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In Curia una targa ricordo del cardinale Boetto, di monsignor Repetto e del rabbino Pacifici

Negli eventi che per mestiere devi seguire e quindi descriverli da giornalista e perciò terzo, non provi emozioni, non segui le tue idee personali ma narri quelle degli altri. Il tutto con giusto distacco professionale.

Capita tuttavia per taluni (pochi) che il tuo cuore venga toccato, il tuo animo non possa restare indifferente e ti trovi a far convivere i sentimenti di uomo ed il lavoro di giornalista non senza forti emozioni morali e persino turbato dalla narrazione dei fatti.

Come quello nell’Episcopio dell’Arcidiocesi di Genova in ambito de “Il Civico Giusto”, di respiro nazionale e a Genova dedicato al cardinale Pietro Boetto, arcivescovo della città durante la guerra, monsignor Francesco Repetto e al rabbino Riccardo Pacifici.

Nobili figure unite dal comune denominatore della solidarietà e coraggio civile in quell’orrore che fu la persecuzione nazista, avallata dal fascismo nel nostro Paese, contro gli ebrei. Razza da eliminare per queste vergognose dittature, che scrissero così la pagina più infamante per l’umanità nel secolo scorso.

Il progetto nazionale “Il Civico Giusto” ha lo scopo della memoria verso chi rischiò la vita cercando di salvare gli ebrei da deportazioni, violenze disumane perpetrate dai regimi nazifascisti.

Due i momenti significativi della manifestazione: inaugurazione della mattonella artistica “parlante”, affissa sul portone dell’Episcopio che grazie a un QR code consente di ascoltare le voci e i racconti dei protagonisti di quella pagina di storia. E la proiezione del documentario visibile anche tramite link https://youtu.be/FpCYlQiUXdg .

Video toccante, che ripercorre la storia con la voce di un grande artista quale Tullio Solenghi, capace di rendere benissimo tutto il pathos derivante dalle immagini. Le letture sono di Massimo Wertmüller mentre i testi portano la firma di Maria Grazia Lancellotti. Il tutto montato da Mirko Bertarelli con sigla di un altro grande nome del mondo artistico italiano: Luca Barbarossa.

“Straordinario esempio di coraggio e umanità che abbiamo il dovere di ricordare”, ha detto il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, ricordando come “qualche anno fa, da sindaco, ho chiesto scusa alla comunità ebraica a nome della città di Genova, perché a quel tempo l’amministrazione non seppe difendere i propri concittadini dalla deportazione. La Chiesa genovese, anche se in modo non ufficiale e spesso nascosto, si impegnò con grande coraggio per salvare molte persone. Lezione importante per i giovani e anche per i meno giovani, perché non si dimentichi mai più che ogni essere umano deve avere diritto alla libertà e alla vita”.

Silvia Salis, sindaca di Genova, prima città che si è liberata da sola dalla dittatura e medaglia d’oro della resistenza, ha posto l’accento sull’importanza della celebrazione anche in riferimento ai “focolai di violenza e odio nei confronti delle popolazioni ebraiche” presenti oggi nel mondo, definendole “vergogna” ed indicando il dovere di “vigilare su queste situazioni”. Quindi un monito importante: “cerimonie come questa servono a ricordare e a insegnare ai giovani che in modo stupido e stolto inneggiano a quei giorni come se fosse una cosa divertente che possono dire quelle cretinate perché in quegli anni c’è stata gente che è morta per dargli la libertà di fargliele dire. I protagonisti di questa storia furono esempi di fede e di impegno civile, pronti a rischiare la vita per salvare altri”.

Di “tempo complesso in cui è fondamentale difendere la memoria dall’oblio e trasmetterla ai giovani, perché solo così possiamo contrastare l’antisemitismo e i nuovi pregiudizi”, ha parlato Andrea Giovannelli, capo Segreteria del coordinatore nazionale contro l’antisemitismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre l’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca ha sottolineato come il cardinale Boetto, il suo segretario Francesco Repetto e il rabbino Riccardo Pacifici “seppero reagire all’ingiustizia con umanità, solidarietà e, per noi credenti, con spirito evangelico. Ricordiamo tre uomini che, di fronte al male, scelsero di agire con discrezione ma con una forza silenziosa che salvò vite”. “Il cardinale Pietro Boetto, riconosciuto come defensor civitatis, fu non solo il difensore di Genova e del suo porto, ma anche della pace e del dialogo tra le diverse componenti religiose, politiche e culturali della città. La collaborazione fra tante diverse realtà nel promuovere oggi questa iniziativa si pone nella linea del pensiero e dell’opera di questo grande vescovo”, ha insistito l’arcivescovo.

Giuseppe Momigliano, rabbino capo ha sostenuto come la testimonianza dei tre “allora come oggi, resta un esempio vivo di giustizia, fede e solidarietà”.

Decisamente forte e sentito l’intervento di Riccardo Pacifici, figlio di Emanuele Pacifici e nipote del Rabbino Capo di Genova Riccardo Pacifici, morto ad Auschwitz insieme alla moglie Wanda, che vive sotto scorta dopo aver subito pesanti minacce. Critico verso chi ha manifestato contro il governo israeliano, ha detto che costoro sono alimentati da fake news che non tengono conto di memoria storica.

Dino Frambati

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