Palazzo Tursi, il M5S a Piciocchi: “Più rispetto per le istituzioni e più onestà quando si parla di bilancio”
Marco Mesmaeker - Pietro Piciocchi
“Noi non ci abbassiamo al livello dell’ex facente funzione che scientemente oggi ha insultato la sindaca e la sua giunta. Certo, sarebbe facile fare lo stesso gioco e tacciarli di infamia, ma no… noi non cadiamo in quella trappola. Però, un consiglio, anzi due, sentiamo sia doveroso darli a lui e alla sua compagine: meno espressioni inopportune quando si prende la parola nella casa dei genovesi; più onestà quando si parla di bilanci”. È quanto si legge in una nota del gruppo del M5S a Palazzo Tursi, formato da Marco Mesmaeker (capogruppo) e da Marco Casini.
“Anziché concionare di buona amministrazione - prosegue la nota -, Piciocchi legga attentamente i numeri: all’indomani delle elezioni, abbiamo aperto i cassetti e scoperto una voragine. Letteralmente. E sono debiti da far tremare i polsi! Qualcuno rammenti all’ex vicesindaco bocciato dai cittadini che mancano all’appello quasi 50 milioni di euro. E qualcuno gli ricordi che non è con i giochi di prestigio che si salva il sociale, che si mette in sicurezza il territorio provvedendo a viabilità, decoro urbano, pulizia. Non è con gli scivoli in via XX Settembre o con la focaccia e le trenette al pesto in piazza à-la-Toti che si risanano i conti di Amt, tutelando i lavoratori e i loro stipendi. Non è con i fuochi d’artificio che si aiutano le fasce deboli lasciate sole da una destra che solo oggi se ne ricorda. Non è con i costosissimi e fallimentari Genova Jeans o con gli Euroflora noti da un lato per le vendite truccate e dall’altro per la devastazione dei Parchi di Nervi, che si assumono maestre d’asilo o si aiutano i commercianti strozzati dai supermercati amici della destra cittadina e regionale. Potremmo andare avanti a lungo, ma ci fermiamo qui per pietà!”
“Concludiamo - scrivono Mesmaeker e Casini - però dicendo che oggi, noi, siamo costretti a rimediare a 8 anni di pessima gestione della cosa pubblica con Genova passata alla storia per la Tari più costosa d’Italia ma per una delle differenziate meno performanti. E che dovremo fare anche i conti con la manovra finanziaria più ridicola a memoria d’uomo: chi ha venduto al privato il Palazzetto per 14 milioni di euro salvo poi ricomprarlo per 29 milioni di euro? Non noi”.
