simbolo di come il patrimonio storico possa trovare nuove funzioni nel presente. 

Tornano inoltre gli eventi serali di Palazzi in Luce, con le facciate illuminate tra piazza della Meridiana, via Garibaldi e piazza Fontane Marose. L’edizione 2026 è dedicata alla memoria della storica dell’arte Giovanna Rotondi Terminiello, ideatrice dell’iniziativa.

Prenotazioni al link: https://landing.visitgenoa.it/rollidays-online/ 

Palazzo Lomellino

“Jump. Into the sea”, al Galata Museo del Mare la mostra di Silvia Caimi

Super User 11 Marzo 2026 575 Visite

 

Dal 19 marzo al 3 maggio al Galata Museo del Mare di Genova sarà visitabile “Jump. Into the Sea”, mostra personale di Silvia Caimi a cura di Giammarco Puntelli. Un progetto espositivo che mette al centro l’istante del salto come gesto simbolico di trasformazione, in dialogo con il mare visto non solo come paesaggio fisico, ma come spazio intimo e dimensione interiore.

L’inaugurazione, prevista per giovedì 19 marzo alle ore 18.00 nella Galleria delle Esposizioni del Museo (ingresso libero), vedrà la partecipazione di 4 artisti della Compagnia Teatro Danza di Sisina Augusta, che si esibiranno in una performance pensata in dialogo con le opere. L’evento sarà moderato dal Direttore del Galata Museo del Mare e dal Vice Presidente di Genova Cultura S.C. A.R.L.

Al centro della mostra, l’istante del salto: non un gesto sportivo, ma un atto di trasformazione, scelta e fiducia. Nelle opere, realizzate su tela bianca senza colore, il corpo umano è colto nell’attimo che precede l’impatto con il mare. È una sospensione carica di tensione e possibilità, un momento in cui tutto può ancora accadere: il mare diventa così uno spazio mentale, un orizzonte interiore che misura il coraggio di lasciarsi andare. In questo dialogo tra figura e infinito, tra vuoto e profondità, l’immagine si fa metafora universale dell’esperienza umana. “Jump. Into the Sea” invita il pubblico a fermarsi in quell’attimo sospeso che precede ogni scelta importante, riconoscendo nel salto non una caduta, ma un atto di fiducia verso l’ignoto.

La ricerca di Silvia Caimi indaga da anni il movimento dell’anima come libertà e coerenza dell’essere. I suoi “Jump” rappresentano una tensione verso l’autenticità, la sospensione diventa così linguaggio, equilibrio tra quotidiano e infinito.

La mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso e sarà visitabile fino al 3 maggio 2026 negli orari di apertura del museo.

La mostra: a Palazzo Rosso le sei tele superstiti degli Apostoli di Procaccini

Super User 06 Marzo 2026 610 Visite

 

A partire dal 7 marzo e fino al 19 luglio, i Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso ospitano la mostra Giulio Cesare Procaccini. Gli Apostoli riuniti, curata da Raffaella Besta, Odette D’Albo e Marco Franzone, che ha ritrovato due delle tele storicamente disperse: San Pietro e San Bartolomeo. L’esposizione, realizzata con il supporto della Galleria Goldfinch Fine Arts, rappresenta un’occasione unica per riunire, dopo oltre tre secoli, sei delle dodici tele originarie commissionate al pittore emiliano naturalizzato lombardo Giulio Cesare Procaccini (1574-1625) dal patrizio genovese Giovan Carlo Doria (1576-1625), uno dei suoi committenti più influenti.

«La riunione di tutti gli Apostoli noti è un evento di rilievo internazionale e un atto di ricomposizione della memoria artistica della città - dichiara l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari -. Esporre queste opere insieme significa restituire al pubblico un frammento essenziale della nostra identità culturale e del collezionismo genovese del Seicento». Palazzo Rosso si conferma così un luogo privilegiato di studio e valorizzazione, dove ricerca scientifica e collaborazione tra istituzioni pubbliche e collezioni private si fondono. Giovan Carlo Doria emerge come figura centrale: amico e committente di grandi maestri come Simon Vouet, Pieter Paul Rubens e Procaccini, raccolse decine di opere dell’artista, contribuendo a diffondere il suo linguaggio nella pittura genovese.

Il percorso espositivo mette in luce il dialogo tra Procaccini e Doria e il ruolo innovativo del pittore, capace di unire la grazia di Correggio e Parmigianino all’energia di Rubens. La serie degli Apostoli, completata entro il 1621, originariamente comprendeva dodici figure e le effigi di Cristo e della Vergine, ispirandosi probabilmente al celebre ciclo di Rubens per il duca di Lerma, oggi al Museo del Prado. Dopo la morte del collezionista, le tele furono disperse: quattro di esse, San Simone, San Paolo, San Matteo e San Tommaso, entrarono nelle collezioni di Palazzo Rosso nel 1874, mentre le altre restano oggi testimonianza di un grande patrimonio artistico ricostruito grazie alla ricerca e alla passione per l’arte genovese.

San Matteo

San Paolo

San Pietro

San Simone

San Tommaso

San Bartolomeo

Enrico Cultrone vince il “Premio Letterario Rotary Genova San Giorgio - Liguria Terra di Emozioni”

Super User 22 Febbraio 2026 995 Visite

Si è svolta mercoledì 18 febbraio, presso la sede di Banca Patrimoni Sella, in via Garibaldi 3 a Genova, la cerimonia di premiazione del “2° Premio Letterario Rotary Genova San Giorgio - Liguria Terra di Emozioni”, patrocinato da Regione Liguria e Comune di Genova e curato da Lucia Aliverti.

Il concorso, che ha invitato gli autori a raccontare le emozioni suscitate dalla Liguria, ha registrato una crescita significativa sia in termini di partecipazione sia di qualità. Sono stati infatti 190 gli elaborati pervenuti, tra i quali la giuria ha selezionato 20 racconti, oggi raccolti in un volume di circa 200 pagine, presentato ufficialmente nel corso della serata.

Il primo premio è stato assegnato a Enrico Cultrone, distintosi con un’opera originale poi trasformata in un cartone animato: protagonista un uomo che dialoga con un’anziana signora che si rivela essere Genova in persona, lasciandogli un ricordo speciale. Il filmato, proiettato in sala, ha emozionato il pubblico.

Presenti anche: Benedetto Gritta Tassorello, presidente Rotary Club Genova San Giorgio; Valerio Vagge, capo area Banca Patrimoni Sella; Mario Caraffini, consigliere comunale; Luigi Gentile, governatore Distretto 2032; Stefano Termanini, editore; Fortunato Crovari, governatore incoming; Carlo A. Martigli, presidente di giuria; Gloria Andrulidakis, presidente Rotaract; Francesca Ferraro, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - Centro Nazionale del Libro Parlato.

L’iniziativa si distingue anche per il forte impegno verso l’inclusione: il volume sarà trasformato in audiolibro per l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e, a maggio, verrà donato agli ospiti delle case di riposo cittadine. Tra le novità editoriali, la copertina presenterà un QR code in rilievo, riconoscibile al tatto, pensato per garantire l’accessibilità anche alle persone non vedenti.

Presentato il programma di Palazzo Ducale: tanti eventi e riapertura della Torre Grimaldina

Super User 28 Gennaio 2026 776 Visite

LE INTERVISTE DI GENOVA3000

Un cartellone ampio, trasversale e fortemente orientato al dialogo tra linguaggi, generazioni e discipline: è il programma delle attività 2026 di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, presentato questa mattina nella Sala dell’Archivio Storico. Un’offerta che ribadisce la centralità del Ducale nel panorama culturale cittadino e nazionale, confermandone la vocazione di spazio aperto, accessibile e vivo per 365 giorni all’anno.

Grandi mostre, festival di rilievo nazionale, cicli di incontri, rassegne e progetti dedicati ai giovani animeranno una stagione che vede la Fondazione nel ruolo di grande promotore e produttore di cultura. Alla presentazione erano presenti la presidente della Fondazione Sara Armella, il vice presidente Francesco Berti Riboli, la direttrice Ilaria Bonacossa, la sindaca di Genova Silvia Salis, il presidente di Regione Liguria Marco Bucci, l'assesore comunale alla Cultura Giacomo Montanari e i rappresentanti delle fondazioni Carige e San Paolo, Andrea Rivellini e Nicoletta Viziano.

Il programma 2026 si caratterizza per una forte contaminazione tra le forme espressive. Accanto a appuntamenti ormai consolidati come ‘La Storia in Piazza’ e il ‘Festival di Limes’, debuttano due nuovi cicli di incontri: ‘Un Palazzo di Libri’, rassegna dedicata ai protagonisti della letteratura nazionale ed europea, e ‘Cantautori, pop e rap’, un percorso sulla musica ligure che dal cantautorato arriva alle nuove espressioni, curato da Roberto Vecchioni e Margherita Rubino.

Grande spazio è riservato anche all’arte con la mostra ‘Van Dyck. L’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra’, in programma dal 20 marzo al 19 luglio negli Appartamenti e nella Cappella Dogale. Curata da Anna Orlando, si tratta della più ampia esposizione del secolo dedicata al maestro fiammingo, con sessanta opere provenienti dai maggiori musei europei. A questa si affianca, dal 24 aprile, la grande mostra dedicata a Mimmo Rotella, che celebra uno dei protagonisti assoluti del Novecento a vent’anni dalla sua scomparsa.

Elemento centrale del programma è il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni. Nascono lo Young Board, riservato ai 18-25enni, e Generazione Ducale, pensato per gli under 35, accanto a progetti come Pentagramma Ducale e Maratona Edipo, che mettono in rete Palazzo Ducale con le principali istituzioni formative cittadine. 

Completano il quadro l’attenzione all’accessibilità, il rafforzamento delle collaborazioni con le eccellenze del territorio e la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico, con la riapertura della Torre Grimaldina. Un programma che conferma Palazzo Ducale come laboratorio di pensiero, dialogo e consapevolezza, e la cultura come infrastruttura civile fondamentale per il futuro della città.

L’elenco completo delle iniziative si può consultare sul sito di Palazzo Ducale: www.palazzoducale.genova.it

‘I promessi sposi’ in immagini: un viaggio visivo nel capolavoro manzoniano

Super User 25 Gennaio 2026 595 Visite

Casa Luzzati, nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale a Genova, ospita “I promessi sposi in immagini: da Gonin a Luzzati”. L’incontro si terrà lunedì 26 gennaio alle ore 10, con ingresso libero.

Al centro dell’evento, il dialogo tra letteratura e immagine attraverso uno dei testi fondativi della cultura italiana. Ospiti d’eccezione saranno Lorenzo Coveri, accademico della Crusca, e Francesca Malagnini, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università per Stranieri di Perugia, chiamati ad approfondire due momenti chiave della storia illustrata dei promessi sposi.

Coveri guiderà il pubblico nel percorso che va dal Fermo e Lucia alla celebre edizione “Quarantana”, soffermandosi sulla collaborazione strettissima tra Alessandro Manzoni e l’illustratore Francesco Gonin, autore di oltre quattrocento immagini nel 1842: un lavoro così integrato da poter essere letto oggi come una sorta di graphic novel ante litteram.

Malagnini racconterà invece l’esperienza di Emanuele Luzzati, che nel 1999 reinterpretò il romanzo con sei tavole dedicate ai primi capitoli, svelando aspetti poco noti di quell’edizione e del suo apparato visivo condiviso con altri grandi artisti.

L’incontro è anche un invito a visitare la mostra “Luzzati. I sentieri dell’Ottocento”, un percorso didattico ed espositivo che mette in dialogo Luzzati con l’immaginario letterario del XIX secolo e con opere di Gonin, Crepax, Iliprandi, Pazienza e altri, celebrando la forza narrativa delle immagini e il loro potere di attraversare il tempo.

Luoghi del Cuore FAI: il cimitero di Staglieno tra i vincitori del bando nazionale

Super User 22 Gennaio 2026 821 Visite

 

Il cimitero di Staglieno conquista un importante riconoscimento nazionale entrando tra i vincitori della XII edizione de ‘I luoghi del cuore’, il più rilevante programma del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il progetto presentato dal Comune di Genova si è classificato all’ottavo posto in Italia, risultando primo tra i siti liguri e ottenendo un cofinanziamento di 21mila euro.

Un risultato che conferma il valore civico, storico e identitario di Staglieno, considerato uno dei più grandi cimiteri monumentali d’Europa e un vero museo a cielo aperto. «Questo riconoscimento premia il lavoro svolto dal Comune insieme alle associazioni e ai cittadini – commenta l’assessore ai Servizi civici Emilio Robotti – e ci consente di proseguire nel percorso di tutela e valorizzazione di un patrimonio restituito alla città come luogo di memoria, arte e cultura».

Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che sottolinea come Staglieno rappresenti «un patrimonio artistico e antropologico di rilevanza internazionale», capace di parlare anche alle nuove generazioni, come dimostrano gli oltre 8mila visitatori degli Staglieno Days, con un’ampia partecipazione under 35. Centrale anche l’innovazione digitale: «La tecnologia – spiega l’assessora Rita Bruzzone – sarà uno strumento chiave per rendere il patrimonio più accessibile e inclusivo».

Nel XII Censimento 2024-2025 Staglieno ha raccolto 8.117 voti, risultando primo tra oltre 160 cimiteri candidati e diventando il primo in assoluto a ottenere un finanziamento FAI. Il contributo sosterrà il progetto “Museo Staglieno. Un viaggio accessibile e partecipato tra arte e storia”. In Liguria è stato finanziato anche il Santuario dell’Eremita di Mallare, confermando la vitalità del territorio nella tutela del proprio patrimonio.

Cultura, aperte le iscrizioni al Premio letterario nazionale per la donna scrittrice

Super User 21 Gennaio 2026 1033 Visite

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla 40ª edizione del Premio letterario nazionale per la donna scrittrice, il prestigioso concorso, primo in Italia riservato alle scrittrici, nato nel 1985 da un’idea del giornalista Pierantonio Zannoni, con lo scopo di promuovere e valorizzare l’attività letteraria femminile. 

Organizzato per il secondo anno consecutivo dal Comune di Genova - precedentemente dal Comune di Rapallo e, per un’edizione sperimentale, dal Comune di Savona - il Premio vanta un prestigioso albo d’oro e ha valorizzato autrici come Anna Maria Ortese, Fernanda Pivano e Alda Merini, oltre a scoprire al loro esordio scrittrici poi affermatesi a livello nazionale e internazionale, tra cui Susanna Tamaro, Margaret Mazzantini e Rosella Postorino.

«Da 40 anni, il Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice rappresenta un presidio culturale di straordinario valore, capace di dare voce al talento femminile e di anticipare spesso i grandi nomi della narrativa contemporanea – commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari - Per il secondo anno consecutivo Genova è orgogliosa di ospitare e organizzare questo prestigioso appuntamento, che quest’anno si è arricchito del Premio Digital Storyteller. Un segnale concreto dell’impegno dell’amministrazione nel sostenere la cultura, la lettura e i nuovi linguaggi della divulgazione letteraria, valorizzando il ruolo delle donne nella produzione e nella promozione culturale».

«Un Premio di valore nazionale che non è solo un riconoscimento letterario, ma anche uno spazio di confronto, crescita e partecipazione per le autrici e il mondo di chi legge – aggiunge la presidente della commissione consiliare Cultura, Donatella Alfonso - Accanto alla storica attenzione per la narrativa femminile, il Premio Digital Storyteller apre a nuove forme di racconto e di condivisione, coinvolgendo le giovani generazioni e i canali digitali. È un’iniziativa che rafforza il legame tra istituzioni, lettrici e lettori, e che ribadisce l’importanza di sostenere la cultura e i modi di espressione delle donne come strumento di inclusione, innovazione e cittadinanza attiva».

Possono partecipare tutte le autrici, senza distinzione di nazionalità o cittadinanza, che abbiano compiuto il 18º anno di età alla data di scadenza del bando (28 febbraio). Sono ammesse opere di narrativa in lingua italiana pubblicate per la prima volta da Case Editrici o in autopubblicazione a partire dal 15 novembre 2024.

Entro il prossimo 28 febbraio, le opere in 12 copie dovranno essere inviate a:

Segreteria del Premio Letterario Nazionale Donna Scrittrice, Sistema Bibliotecario Urbano, via del Seminario 16 - 16121 Genova.

Entro il 18 aprile si riunirà la giuria tecnica, che selezionerà la terna finalista e assegnerà direttamente i premi collaterali Opera Prima e Speciale della Giuria. 

La giuria è composta da Francesco De Nicola (presidente f.f.), Maria Pia Ammirati, Mario Baudino, Luigi Mascheroni, Ermanno Paccagnini, Mirella Serri, Camilla Tagliabue, Pier Antonio Zannoni, ideatore del Premio, nonché segretario coordinatore. New entry in giuria Sara Rattaro, vincitrice del premio nel 2016 con Splendi più che puoi (Garzanti) e Raffaella Romagnolo, vincitrice dell’edizione 2025 con Aggiustare l’universo (Mondadori). 

Le opere finaliste saranno poi valutate dalla giuria popolare, composta da 30 lettori selezionati dal Comune di Genova. Le due giurie voteranno congiuntamente nel corso della cerimonia conclusiva, in programma a Genova sabato 30 maggio. L’autrice più votata sarà proclamata vincitrice della 40ª edizione del Premio. 

Novità di questa edizione, il Premio Digital Storyteller dedicato alle donne che promuovono la narrativa femminile attraverso i canali digitali. L’iniziativa, denominata Premio Digital Storyteller – Premio Città di Genova per la divulgazione letteraria femminile, è rivolta a creator, booktoker, influencer e divulgatrici attive su Facebook, TikTok, Instagram e YouTube.

Entro il prossimo 28 febbraio, le candidate, maggiorenni e senza limiti di nazionalità, potranno presentare un video inedito della durata massima di tre minuti, dedicato a un’opera di narrativa femminile pubblicata a partire dal 15 novembre 2024, tramite apposita scheda di partecipazione reperibile online sul sito del Comune di Genova.

Le prime 50 videorecensioni pervenute saranno valutate dalla giuria tecnica del premio Digital Storyteller, i cui componenti saranno comunicati successivamente. 

La giuria selezionerà tre video finalisti, che saranno sottoposti al voto del pubblico sui canali digitali del Comune per 48 ore. Il video più votato decreterà la vincitrice del Premio Digital Storyteller 2026 e sarà pubblicato sui canali web e social istituzionali.

Durante la cerimonia finale, che si terrà a Genova sabato 30 maggio, saranno proclamate le vincitrici del Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice, dei premi collaterali Opera Prima e Speciale della Giuria e del Premio Digital Storyteller.

L’autrice dell’opera più votata si aggiudicherà il Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice – XL edizione - che consiste in una targa e 5.000 euro. 

Le autrici delle altre due opere della terna riceveranno: una targa e 3.000 euro (seconda); una targa e 2.000 euro (terza classificata).

Le vincitrici del premio Opera Prima e del Premio Speciale della Giuria riceveranno, ciascuna, una targa e 2.000 euro.

La vincitrice del Premio Digital Storyteller riceverà una targa, 2.000 euro e potrà partecipare a un evento culturale o festival letterario del Comune di Genova.

Musei civici in crescita, Genova chiude il 2025 con numeri da record

Super User 18 Gennaio 2026 551 Visite

 

Genova chiude il 2025 con numeri incoraggianti sul fronte culturale e turistico. I musei del capoluogo ligure registrano infatti una crescita complessiva del 18% di visitatori nel periodo delle festività natalizie e dei ponti, dall’8 dicembre al 12 gennaio, rispetto allo stesso arco temporale dell’anno precedente. Un dato che conferma il ruolo sempre più centrale della cultura come motore di attrattività e sviluppo urbano.

Nel dettaglio, la rete dei Musei civici ha totalizzato 21.778 presenze contro le 18.412 del 2024-25. Particolarmente significativi gli incrementi registrati nei musei coinvolti nelle mostre temporanee legate al progetto “Genova nell’Ottocento”. I Musei di Strada Nuova segnano un +54%, la Galleria d’Arte Moderna di Nervi addirittura +94%, il Museo del Risorgimento +33% e il Museo delle Culture del Mondo di Castello D’Albertis +38%. Da record il dato del Museo di Archeologia Ligure, che quadruplica i visitatori, passando da 217 a 897 ingressi.

Ottimi risultati anche dalla sperimentazione delle aperture pomeridiane del 1° gennaio: solo a Palazzo Rosso sono entrate oltre 500 persone, in prevalenza non genovesi, a dimostrazione di un interesse turistico in crescita anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati.

«La cultura è una leva fondamentale per la crescita della città», ha commentato la sindaca Silvia Salis, sottolineando il valore di un lavoro condiviso tra amministrazione e istituzioni culturali. Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che evidenzia l’efficacia di una rete museale di qualità, sempre più percepita come patrimonio “di casa” da cittadini e visitatori.

Positivi anche i dati turistici: tra Natale ed Epifania la destinazione Genova cresce del 7,5%, sia nel settore alberghiero sia negli affitti brevi. Un trend rafforzato dagli eventi di Capodanno e da una strategia integrata che guarda anche al turismo congressuale, con importanti appuntamenti internazionali già in calendario per il 2026.

Rivista ArtTribune: Giacomo Montanari è l’assessore alla Cultura dell’anno

Super User 24 Dicembre 2025 821 Visite

La rivista “ArtTribune” ha inserito l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari nel Best of 2025, pubblicato in queste ore (https://www.artribune.com/arti-visive/2025/12/best-of-2025-artribune/ ). Secondo l’autorevole rivista di settore, il docente e storico dell’arte Montanari è l’assessore alla Cultura dell’anno 2025. Si legge sul sito della rivista: “Da guardare con attenzione quindi la nomina lo scorso giugno 2025 dello storico dell’arte Giacomo Montanari, classe 1984, inventore dei Rolli Days, evento di grande successo non solo locale, a ora Assessore alla Cultura della Città nella giunta di Silvia Salis, una sindaca che tutti guardano. Non solo a Genova”.

«Il riconoscimento attribuito da Artribune a Giacomo Montanari è motivo di orgoglio per la nostra amministrazione e per la nostra città - dichiara la sindaca Silvia Salis - in pochi mesi di lavoro ha saputo portare energia, competenza, capacità di fare rete e una grande voglia di costruire un futuro che ruoti attorno allo straordinario patrimonio culturale che abbiamo a disposizione in città. Fin dal primo giorno ho creduto che Genova meritasse una guida appassionata e competente in un ambito fondamentale come quello culturale: la scelta di Giacomo Montanari è un segnale chiaro in questa direzione. Ora ci attendono sfide importanti e appuntamenti di grande rilievo che ci offriranno l’opportunità di rafforzare il ruolo di Genova come punto di riferimento culturale a livello nazionale e internazionale».

«Ringrazio della menzione tutta la redazione dell’autorevole rivista, un riconoscimento che mi riempie di orgoglio e di stimoli per lavorare ancora di più per Genova e per la nostra cultura – commenta l’assessore Montanari – è un riconoscimento di un lavoro ottenuto grazie a una squadra straordinaria come quella genovese: dalle Fondazioni, come il Teatro Carlo Felice e Teatro Nazionale, Palazzo Ducale, agli uffici comunali delle Politiche culturali e dei musei. Ringrazio ancora una volta la sindaca Salis per avermi dato la possibilità di cimentarmi in questa importante esperienza che porto avanti con passione, per contribuire a valorizzare sempre di più il grande patrimonio culturale di Genova. Il prossimo anno sarà un anno ricco di sfide e, nel ventennale del riconoscimento dei Rolli Patrimonio Unesco, potremo consolidare ancora di più e meglio Genova come riferimento nazionale e internazionale per la cultura». Sul sito si legge anche che “una menzione la merita anche la città di Genova che grazie all’attività di Palazzo Ducale, con la direzione di Ilaria Bonacossa, del Museo Diocesano, di Palazzo Reale, di una galleria propositiva e di alto livello come Pinksummer, del MAIIIM tra le altre, si riconferma una meta di tutto rispetto”.

Genova celebra Ligustro con una mostra dedicata alle sue stampe giapponesi

Super User 20 Dicembre 2025 861 Visite

ANNALISA E FRANCESCO BERIO RICORDANO PAPA' LIGUSTRO

L'ALLIEVA MARIA NELLA PONTE

 L'ALLIEVO FULVIO IOAN

Il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, immerso nel verde della Villetta Di Negro, ha inaugurato con grande partecipazione la mostra temporanea “Ligustro, gioia di vivere - Le stampe giapponesi di un artista ligure”, dedicata a Giovanni Berio (Imperia, 1924–2015), noto nel mondo dell’arte come Ligustro. All’apertura ufficiale, giovedì 18 dicembre, erano presenti i figli Francesco e Annalisa, curatori della mostra e custodi delle opere del padre, insieme a studiosi e appassionati arrivati da tutta Italia e rappresentanti delle istituzioni culturali, a testimonianza dell’interesse che ancora oggi circondano la figura dell’artista imperiese. 

Visitabile fino all’8 marzo 2026, l’esposizione rende omaggio a uno dei più importanti interpreti occidentali della xilografia policroma giapponese, nel decennale della sua scomparsa. A partire dal 1986, Ligustro intraprese un percorso artistico rigoroso, dedicandosi allo studio delle tecniche di incisione e stampa del Giappone del Periodo Edo. Le sue opere mostrano una padronanza straordinaria della xilografia Nishiki-e, le celebri “stampe di broccato”, dalla lavorazione delle matrici lignee fino alla stampa su pregiate carte giapponesi.

Il talento tecnico di Ligustro conquistò l’ammirazione internazionale, incluso Jack Hillier, massimo esperto mondiale di stampa giapponese, che considerava insuperabile il livello raggiunto dall’artista tra gli occidentali. Pur rispettando le tecniche tradizionali, Ligustro sviluppò uno stile personale, con colori più tenui e soggetti originali, capaci di trasmettere serenità e poesia. L’uso di pigmenti naturali, foglie d’oro e d’argento, mica, gofun e tecniche raffinate come karazuri e bokashi conferisce alle sue opere un’eleganza misurata e contemplativa.

La mostra mette in dialogo le creazioni di Ligustro con i capolavori dell’ukiyoe della collezione Chiossone, firmati da maestri come Hiroshige, Hokusai, Utamaro e Kaigetsudo Ando, fonti di ispirazione per l’artista. Sono esposti stampe, libri e surimono donati da Ligustro al Comune di Genova negli anni Novanta, accanto a preziosi prestiti degli eredi, che arricchiscono la narrazione del suo percorso artistico. 

Oltre a celebrare la sua arte, la mostra evidenzia il ruolo di Ligustro come ponte culturale tra Italia e Giappone. Grazie al suo lavoro, tecniche antiche e complesse sono state preservate e reinterpretate con sensibilità occidentale, senza mai tradire la tradizione orientale. Il legame con Genova e con il Museo Chiossone è storico: già nel 1996 il museo gli dedicò una mostra personale, e oggi torna a celebrarlo come una delle punte più alte dell’arte incisoria ligure del Novecento.

 

 

 

 

 

Cultura, Rapallo fa sinergia con Camogli: nasce una rete tra i teatri Clarisse e Sociale

Super User 16 Dicembre 2025 1867 Visite

Il Comune di Rapallo dà il via ad una nuova stagione di collaborazione tra le strutture teatrali del territorio. Con la riapertura del Teatro delle Clarisse, restituito alla città dopo un attento e scrupoloso intervento di ristrutturazione, nasce ufficialmente la rete Teatro delle Clarisse - Teatro Sociale di Camogli, un progetto che punta a rafforzare l’offerta culturale del Levante ligure. 

Il concerto inaugurale dell’8 dicembre ha segnato il ritorno alla piena attività di uno spazio storico di Rapallo, ora completamente rinnovato e in grado di ospitare eventi musicali e teatrali di alto livello. Proprio in quest’ottica, l’amministrazione comunale ha scelto di affidare al Teatro Sociale di Camogli la gestione e la programmazione artistica delle Clarisse per i primi sei mesi del 2026.

«Davanti alla necessità di valorizzare al massimo questo spazio culturale - dichiara il sindaco Elisabetta Ricci - abbiamo deciso di puntare su una collaborazione qualificata. La nostra iniziativa mira a creare un vero e proprio “sistema” di teatri, capace di operare in sinergia e di coinvolgere, nel breve periodo, altre istituzioni culturali del territorio».

La scelta è ricaduta sulla Fondazione Teatro Sociale di Camogli, guidata dal sovrintendente e direttore artistico Giuseppe Acquaviva, forte dei risultati ottenuti dal 2021 a oggi. «Il Teatro delle Clarisse avrà una propria identità - aggiunge il sindaco - ma il contributo del Sociale sarà determinante nella fase di avvio. Crediamo nel valore del fare rete per accrescere la qualità dello spettacolo dal vivo e offrire un beneficio concreto all’intera comunità».

La presentazione: il sindaco Ricci con il sovrintendente Acquaviva e gli assessori Brasey, Lasinio e Mustorgi

Il sindaco Elisabetta Ricci e il sovrintendente Giuseppe Acquaviva

“Ligustro, la gioia di vivere”: al Museo Chiossone le stampe giapponesi di Giovanni Berio

Super User 15 Dicembre 2025 1138 Visite

Il Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova (Villetta Di Negro, Piazzale Mazzini) annuncia la nuova mostra temporanea “Ligustro, gioia di vivere - Le stampe giapponesi di un artista ligure”, un omaggio raffinato e profondo al maestro Giovanni Berio (1924–2015), in arte Ligustro, figura di rilievo internazionale nella xilografia policroma giapponese. L’inaugurazione, a ingresso libero, si terrà giovedì prossimo, 18 dicembre alle ore 16:00, mentre l’esposizione sarà visitabile dal giorno dopo e fino all’8 marzo 2026, nel decennale della scomparsa dell’artista.

Nato a Imperia nel 1924, Ligustro intraprese a partire dal 1986 un percorso artistico radicale, dedicandosi con rigore assoluto allo studio delle tecniche di incisione e stampa del Giappone del Periodo Edo. Le sue opere, di altissima qualità tecnica, testimoniano una conoscenza profonda della xilografia Nishiki-e, le celebri “stampe di broccato”, padroneggiata in ogni fase: dall’intaglio delle matrici lignee alla stampa su carte artigianali giapponesi. Una maestria riconosciuta anche dal massimo esperto mondiale di stampa giapponese, Jack Hillier, che definì insuperabile il suo livello tecnico tra gli artisti occidentali. 

La mostra mette in dialogo le inconfondibili opere di Ligustro con i capolavori dell’ukiyoe conservati nella collezione Chiossone, firmati da maestri come Hiroshige, Hokusai, Utamaro e Kaigetsudo Ando, fonti costanti di ispirazione. In esposizione figurano stampe, libri e surimono donati dall’artista al Comune di Genova negli anni ’90, affiancati da preziosi prestiti concessi dagli eredi. 

Pur fedelissimo alle tecniche giapponesi - dall’uso di pigmenti naturali, foglie d’oro e d’argento, mica e gofun, fino a effetti di lusso come karazuri e bokashi - Ligustro sviluppò uno stile personale, caratterizzato da una tavolozza più tenue e da soggetti originali, capaci di trasmettere serenità, poesia e amore per la natura.

Ligustro fu un vero ponte culturale tra Italia e Giappone, contribuendo a mantenere vive tecniche antiche quasi dimenticate. La mostra, patrocinata da importanti istituzioni culturali e dal Comune di Imperia, rinnova il legame profondo dell’artista con Genova e con il Museo Chiossone, che dopo la personale del 1996 torna oggi a rendere omaggio a una delle più alte espressioni dell’arte incisoria ligure del Novecento.

“Profeti”: Mendelssohn protagonista al Carlo Felice con Fasolis sul podio

Super User 10 Dicembre 2025 604 Visite

Il Teatro Carlo Felice celebra le festività natalizie con uno dei capolavori più intensi della musica sacra romantica. Giovedì 11 dicembre, alle ore 20.00, per la Stagione Sinfonica 2025–26, il titolo “Profeti” introduce l’esecuzione di Elias op. 70 di Felix Mendelssohn Bartholdy, affidata alla direzione di Diego Fasolis, tra i massimi interpreti del repertorio sinfonico-corale. 

Accanto all’orchestra e al coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Claudio Marino Moretti, salirà sul palco un cast vocale di rilievo internazionale: Camilla Tilling (soprano), Lucia Cirillo e Silvia Beltrami (mezzosoprano), Christoph Strehl (tenore) e Henryk Böhm (basso), insieme ad alcune voci solistiche dal Coro e al giovane Riccardo Negromi del Coro di voci bianche.

Composto tra il 1836 e il 1846, Elias rappresenta l’ultima grande creazione di Mendelssohn e una delle espressioni più alte della spiritualità musicale ottocentesca. L’oratorio intreccia episodi biblici dal Primo Libro dei Re con salmi e testi veterotestamentari, restituendo un ritratto profondamente umano del profeta: un uomo chiamato a guidare un popolo smarrito tra siccità, crisi e rivelazione. La partitura, sospesa fra l’eredità bachiana e una moderna tensione drammatica, affida al coro il ruolo di coscienza collettiva e all’orchestra quello di impulso morale e narrativo.

La Fondazione annuncia inoltre un nuovo appuntamento in Stagione: mercoledì 25 marzo 2026 saranno protagonisti i Carmina Burana di Carl Orff diretti da Tito Ceccherini, titolo amatissimo del Novecento che subentra al posticipato concerto “Berio100”, mantenendo invariato il numero degli eventi in abbonamento. Ulteriori dettagli saranno diffusi prossimamente.

Camilla Tilling

Henryk Böhm

Lucia Cirillo

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