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‘Articolo 11’: al RIFF la nuova inchiesta dei giornalisti Simona Tarzia e Fabio Palli

Simona Tarzia e Fabio Palli (foto da Facebook)

 

Cosa succede se un lavoratore decide di non caricare le armi destinate alla guerra? Da questa domanda nasce “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra”, il nuovo documentario dei giornalisti genovesi Simona Tarzia e Fabio Palli che verrà presentato in anteprima il 7 maggio alle 16:00 al Cinema Ariston di Sestri Levante (via Eraldo Fico), ospite del Riviera International Film Festival.

Tutto comincia nel 2019 a Genova. I lavoratori del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) si accorgono che tra le merci da imbarcare c'è un carico di generatori per i droni da combattimento. Decidono di fermarsi. Non è uno sciopero per l'orario di lavoro o per la busta paga ma per la coscienza.

Da quel gesto si propaga un’onda che non resta ferma. Raggiunge altri porti, da Livorno a Trieste a Ravenna, dove prende forma una rete di lavoratori che mette in discussione il ruolo dei porti come snodi dei conflitti.

Questa logistica complessa e opaca che permette alle armi di viaggiare indisturbate, il documentario la smonta pezzo per pezzo avvalendosi anche delle interviste a The Weapon Watch, l'osservatorio che monitora i traffici bellici nei porti del Mediterraneo.

"Articolo 11" non resta fermo sulle banchine. Grazie a video inediti girati in Sinai e a Gaza, e ai dati di realtà come Emergency e Medici per l'Ambiente, l’inchiesta svela i costi reali della guerra. Le vittime umane di armi proibite ma anche un enorme danno ambientale: le emissioni del settore militare, ad esempio, pesano quanto quelle delle grandi economie mondiali ma nessuno le conta ufficialmente nelle COP sul clima.

Ma non è tutto. Il documentario mette a nudo un paradosso: mentre la Procura di Genova cercava tra i portuali un’organizzazione criminale che non esisteva, sulle stesse banchine si consolidava un intreccio di potere tra politica e terminalisti poi stravolto dall’inchiesta del 2024 che ha azzerato i vertici di Regione Liguria.

È il prezzo da pagare per il dissenso. Lo raccontano ai registi Luigi Spera, il vigile del fuoco finito all'Alta sicurezza con l'accusa di terrorismo per un'azione simbolica contro Leonardo SpA, e Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, colpito da una querela temeraria solo per aver fatto il suo lavoro.

Storie diverse, un unico obiettivo: colpire chi disturba l'ingranaggio della guerra.

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