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Condanne Morandi, Salis: “Mai più sicurezza pubblica e vite umane siano sacrificate in nome del profitto”

Silvia Salis, sindaca di Genova

 

«È una giornata di enorme peso storico ed emotivo per Genova. Siamo solo alla fine del processo di primo grado, ma finalmente è stato compiuto un primo, importante passo nell’accertamento delle responsabilità. Un momento dovuto dallo Stato, un momento che le famiglie aspettano da quel maledetto 14 agosto 2018. Il nostro primo pensiero e il nostro abbraccio vanno alle 43 persone a cui è stata ingiustamente strappata la vita e ai loro familiari che, dentro e fuori le aule di questo tribunale, hanno lottato con un coraggio incrollabile e una dignità straordinaria per ottenere giustizia. La loro ferita non potrà mai essere rimarginata e nessun verdetto, nessun abbraccio potrà mai colmare il loro vuoto». Lo ha dichiarato la sindaca di Genova, Silvia Salis, che oggi pomeriggio ha presenziato alla lettura della sentenza di primo grado del processo per il crollo di Ponte Morandi, che ha visto la condanna degli ex vertici di Aspi. Tra questi, l'ex amministratore delegato Giovanni Castellucci, al quale è stata comminata una pena di dodici anni (la Procura ne aveva chiesti 18 e mezzo).

«Anche la ferita della città resta aperta perché Genova non dimentica e non dimenticherà mai – ha aggiunto Salis – Le sentenze non si commentano, ma, a nome della città, voglio solo esprimere il massimo rispetto per l’enorme lavoro svolto dalla magistratura e dagli inquirenti per fare luce su questa ferita. E in questo momento voglio ricordare anche il pm Massimo Terrile».

Per Salis «la pronuncia di oggi inizia a restituire dignità e certifica responsabilità che non potevano restare impunite. Il Comune si è costituito parte civile e oggi è stato riconosciuto il danno subito dalla città e il diritto a ottenere un congruo risarcimento in sede civile. Genova, in questi otto anni, ha mostrato ancora una volta al mondo la sua resilienza: si è rialzata, ha ricostruito e iniziato a guardare avanti, anche grazie al lavoro dei due commissari che hanno guidato l’emergenza prima e la ricostruzione poi».

«Questa sentenza dà un nome e un cognome alle responsabilità per la morte di 43 persone innocenti: conferma che quello che è accaduto il 14 agosto 2018 non è stata una fatalità, ma la conseguenza tragica di scelte e omissioni – ha concluso – La decisione di oggi deve diventare una pietra d'angolo per tutto il Paese e la memoria del Morandi deve restare un monito perpetuo: la sicurezza pubblica, la vita umana non possono mai più essere sacrificate in nome del profitto. La tutela e la manutenzione del bene pubblico, delle infrastrutture devono venire sempre prima degli interessi economici. Questo, oggi, vuol dire anche chiarezza, trasparenza, risorse e velocità nei tempi di esecuzione dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza, perché l’onda lunga delle conseguenze negative del crollo del Ponte Morandi, anche sulla città, è ancora ben lontana dall’esaurirsi».

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