Elisa vince il Festival del Ducale

Non ho mai nascosto la mia stima e simpatia per Elisa Serafini. Ormai, cari amici, prima ancora

di salutarmi, mi chiedono di lei, vivendomi come una crasi, un'endiadi. Forse, per raccontare Elisa, la parola giusta sarebbe passione. Che, come tutte le insane passioni, ha tanti motivi.
L'assessore alla Cultura del Comune di Genova ha un grandissimo pregio che è anche il suo più grande difetto: è una ragazza di ventinove anni, con l'entusiasmo contagioso, la voglia di spaccare il mondo, le ingenuità e le passioni forti che si hanno a ventinove anni. E poi Elisa ha il nasino più bello del mondo.
Succede che Elisa usa la vanga dialettica per dissodare l'orto incolto della cultura in un panorama genovese e ligure dove è indispensabile la messa a maggese di tanti orti per restituire loro fertilità.
Poi, il problema è anche che, spesso, gli orti si trasformano in orticelli, con sempre gli stessi consulenti, sempre le stesse facce, sempre gli stessi curatori, sempre gli stessi amici degli amici, sempre le stesse amiche delle amiche, senza un po' d'aria fresca, che aiuterebbe.
Così il napalm dialettico serafiniano è stato usato - anche eccessivamente e a volte in quantità tali da disboscare non soltanto il Vietnam, ma l'intera Asia - anche su Villa Croce e sul maestro Luisi, dove magari un minimo di accortezza e di uso della frizione dialettica avrebbe aiutato. Ma la Serafini è così: o la prendi tutta o niente.
E vale la pena di prenderla tutta perché Elisa è come un fumetto: un misto di Bugs Bunny e non solo per questioni di fisiognomica, di Lisa Simpson mantecata del piacere di fare le boccacce di Bart e dei Griffin, che non a caso nella puntata "anarchica" erano la citazione dei biglietti da visita serafiniani prima di andare in Comune.
Se fosse una canzone di Sanremo, Elisa avrebbe la forza eversiva di quando Rino Gaetano si presentò sul palco con la chitarrina, il cilindro e le medagliette post sovietiche al bavero, cantando "Gianna" ed evocando "la gente si spoglia, comincia un mondo, un mondo diverso, ma fatto di sesso...". Ed era l'Italia del 1978, quando quelle cose non si potevano dire, tantomeno a Sanremo, su Raiuno e in prima serata.
Quello spirito dissacratore e demolitore che oggi rivive nella "Vita in vacanza" dello "Stato sociale", nella voglia di divertirsi dei ragazzi di Bologna "niente nuovo che avanza, ma tutta la banda che suona e che canta, per un mondo diverso, libertà e tempo perso e nessuno che rompe i coglioni, nessuno che dice se sbagli sei fuori" e il fatto che una canzone così geniale abbia preso due nelle pagelle genovesi è un'ulteriore medaglietta, come quelle di Rino Gaetano.
Ecco è come se in una città e in una cultura dove c'è ancora chi pensa che gli ormai decrepiti Elio e le storie tese di oggi siano ancora dissacranti, arrivasse uno Stato sociale di dissacrazione e ironia vera.
E' come se in un quadro istituzionale dove spesso il modo di ragionare è quello di Red Canzian o di Claudio Baglioni, arrivasse una fuoriclasse, un Fiorello o, per l'appunto, uno Stato sociale con le sue citazioni di Rino Gaetano per l'appunto, con la "vecchia che balla" che è ovviamente l'erede della scimmia nuda di Francesco Gabbani e di Desmond Morris, dei Coldlpay, del primo Vasco sanremese... Elisa è quella roba lì.
Poi, magari, a sentire parlare di "Stato sociale" e di idee keynesiane, lei che è una Chicago girl al pesto e che vive di Milton Friedman, le viene l'itterizia. Ma, insomma, il concetto è chiaro.
Siamo di fronte all'assessore più divertente e gioiosamente eversivo della storia di Genova. E nel programma del Ducale - un bel programma, soprattutto nella scelta di rendere omaggio ad Enzo Tortora, scelta che andrà curata con amore e passione maniacale - c'è qualcosa di veramente rivoluzionario, di gioiosamente pop, con il Paganini riletto da un altro punto di vista, con le città di mare e Renzo Piano e con il tocco di Luca Bizzarri che ha dimostrato di non essere solo un pennacchio, ma un presidente vero, ben affiancato da Tiziana Lazzari, che guadagna in fascino ogni giorno che passa, da Mario Bozzi Sentieri, che guadagna in letture ogni giorno che passa, e da Franco Bampi, che guadagna in identità ogni giorno che passa.
Certo, c'è la Regione. Certo, c'è l'imprimatur di Bucci. Certo, ci sono, vitali, i soldi della Compagnia di San Paolo, con Roberto Timossi e le sue damigelle Giovanni Calvini e Andrea Rivellini, che hanno fatto sì che quello sul Ducale sia il maggior investimento della Compagnia su Genova, linfa sulla città e sulla cultura, secondo le migliori tradizioni di Francesco Profumo e Piero Gastaldo, presidente e segretario generale della Compagnia, praticamente una coppia di fatto dei buoni investimenti su quanto c'è di più bello in città, con effetto gioiosamente moltiplicatore di bellezza e indotto.
Ma nella rivoluzione del Ducale c'è tanto soprattutto di Elisa. Che spesso usa troppo la carta vetrata dialettica, ma che qui nel Ducale l'ha usata positivamente e nel migliore dei modi.
Ricordando di quando era una giovane volontaria di Genova 2004 città europea della cultura in questo Palazzo o di quando, con i suoi compagni del King, ascoltò una conferenza su Israele e Palestina e decise il suo cammino universitario, le sue passioni e la sua tesi.
Come si può non amare un fumetto vivente che racconta la sua vita in conferenza stampa e ci mette cuore e anima, pancia e testa, viscere e cervello?
E' una graphic novel, la vita di Elisa. Ci vorrebbe uno Zerocalcare per raccontarla tutta.
"E nessuno che rompe i coglioni, e nessuno che dice se sbagli sei fuori".

La Puntina di Massimiliano Lussana. 

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