WFTC: il symposium sulle dipendenze riceve la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica
La sindaca Silvia Salis e il presidente Ceis Genova Enrico Costa tra Sushma Taylor (presidente WfTC) e Phaedon Kaloterakis (ad Federazione mondiale)
Genova diventa capitale mondiale del confronto sulle dipendenze e rilancia una nuova visione della cura fondata sulla dignità della persona, sulla responsabilità condivisa e sul ruolo delle comunità come presidio umano e sociale. È questo il cuore della “Carta di Genova 2026”, documento conclusivo del Symposium internazionale della World Federation of Therapeutic Communities (WFTC), svoltosi dal 18 al 20 maggio nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Per tre giorni il capoluogo ligure ha accolto circa 150 delegati provenienti dai cinque continenti, impegnati in gruppi di lavoro internazionali, insieme a oltre 450 osservatori tra rappresentanti delle istituzioni, operatori sociosanitari, enti del Terzo Settore, studiosi e cittadini. Un confronto globale che ha posto al centro il futuro della prevenzione, della cura e del reinserimento sociale delle persone che vivono situazioni di dipendenza.
Promosso dalla World Federation of Therapeutic Communities, dalla Fondazione CEIS Genova e dalla Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT), il Symposium si svolge ogni dieci anni e rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle politiche terapeutiche comunitarie.
La “Carta di Genova 2026” raccoglie il lavoro condiviso maturato durante il congresso e propone un cambio di prospettiva: le Comunità Terapeutiche non più chiuse entro i confini delle proprie strutture, ma aperte ai territori, alle famiglie, alla scuola, ai servizi e alla società civile. “Le Comunità Terapeutiche escono dalle proprie mura per accogliere e venire accolte nella comunità più vasta dei territori in cui vivono”, afferma il documento finale.
Un messaggio forte in una fase storica segnata dall’aumento delle dipendenze comportamentali, delle fragilità sociali, dei traumi intergenerazionali e delle nuove forme di isolamento che colpiscono soprattutto i più giovani.
“Chi siamo e come siamo arrivati fin qui, cosa ci rende unici e cosa deve guidare il nostro futuro sono le domande che determinano la nostra identità e soprattutto il senso della direzione che dobbiamo tenere nei prossimi dieci anni - ha dichiarato Sushma Taylor, presidente della WFTC -. Le Comunità Terapeutiche rappresentano una concreta ancora di salvezza per le persone, le famiglie e il tessuto sociale”.
Sulla stessa linea l’intervento di Phaedon Kaloterakis, amministratore delegato della Federazione Mondiale: “Terapeuta, in greco, significa ‘servente’: persone al servizio di altre persone che ripongono fiducia in noi. Questo è il tratto umano e professionale che ci ha portato oggi a Genova”.
I lavori del Symposium sono stati accompagnati anche da un gruppo di osservatori scientifici dell’Università degli Studi di Genova, incaricati di elaborare una restituzione metodologica e scientifica sui contenuti emersi nei tavoli internazionali.
“Il pensiero strategico raccolto nella Carta di Genova guiderà nei prossimi dieci anni l’evoluzione delle Comunità Terapeutiche nel mondo - ha sottolineato Enrico Costa, vicepresidente WFTC e presidente CEIS Genova -. Le dipendenze interrogano la società intera e richiedono risposte capaci di unire competenza, solidarietà, responsabilità e comunità”.
A suggellare il valore dell’iniziativa è arrivata anche la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conferita al Symposium quale riconoscimento per l’alto valore sociale e istituzionale dell’evento. Un segnale importante di attenzione verso il tema delle dipendenze e verso il ruolo delle Comunità Terapeutiche come strumenti di cura, reinserimento sociale e promozione della dignità umana.











