Nervi, Federico Solimena: “Erano necessari i costosi e cementosi cambiamenti alla viabilità e al porticciolo?”
Federico (Riki) Solimena
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta del notaio Federico (Riki) Solimena.
Da piccolo ho abitato in via Val Cismon, nell’ultima casa a destra.
Via Oberdan alla fine degli anni ‘50 era a doppio senso di marcia, dato lo scarso traffico. Poi, negli anni successivi, si è sempre entrati a Nervi da Ponente e mai dall’alto o da Nord. Nervi era una località turistica e climatica. La famiglia Rizzi di Piacenza e tante altre vi trascorrevano l’inverno, iscrivendo i figli agli Emiliani o alle altre scuole. La famiglia Penco Salvi, che abitava tutto l’anno a Sant’Ilario, aveva un bellissimo motoscafo di legno che teneva al gavitello nel porticciolo insieme alle barche dei pescatori. Alla fine degli anni ‘60 ho passato un’estate in collegio agli Emiliani (ero stato rimandato a settembre per tre materie). Nella lunga ricreazione del pomeriggio andavamo a fare il bagno nel porticciolo.
Ai primi anni 70 mio padre, separatosi da mia madre, andò ad abitare all’Eden di Nervi, dove rimase per tutta la vita sino al 2005. Lo andavo a trovare spesso, almeno settimanalmente, ed era bellissimo attraversare tutta Nervi in macchina, lentamente sino a Capolungo.
Uscire da Capoluogo non era facile. La curva del Dazio, senza il Dazio, non faceva rallentare le macchine, specialmente quelle provenienti da Bogliasco. Mio padre ha chiesto per anni l’attuale semaforo.
Quando i miei figli erano piccoli, da Genova andavano spesso ai Parchi sempre con grande facilità di accesso e di parcheggio.
Dal 2000, sono stato per qualche anno consigliere della Sportiva Nervi. La squadra si allenava nella piscina del porticciolo che era perfettamente funzionante. Poi una mareggiata ne ha danneggiata una parte e così è stata chiusa per anni, sebbene la riparazione fosse semplice.
Oggi non vado più a Nervi come tanti altri miei amici o conoscenti. Non sopporto la vista del nuovo porticciolo e non mi piace scendere a Nervi da via Donato Somma. Via Oberdan, inutilmente senza macchine, sembra deserta e non ti invoglia a passeggiare al contrario verso Genova, salvo per uno scopo o una commissione. Altri amici, abitanti a Bogliasco, non riescono a venire a Genova a causa del semaforo di San Siro.
Mi chiedo e le chiedo (qui il notaio si rivolge all’ex sindaco Marco Bucci, ndr): se dopo tanti anni in cui tutto ha funzionato bene, c’era necessità di questi cambiamenti costosi e cementosi?
Lunedì lo sapremo.
Cordiali saluti
Federico Solimena
(Notaio)
