G8, Salis alla fiaccolata per la Diaz: “La democrazia deve saper riconoscere i propri errori”
Silvia Salis alla fiaccolata (foto dalla pagina Facebook della sindaca)
A venticinque anni dal G8 di Genova, la sindaca Silvia Salis affida ai social una riflessione sul significato della memoria e sul valore democratico di una delle pagine più controverse della storia recente italiana. Lo fa all'indomani della fiaccolata che ha attraversato le vie della città fino alla scuola Diaz, luogo simbolo delle violenze avvenute durante il vertice del luglio 2001.
«Ieri sera, insieme a tante cittadine e tanti cittadini, ho partecipato alla fiaccolata verso la scuola Diaz», scrive la prima cittadina, definendo l'iniziativa «la conclusione forte e simbolica del percorso di memoria» organizzato per ricordare il venticinquesimo anniversario del G8. Per Salis, la presenza della sindaca in momenti come questo rappresenta un dovere istituzionale e civile: «Ci sono momenti della vita della città in cui una sindaca deve esserci. Come lunedì in piazza Alimonda, come ieri sera, davanti a una scuola simbolo che continua a parlare alla coscienza democratica della nostra città».
Nel suo messaggio emerge anche un ricordo personale. Salis racconta di non essere mai riuscita a vedere Diaz, il film che ricostruisce l'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola durante il G8. «Anche solo poche immagini mi hanno sempre messo un'angoscia profonda, perché la violenza gratuita, verso chi è inerme, è una delle sue forme più atroci», afferma.
La sindaca richiama quindi una delle definizioni più note attribuite agli eventi del luglio 2001, ricordando come «la violenza di quei giorni è stata definita la più grande sospensione dei diritti civili dalla fine della Seconda Guerra Mondiale». Da qui la riflessione sul ruolo delle istituzioni e delle forze dell'ordine: «L'ordine pubblico dovrebbe avere lo scopo di contenere la violenza, non di alimentarla». Secondo Salis, è necessario continuare a raccontare con chiarezza quanto accaduto, affinché la gestione della sicurezza sia sempre compatibile con la tutela dei diritti dei cittadini e di chi manifesta pacificamente.
Nel post trova spazio anche una considerazione più ampia sul significato politico del G8. La sindaca invita a non ridurre quei giorni esclusivamente agli scontri di piazza, ricordando come migliaia di persone, soprattutto giovani, portarono all'attenzione temi che oggi sono diventati centrali nel dibattito internazionale. «Quell'aspettativa dei giovani nei confronti della politica è stata completamente delusa», osserva, individuando proprio in quei giorni l'inizio di una crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
Infine, lo sguardo si sposta sul futuro della città. Salis rivendica con orgoglio il fatto che nel 2001 Genova fosse stata scelta per ospitare il vertice dei grandi della Terra, perché rappresentava «un'idea di progresso, di apertura, di pluralismo e di confronto politico». Ed è proprio a quella vocazione internazionale e democratica che, conclude, «dobbiamo tornare a guardare».





