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Salone Nautico 1984, quando intervistai Peppino di Capri

Peppino di Capri e Dino Frambati

 

Ricordo antico, quando correva l’anno 1984 e, a Genova, erano i giorni gloriosi di un Salone Nautico da mito. Altri tempi e momenti storici.

E oggi, al triste annuncio della morte di Peppino di Capri, icona della musica italiana, non riesco a trattenere l’emozione del ricordo di quando, giovane cronista, lo intervistai in un piacevolissimo incontro appunto al Nautico, dov’era espositore, proprietario di un avveniristico cantiere di barche da diporto.

Di quell’intervista ricordo che mi attese con pazienza in quanto arrivavo da Sampierdarena e la sopraelevata, con immutabile tradizione e pure ancora senza tutor, era tutta una coda.

Del resto solo verso le 19 mi arrivò la telefonata di un amico, capo ufficio stampa di un ente pubblico, mentre ero nel mio ufficio interno all’azienda di arredamenti a Sampierdarena.

Il collega, mio estimatore ed amico, mi avvertì di aver parlato con Peppino di Capri, che non avrebbe disdegnato un’intervista, per una volta nautica e non musicale, sul prestigioso giornale della Cei, Avvenire, con il quale avevo iniziato a collaborare con orgoglio e onore qualche mese prima.

Mi scusai subito del ritardo spiegando la situazione e lui si rivelò di una cortesia e gentilezza straordinaria. Disse che capiva perfettamente visto il motivo, pure se lo attendevano amici per cena. Mi parlò del traffico di Napoli e scattò tra noi grande sintonia, simpatia spontanea.

Quello che mi colpì era la sua semplicità che faceva sentire a proprio agio chi parlava con lui. Eppure, pensai, anche se avesse avuto un po’ di altezzosità sarebbe stata giustificabile, visto il personaggio.

Taccuino e biro, come si lavorava allora, e l’intervista scorse veloce venendo pubblicata sul mitico Avvenire.

Non ricordo nel dettaglio domande e risposte ma parlammo di barche, mi disse intuitivamente che il settore sarebbe cresciuto, che l’Italia era marinara, che Genova e Napoli erano eccellenze sul mare. E non mancò ovviamente anche qualche battuta su musica e canzonette.

Ecco, oggi, quando è stata annunciata la morte dell’artista, mi è venuto in mente tutto ciò.

Fantastico musicista, cantante ma soprattutto grande persona, tanto semplice quanto geniale artista di caratura mondiale.

Di lui ho il ricordo di persona davvero cordiale, persino troppo umile vista la sua fama e la sua arte, oltre al fatto che adoro chi fa due lavori nella vita. Distinti e paralleli ma molto arricchenti l’un l’altro. Sogno da me realizzato per mezzo secolo della mia vita vissuta tra giornalismo e arredamento.

Grati a lui per quanta allegria ci ha dato con le sue canzoni, che hanno scandito tanti momenti della nostra vita. E questo ricordo mi offre anche lo spunto per ripetere ciò che, con iperbole, ho scritto più volte, anche su questo giornale: attori, artisti, musicisti dovrebbero avere un Paradiso dedicato. Tutto loro e speciale per i momenti di divertimento che hanno offerto alla nostra società, a tutti noi. 

Dino Frambati

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