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Consiglio metropolitano, l’opposizione abbandona l’aula facendo mancare il numero legale

Silvia Salis, sindaca della Città Metropolitana di Genova

 

È stato un Consiglio metropolitano segnato dalla tensione quello di oggi, quando i gruppi consiliari di opposizione hanno deciso di abbandonare l’aula, facendo venire meno il numero legale, in segno di protesta contro la gestione della revisione della politica tariffaria proposta dalla società AMT.

Secondo quanto dichiarato dai consiglieri dell’opposizione, la decisione è maturata a causa del rifiuto della sindaca Silvia Salis di aprire un confronto serio e trasparente sui problemi amministrativi e sui programmi dell’ente, nonostante il sostanziale equilibrio elettorale tra centrodestra e centrosinistra. “Abbiamo constatato un comportamento che ignora i principi istituzionali, procedendo con decisioni già prese al di fuori della sede competente e rese note sui media”, affermano i consiglieri.

Particolarmente criticata è stata la scelta di trasformare il primo Consiglio metropolitano - normalmente dedicato a formalità istituzionali come la verifica dei titoli degli eletti e la formazione delle commissioni - in una seduta straordinaria con delibere di grande rilevanza, senza i passaggi preliminari nelle competenti commissioni.

I territori, sottolineano i rappresentanti dell’opposizione, sono stati completamente esclusi dal dibattito, nonostante già da giorni registrino difficoltà nel trasporto pubblico, aggravate dalla gestione unilaterale delle tariffe AMT. “Il Sindaco parla di ‘democrazia allargata’, ma la realtà dimostra l’esatto contrario”, denunciano i consiglieri Carlo Gandolfo, Fabrizio Podestà, Giuseppe Pastine, Andrea Rossi, Laura Repetto, Vincenzo Falcone, Elisabetta Ricci, Albino Armanino e Flavia Pastorino.

“Con questo gesto - spiegano - si intende porre un argine immediato a quello che definiscono un pericoloso precedente istituzionale, ribadendo il diritto e il dovere di tutelare la correttezza dei processi decisionali all’interno della Città metropolitana. L’abbandono dell’aula non è quindi un atto di sfida personale, ma una presa di posizione a difesa della trasparenza e della rappresentanza dei cittadini nei processi decisionali”.

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