L’anniversario del prete di strada

Oggi è l’anniversario della nascita di don Andrea Gallo. Nato novant’anni fa in una famiglia

di partigiani, il fratello Dino comandava una formazione partigiana, attratto fin da piccolo dalla spiritualità dei salesiani di Giovanni Bosco, il giovane Andrea a vent’anni entra nel noviziato di Varazze. Poi gli studi liceali a Roma e nell’università pontificia.
Dopo alcuni anni vissuti in Brasile, rientra in Italia e viene ordinato sacerdote.
Sempre dalla parte degli ultimi, dei poveri, di chi ha sbagliato ma merita una seconda chance, dei deboli, dei tossicodipendenti, delle lucciole, in poco tempo diventa il “prete di strada”, come lui stesso amava definirsi, sempre accanto a chi ha bisogno.
Tra i primi suoi incarichi c’è quello di cappellano sulla nave-riformatorio Garaventa. Poi le lunghe esperienze nelle due parrocchie principali, del Carmine e di San Benedetto al Porto.
Le sue vedute permissive, anche su argomenti tabu come prostituzione e droga, e, soprattutto, il suo attivismo politico, non piacciono affatto alla Chiesa di quegli anni, che lo etichetta come “comunista” e lo allontana.
In pieno contrasto con il cardinale Giuseppe Siri, don Gallo viene spedito per due volte sull’isola di Capraia a fare il cappellano del carcere. Nella chiesa del Carmine scoppia la protesta, organizzata dai parrocchiani che lo rivogliono. Rientra a Genova, ma viene spostato nella parrocchia sotto la Lanterna. Qui fonda la Comunità di San Benedetto al Porto che presto diventa la casa di tutti.
La forza di Don Gallo viene ricordata anche nell’elezione a sindaco di Marco Doria, che da perfetto sconosciuto è riuscito, grazie proprio all'aiuto del prete-amico, a battere due primedonne del calibro di Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, alle primarie, e Enrico Musso, al ballottaggio.

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