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Addio a Pietro Battara, portiere miracolo della Samp per oltre un decennio

Pietro Battara

 

I vecchi tifosi del Napoli ricordano ancora oggi i suoi miracoli in Serie A, compiuti il 7 febbraio del 1971 allo stadio Collana. Finì 0-0 grazie a lui, che parò tutto nonostante la frattura ad un dito. Pietro Battara se n’è andato alla bella età di 90 anni lasciando nella tristezza generazioni intere di supporters della Sampdoria, la squadra “top” della sua lunga vita calcistica.

Battara, nato a Torino ma di origini modenesi, giunse 25enne in blucerchiato e faticò ad emergere alle spalle del titolare Sattolo. Poi, guadagnato un posto al sole, non lo ha più mollato sino a diventare non un semplice baluardo ma un vero e proprio beniamino del popolo doriano, che ne ammirava il coraggio nelle uscite, il senso di piazzamento ma anche la serietà a prova di bomba e la bontà d’animo.

Fu lui a proteggere il tesoro dell’immediata promozione dopo la prima discesa tra i cadetti e poi a difendere la porta blucerchiata in numerosi campionati nell’Olimpo. Infondeva sicurezza e tranquillità ai vari Dordoni, Delfino, Vincenzi ma anche ai compagni più avanzati. Giunto a Genova nel 1961, venne lanciato dal mitico Fulvio Bernardini, fantastico scopritore di talenti, e salutò il blucerchiati nel 1972, con 228 gettoni all’attivo, quando stava sorgendo la stella Cacciatori. Dopo due anni dignitosi a Bologna, rieccolo in Liguria per un’altra felicissima avventura con i colori più amati. Agli ordini di Vujadin Boskov – che era stato suo compagno – e del mitico Paolo Mantovani, Pierone divenne un formidabile preparatore dei portieri ed ebbe il merito di forgiare il giovane Gianluca Pagliuca sino a trasformarlo in un campione. Alla Samp rimase nella nuova veste dal ’90 al ’99: un altro decennio ricco di soddisfazioni personali, pur senza le luci della ribalta. I suoi metodi erano avveniristici o, per meglio definirli, pionieristici in un modo nel quale “lavorare” quotidianamente sui numeri uno non era ancora un’usanza così diffusa. Battara tramutò la professione in una scienza e ottenne meritatissimi riconoscimenti in campo nazionale ispirando decine di epigoni.

Intanto, stava crescendo il figlio, da lui avviato sulla stessa strada. Massimo, oggi 63enne, non aveva forse il talento del genitore ma riuscì ugualmente a giocare a buon livello (Casertana, Salernitana, Lecce e Spal le tappe più significative della sua carriera), ma - grazie ai consigli ricevuti in famiglia – ha sfondato decisamente come preparatore dei portieri approdando ai più prestigiosi club europei e fino ad affiancare Roberto Mancini nella cavalcata europea del 2023, come uomo ombra del fuoriclasse Donnarumma.

Martedì, ore 10, nella chiesa di San Pietro a Quinto, i funerali del grande sampdoriano.

Pierluigi Gambino

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