Stretto di Hormuz: quando la geopolitica cambia tempi, costi e responsabilità nel trasporto marittimo
Giampaolo Botta - Danilo Guida
Quando la geopolitica entra nelle rotte commerciali, la logistica globale smette di essere una questione puramente tecnica e torna a confrontarsi con la sua dimensione più antica: il rischio. L’escalation militare tra Stati Uniti e Israele, da una parte, e Iran, dall’altra, riporta al centro dell’attenzione uno dei passaggi più delicati del commercio mondiale, lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico e per una parte significativa dei flussi marittimi internazionali.
In questi casi la supply chain reagisce come un organismo sotto stress: aumenta la cautela, cambiano le rotte, crescono i costi. Una rotta pianificata può trasformarsi improvvisamente in un percorso incerto, dove i tempi non sono più garantiti ma soltanto stimati. È il momento in cui la logistica dimostra di non essere soltanto efficienza operativa, ma soprattutto gestione dell’imprevisto.
A spiegare cosa accade concretamente nel sistema dei trasporti sono Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto, e l’avvocato Danilo Guida, specializzato in diritto marittimo. “Il container non conosce diplomazia: conosce tempi, costi e responsabilità - sintetizza Botta. Quando un choke point strategico diventa instabile, l’intera catena logistica passa dalla pianificazione alla gestione dell’emergenza”.
Le conseguenze sono immediate: perdita di affidabilità nelle tempistiche, aumento dei costi e introduzione di surcharge legate al rischio. A questi si aggiungono spese come demurrage, detention e storage, perché anche una merce ferma continua a generare costi e potenziali controversie. Inoltre la congestione tende a spostarsi su altri porti e rotte, moltiplicando trasbordi, ritardi e colli di bottiglia anche a grande distanza dall’area di crisi.
Dal punto di vista giuridico entrano in gioco le cosiddette clausole di “war risk”. Come spiega Guida, quando scatta una condizione di rischio bellico “la rotta non è più un diritto ma una possibilità”. Le polizze di carico possono consentire al vettore di deviare il viaggio, sospenderlo o scaricare la merce in un porto sicuro, riducendo al tempo stesso la propria responsabilità per eventuali ritardi o mancata consegna.
Per imprese e clienti diventa quindi essenziale verificare con attenzione le condizioni contrattuali e assicurative. Controllare le clausole della polizza, mantenere un dialogo costante con lo spedizioniere e valutare piani alternativi di trasporto sono passi fondamentali per limitare i rischi.
