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Welfare, la domiciliarità come risposta ad una popolazione sempre più anziana

Cristina Lodi, assessore comunale al Welfare

Genova anticipa le grandi trasformazioni demografiche europee e sceglie di affrontarle puntando con decisione sulla domiciliarità. Una strategia che mette al centro la persona anziana, valorizzandone dignità, autonomia e qualità della vita, e che al tempo stesso contribuisce alla sostenibilità del sistema di welfare e sanitario.

È quanto emerso dall’incontro formativo “DO.GE.: analisi e riflessioni a partire dai dati”, rivolto agli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali e dedicato agli interventi a sostegno della popolazione anziana a domicilio. «La domiciliarità è la via principale per rispondere al cambiamento demografico - ha sottolineato l’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi -, perché consente interventi sempre più personalizzati e integrati, valorizzando il lavoro quotidiano delle operatrici e degli operatori sociali e rafforzando le reti di prossimità».

L’analisi presentata è il risultato di un percorso annuale condotto dai professionisti dell’amministrazione comunale, che hanno incrociato quadro normativo, andamento dei servizi ed evoluzione demografica, individuando criticità e prospettive utili a una programmazione più aderente ai bisogni della città. Le proiezioni indicano che il numero degli ultraottantenni è destinato a raddoppiare in circa quindici anni, aumentando la domanda di prestazioni assistenziali e sanitarie di elevata qualità.

Durante i lavori è emerso come Genova abbia già raggiunto livelli di incidenza della popolazione anziana che Eurostat stimava per l’Europa nel 2040. Un dato che rende urgente investire su integrazione sociosanitaria, Punti Unitari di Accesso nelle Case di Comunità ed équipe multidisciplinari a supporto della persona a domicilio.

Accanto al potenziamento dei servizi domiciliari, il Comune sta sperimentando nuove modalità dell’abitare - dal cohousing al senior housing - e sviluppando un approccio comunitario alla cura, in sinergia con reti per l’invecchiamento attivo, custodi sociali e progetti di quartiere. I dati confermano la bontà della direzione intrapresa: negli ultimi due anni i beneficiari di interventi domiciliari sono cresciuti del 7%, consolidando la domiciliarità come asse portante delle politiche sociali genovesi.

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