I nomi in lista sono uno schiaffo alla Liguria

Possiamo girarla come vogliamo, ma le liste elettorali erano e restano brutte, in qualche caso pessime.

Tutte o quasi.
Ma certo, complici i sondaggi per loro favorevoli, vale la pena di concentrarsi sui nomi del candidati del centrodestra. Inchinandosi alle eccezioni.
La Lega, come vedremo meglio nei prossimi giorni, ha studiato un perfetto gioco di incastri che dovrebbe portare in Parlamento molti liguri, da Edoardo Rixi a Francesco Bruzzone, da Stefania Pucciarelli a Flavio Di Muro, da Sara Foscolo a Paolo Ripamonti. Insomma, se tutto andrà come è nei sogni di Rixi, la pattuglia del Carroccio ligure passerà da zero a sei rappresentanti.
Matteo Rosso per Fratelli d'Italia ha puntato tutto sulla linea autoctona e per il legame con il territorio: Stefano Balleari, Massimiliano Iacobucci e Antonio Oppicelli capilista nel proporzionale e, dietro di loro, fra gli altri, tutto il gruppo consiliare meloniano a Tursi: Alberto Campanella nel ruolo del bello; Valeriano Vacalebre in quello dello studioso silenzioso e Antonino Sergio Gambino in quello del più fisicato dei tre.
I centristi di Noi con l'Italia hanno incredibilmente rinunciato a schierare Armando Ezio Capurro, che pure aveva firmato il risultato di Direzione Italia dell'anno scorso in Comune, il migliore d'Italia dopo quelli pugliesi. E quindi pare durissima la corsa nel proporzionale di Andrea Costa, di Salvatore Muscatello, di Franco De Benedictis, di Arianna Viscogliosi, di Matteo Campora, destinate a trasformarsi in candidature di servizio e di testimonianza, utili per il risultato nazionale complessivo, più che per la reale speranza di fare il quorum nella nostra regione.
Resta Forza Italia. E qui ci sono i problemi più gravi.
Perché la stessa serata voluta da Giovanni Toti e dalla Fondazione Change a Villa Lo Zerbino per finanziare la campagna elettorale la prossima settimana, sarà diversa da come avrebbe potuto essere, fin dal titolo "Una serata per la Liguria".
Avrebbe potuto essere la consacrazione del "modello Liguria" e la giusta glorificazione delle vittorie in serie (Regione, Savona, Genova, La Spezia, praticamente tutti i grossi centri) e invece sarà una toppa su liste che restano comunque sbagliate: a partire dal fatto che Giorgio Mulè e Melania Rizzoli, i due candidati che hanno maggiori possibilità di essere eletti, hanno ottime professionalità e storie personali, basti pensare al recente articolo della dottoressa Rizzoli su "Libero" sul problema del pene piccolo e sul fatto che non bisogna dare troppo peso alle dimensioni. Insomma, temi forti, ma che con la Liguria c'entrano come i cavoli a merenda. E dopo la tragica esperienza di Augusto Minzolini e Giorgio Lainati l'altra volta, sarebbe stato saggio evitarlo. Non è che, siccome hanno telefonato a Toti prima di accettare la candidatura, non sono più paracadutati.
Ribadisco, da storicamente a-scajoliano, quando tutti erano scajoliani e lo erano, in modo militare, soprattutto quelli che ora fanno finta di non conoscerlo: quando le liste le faceva Claudio Scajola, tutto questo non sarebbe mai successo e il territorio veniva valorizzato e non umiliato.
Invece, ci sono candidature che sembrano fatte più pensando al bene dei candidati che a quello degli elettori e a risolvere i loro problemi per i prossimi cinque anni, più che i problemi del Paese.
E aumentano il rimpianto per la prima Repubblica, quando i leader erano Bettino Craxi, Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Enrico Berlinguer, Marco Pannella, Giorgio Almirante, Pietro Ingrao, Giovanni Malagodi, Cesare Merzagora, Giuseppe Saragat e Ugo La Malfa e i "paracadutati" in politica, a Roma e a Strasburgo, si chiamavano Giorgio Strehler, Altiero Spinelli, Leonardo Sciascia, Domenico Modugno ed Enzo Tortora...
Sandro Biasotti è un amico personale, ma non posso farmi condizionare dall'amicizia, dalla stima per quello che ha fatto da governatore e soprattutto dalla sua attività imprenditoriale - la concessionaria di via Di Francia è una delle più belle del mondo, quasi una bellezza ulteriore di Genova, da visitare dopo i Rolli, la Lanterna, San Lorenzo e i Parchi - per non vedere che la sua ultima legislatura a Montecitorio è stata quasi omeopatica, senza lasciare alcuna traccia reale sulla città. E ricandidarlo con questi risultati e questa (non) attività, non mi pare un'ideona.
Così come non è un'ideona vedere candidato nel collegio Genova-Bargagli Angelo Vaccarezza, uno che nel territorio del collegio ci viene giustamente a fare il consigliere regionale e a vedere la Sampdoria, ma che è conosciuto e radicato a Savona e non qui.
Certo, alcuni nomi validi ci sono: Roberto Bagnasco nel collegio del Tigullio è l'uomo giusto per quel posto; Roberto Cassinelli, in pochi mesi da subentrato al Senato, ha firmato una serie di iniziative ed è stato scelto come speaker di battaglie giuste, conquistandosi sul campo la ricandidatura; l'avvocato Giovanni Beverini porta un valore aggiunto di preparazione e bulimia di sapere e di lettura, in un mondo politico dove spesso si sono scritti più libri di quanti se ne siano letti; Beppe Giuseppe Costa è il giusto premio ai seniores, oltre che a un'area del partito che avrebbe potuto legittimamente candidare anche Alessandro Lionetti, che se ha un grosso difetto è quello di essere più berlusconiano di Berlusconi; Lilli Lauro, a parte il fatto che è l'unica che viene regolarmente eletta con messi di preferenze, in un mondo dove c'è gente che non se ne è mai sudata una, ha una carica agonistica da campagna elettorale a cui non rinuncerei mai e con i suoi quattro figli e relative fidanzate parte già da un'ottima base elettorale.
E, fra l'altro, essendo Lilli candidata al Senato, la notizia è che ha superato i quarant'anni, circostanza che sfugge guardando alla sua forma fisica che è ancora quella di una ventenne con i boccoli di una Charlie's Angel.
Insomma, la Liguria è stata maltrattata nelle liste.
E quindi serve un "risarcimento" nella compagine di governo. Se dovesse vincere il centrodestra, ma anche se ci fossero le larghe intese faccio qualche possibile nome in quota centrodestra: Giacomo Raul Giampedrone sottosegretario alla Protezione Civile, anche come premio al gran lavoro della squadra di Toti; Anna Pettene alle Pari Opportunità; Edoardo Rixi sottosegretario al Mare; Elisa Serafini per dimostrare che un'altra politica è possibile e che un menochetrentenne può lasciare il segno; Lucia Scajola (una combattente da film a stelle e strisce) e anche Marco Scajola perché sono entrambi bravi e perché così potrebbero finalmente risfoderare i loro (bei) sorrisi alla cena di Natale che diventerebbe anche una festa di governo, dopo essere stati incredibilmente esclusi dalle liste. E, ovviamente, Giancarlo Vinacci, il più papabile di tutti per il Ministero dello Sviluppo Economico, almeno come sottosegretario o viceministro, anche come premio per tutti i risultati che sta ottenendo come assessore a Genova, con la moltiplicazione degli eventi e la raccolta della migliore eredità di Emanuele Piazza.
Ma, oltre a questi che conosciamo, ci sono anche altri nomi, magari eccellenze della società civile che non hanno mai fatto politica fino ad oggi.
Nomi che ci portino a pensare che, non sempre, in politica, non è tempo per noi e forse non lo sarà mai.
Quello che sarebbe inaccettabile, sarebbe rivedere al governo volti uguali a quelli del giuramento al Quirinale di ventiquattro, o anche solo di diciassette, o anche solo di nove anni fa.

La Puntina di Massimiliano Lussana

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