Toti Bis riparte da una garanzia

La giunta di Giovanni Toti ha superato in queste settimane la boa di metà legislatura ed i risultati

sono generalmente molto positivi.
Credo che se si rivotasse oggi, la coalizione del centrodestra - ovviamente se Toti fosse il candidato - rivincerebbe in scioltezza e non un po' casualmente e per le spaccature a sinistra come nel 2015.
Del resto, la fortuna occorre sapersela meritare ed il governatore ligure - superando anche ogni mia previsione, non ho mai nascosto di essere stato fra gli scettici al momento della candidatura perché lo ritenevo troppo "foresto" e troppo leader nazionale - ha dimostrato di sapersela meritare tutta.
Dal punto di vista mediatico e comunicativo, ovviamente, Toti è un fuoriclasse e la giunta sta ottenendo grandi risultati di immagine, anche a livello nazionale.
E ha la grande fortuna (e il merito) di avere a fianco due persone che sono due ulteriori chiavi del suo successo: la sua prima moglie Siria Magri, grande giornalista e persona perbene, e la sua seconda moglie PierPaolo Giampellegrini, amico fedele, segretario generale e problem solver di piazza De Ferrari, quello che crea le condizioni di tanti successi. Senza urlare, fra l'altro. Ma sussurrando, praticamente un Gianni Letta 4.0.
Così il carniere di Toti è ricchissimo.
Le varie campagne "La mia Liguria" stanno avendo successo e hanno lanciato anche un nuovo brand.
Il turismo, grazie anche ai problemi della Francia e dei Paesi dell'Africa Mediterranea, sta dando buoni risultati, Genova in testa, e anche l'idea di destagionalizzare è vincente.
La Protezione Civile sta girando bene, la nuova legge sulla Casa e la giusta attenzione ai deboli e agli ultimi - anche se italiani, verrebbe amaramente da dire - è un tocco sociale che nobilita il lavoro della giunta.
Così come alcuni provvedimenti sulle Finanziarie e sullo sviluppo: dall'attenzione, sacrosanta, per gli artigiani, a quella per il piccolo commercio, con norme come quelle dei contributi ai Civ da parte di chi apre nuovi grandi insediamenti. O, ancora, l'abbattimento di alcune imposte per far ripartire la demografia e gli investimenti produttivi che possono creare un circolo virtuoso di sviluppo e ricchezza per tutta la Regione.
Poi, certo, ci sono anche cose meno riuscite: a differenza di Toti che, con la grande educazione e cortesia che lo contraddistingue, un appuntamento non lo nega a nessuno, magari procrastinandolo di settimana in settimana, a volte forse di mesi, con un suo personalissimo calendario pre-gregoriano (io credo che festeggi il Capodanno cinese e quindi stia ancora aspettando il cenone con gli involtini primavera) con l'agenda dell'efficientissima Valeria Andresi più complicata di una battaglia navale, alcuni assessorati ed assessori sono più inaccessibili di Fort Knox. E questo è un errore capitale, perché i "datori di lavoro" di quegli stessi assessori sono i cittadini.
Oppure, un certo "effetto annuncio" che porta a dare per fatte cose su cui si sta lavorando, creando così prima attese e poi delusioni perché ci si sente un po' presi in giro.
O, ancora, al momento, fallimenti come il treno veloce per Milano. Non solo non ce n'è traccia, ma i tentativi fatti finora si sono trasformati in una beffa. Poi, certo, in questo caso non è assolutamente colpa della Regione, ma occorrerebbe stare più attenti anche al momento di attribuirsene i meriti.
O disfatte impreviste come quella sanitaria dei pronto soccorso dei giorni scorsi, gestita male prima e peggio dopo, visto che c'erano tutte le attenuanti possibili immaginabili, ma senza le scuse dovute ai cittadini si sbaglia comunque. Pandemia o non pandemia.
Insomma, a metà mandato comunque, il bilancio è comunque positivo.
Ma ora inizia la fase due, con un ricambio degli assessori e della squadra di governo che potrebbe lasciare Giovanni Toti solo come in un sistema tolemaico e tutto ciò che è attorno a lui cambiare.
A partire dal ruolo istituzionale: il presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone andrà a Strasburgo e Bruxelles, subentrando a Matteo Salvini, essendo il primo dei non eletti all'Europarlamento per il NordOvest, se non addirittura a Roma. Al suo posto, un altro leghista, l'assessore Stefano Mai o il capogruppo Alessandro Piana, o il consigliere moderato di "Liguria Popolare", anzi ora di "Noi con l'Italia", Andrea Costa.
Poi, andranno certamente a Roma quelli che sono di gran lunga i due migliori assessori della squadra di Toti: Marco Scajola nel collegio di Imperia e Giacomo Raul Giampedrone in quello del Tigullio. Per loro, dioscuri di Toti, parlano i risultati rispettivamente su Casa e Urbanistica e Ambiente, Protezione Civile e Infrastrutture.
Potrebbe cambiare completamente anche la composizione della squadra leghista: Edoardo Rixi, oggi assessore allo Sviluppo Economico, verrà chiamato a Roma da Matteo Salvini, che si fida di lui e lo stima molto, tanto da volerlo come ministro in un eventuale "governo Salvini I" o, al limite come sottosegretario alle Infrastrutture o alla Presidenza del Consiglio, con una nuova delega al Mare.
Sonia Viale, attuale vicepresidente della giunta ed assessore alla Sanità, seguirà Roberto Maroni che, dopo la rinuncia alla ricandidatura in Lombardia, nonostante le smentite berlusconiane, potrebbe tornare a fare il ministro, magari agli Interni, se non addirittura un premier di dialogo Berlusconi-Salvini con proprio Sonia Viale come sottosegretario di assoluta fiducia. Sonia, fra l'altro, è una sorta di prefetto, bravissima a gestire vicende tecniche e giuridiche che in Regione ha avuto solo la sfortuna di finire in un mondo come quello della Sanità che non è il suo mondo, mentre come vice a Palazzo Chigi o al Viminale sarebbe perfetta. In questo modo, fra l'altro, Paolo Ardenti - che sta alla Viale come Sonia sta a Bobo, quasi un prefetto aggiunto, fidatissimo e capace di suggerire idee e strategie - diventerà consigliere regionale, essendo il primo dei non eletti con il quoziente più alto. E, ovviamente, insieme alla Viale cambierà la guida dell'agenzia sanitaria Alisa, che è stata il vero punto debole della filiera, con il commissario Locatelli che tornerà in Lombardia.
Mentre il terzo leghista, l'assessore all'Agricoltura Stefano Mai, potrebbe diventare capogruppo del Carroccio o presidente del Consiglio regionale.
Restano Ilaria Cavo, assessore alla Formazione e alla Cultura, che come Sonia Viale, ha anche il vantaggio di essere donna e quindi ambitissima per le "liste di genere" che impongono un certo numero di candidature femminili e se la giocherà fino all'ultimo con l'effervescenza naturale della sua omologa in Comune Elisa Serafini, quasi una Ferrarelle del lavoro e del sorriso, e con la passionalità di Lilli Lauro.
E Gianni Berrino, assessore al Lavoro e ai Trasporti, che combatterà per far sì che il posto che verosimilmente sarà appannaggio di Fratelli d'Italia vada a lui. Il proconsole meloniano romano Fabio Rampelli lo vorrebbe; Matteo Rosso, che è l'uomo di Fratelli d'Italia con più seguito personale dopo Giorgia Meloni, e che ha già fatto sapere di non essere interessato ad andare a Roma per rimanere alle nostre latitudini a difendere sempre e comunque gli interessi dei liguri, come testimonia l'impegno quotidiano e instancabile nei pronto soccorso e negli ospedali, come un difensore civico aggiunto, potrebbe essere meno d'accordo.
Insomma, esattamente all'opposto di quanto scritto da divertenti retroscena dei mesi scorsi, in cui si diceva che Toti avrebbe detto ai suoi assessori che nessuno di loro avrebbe dovuto andare a Roma, c'è il fondato dubbio che della giunta Toti, che oggi può contare sul presidente e su sette assessori, resti solo il governatore. Insieme a una giunta tutta nuova.
Ma già ripartire da Toti sarebbe la migliore garanzia anche per la nuova squadra.

La Puntina di Massimiliano Lussana

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