Le liste ad incastro

Non amo paracadute e paracadutati, ma non amo nemmeno i massimalismi dialettici che troppo spesso

Matteo Salvini usa, squalificando anche battaglie giuste e alcune sacrosante, come quella sulla misura delle vongole imposte dall'Unione Europea.
Chi lo incontra anche una sola volta si rende conto che il leader del Carroccio umanamente è molto meglio di ciò che dice, ma sta di fatto che certe cose le dice e quindi è giusto che certe parole gli vadano in conto.
E' una questione di gusti: concordo con l'assessore leghista lombardo Gianni Fava quando chiede maggiore vigilanza affinché gli estremisti stiano lontani dalla Lega, proprio perché storicamente la Lega è stato altro dal massimalismo e dall'estremismo.
Magari non proprio la "costola della sinistra" vagheggiata da Massimo D'Alema ai tempi del ribaltone e della "cena delle sardine" a Gallipoli con Rocco Buttiglione e Umberto Bossi, ma comunque una forza sana e popolare, non violenta e che fa battaglie condivisibili o no, ma non xenofoba e razzista.
Soprattutto, in Liguria, dove - al di là delle uscite sgradevoli, sbagliate e censurabili del consigliere regionale Giovanni De Paoli sull'uso dei forni e simili amenità o dei toni sempre di un'ottava dialettica sopra le righe dell'assessore alla Sicurezza del Comune Stefano Garassino, che però si riscatta con il lavoro vero, come un'ottimo progetto sulla legalità che sta portando avanti con Confartigianato Liguria, i generali Luca Costi e Giancarlo Grasso e i generali aggiunti delle Forze dell'Ordine ed altre ottime idee - i rappresentanti del Carroccio nelle istituzioni stanno lavorando in modo serio e moderato.
Penso al lavoro per i piccoli negozi e le piccole imprese, soprattutto artigiane e soprattutto nell'entroterra, di Edoardo Rixi, che ha caratterizzato soprattutto su questo il suo lavoro da assessore allo Sviluppo Economico. Penso alla bonomia di Stefano Mai, assessore regionale all'Agricoltura, all'ascolto alle istanze di tutti del presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone o alla serietà quasi calvinista ed ammirevole nel lavoro da assessore, quasi un prefetto aggiunto, di Sonia Viale, affiancata da un validissimo collaboratore come Paolo Ardenti. Giudizio positivo il mio, che non viene intaccato nemmeno dall'oggettivo voto fortemente negativo alla gestione commissariale di Walter Locatelli all'Agenzia sanitaria regionale Alisa, il vero buco nero dei primi anni di amministrazione di Toti che presto dovrà metterci mano.
Oppure alla crescita costante del capogruppo in Regione Alessandro Piana, che aveva iniziato un po' troppo timido, allineato e coperto all'ortodossia del Carroccio e invece, mese dopo mese, sta migliorando in continuazione ed è pronto per un salto importante.
Ma basta guardare anche al gruppo in Comune, dove Lorella Fontana ci mette tutta la sua grandissima passione; Davide Rossi la sua scuola maturata giorno per giorno sul territorio e gli insegnamenti indimenticabili di Bruno Ravera, di cui porta avanti l'eredità; Maurizio Amorfini il gran lavoro con cui ha fatto crescere la Lega a Cornigliano, fino a farla diventare il primo partito della delegazione; Federico Bertorello la capacità di affrontare la politica con la stessa serietà con cui fa l'avvocato; Fabio Ariotti la forza di coinvolgimento di giovani e donne, tanto che se Mozart e Da Ponte vedono il suo smartphone, trasformano istantaneamente "don Giovanni" in "don Fabio" e, su tutti, Francesca Corso che ha un sorriso, una capacità di emozionarsi e di arrossire tipica solo delle persone vere. E ancora Luca Paolo Remuzzi e Maria Rosa Rossetti: uno te lo immagini con la vestaglia scozzese, la teiera d'argento e la pipa in poltrona, l'altra è la copia in carne ed ossa anzichè in cartone animato della saggia zia di Titti e Silvestro... Fino ad arrivare al presidente del Consiglio comunale Alessio Piana, che è l'istituzione fatta persona o l'assessore alle Manutenzioni Paolo Fanghella, che ti immagini in giro a farle lui personalmente quelle manutenzioni...
O, anche nei Municipi, persone come Samuele Aiesi che porta nel Levante tanta passione per le istanze care al suo popolo e di eccessivamente muscolare ha solo la posa nel selfie.
Insomma, nessuno di questi è un estremista o uno pericoloso, fidatevi.
Anzi, al massimo sono campioni di politica, a volte anche un po' dorotea. Pensate alle liste elettorali liguri.
Mentre Forza Italia nasconde ottime figure in mezzo a un tripudio di nomi sbagliati, come vi ho raccontato ieri, la Lega ha organizzato le liste come una perfetta strategia scacchistica. E così le candidature di Matteo Salvini e Giulia Bongiorno sono solo "apriscatole" per far spazio al massimo di candidati liguri e soprattutto a Francesco Bruzzone, così come le pluricandidature (due proporzionali e un maggioritario) di Edoardo Rixi e Sara Foscolo servono ad incrementare il bottino del Carroccio che punta sulla grande passione e sull'entusiasmo contagioso di Stefania Pucciarelli e su Paolo Ripamonti nel maggioritario e che, nel domino, potrebbe liberare un posto anche per Flavio Di Muro, che è stato una sorta di assessore aggiunto allo Sviluppo Economico, quasi un alter ego di Rixi.
Insomma, un gioco di incastri studiato apposta per portare più liguri possibili in Parlamento dopo una legislatura di assoluta astinenza di eletti e di posti per la Lega ligure.
E una figura chiave, dal volto dolce e bello e dal sorriso aperto, è proprio Sara Foscolo, vicesindaco di Pietra Ligure e probabilissima deputata.
Emblema di liste fatte con intelligenza e con un bilancino che valorizza le forze salviniane liguri.
Del resto, trattandosi di Foscolo, la citazione è obbligata: "All'ombra de' cipressi e dentro l'urne...".
Dai sepolcri imbiancati ai Sepolcri tout court.

La Puntina di Massimiliano Lussana

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