All’Ivo Chiesa arriva l’Orlando Furioso di Davide Livermore: così riparte la stagione del Teatro Nazionale
LE INTERVISTE DI VITTORIO SIRIANNI
Il Teatro Nazionale di Genova inaugura la stagione 2026-2027 con una grande prima nazionale. Giovedì 8 ottobre, alle 19.30, il Teatro Ivo Chiesa ospiterà il debutto di «Orlando Furioso», tratto dal poema cavalleresco di Ludovico Ariosto con la regia di Davide Livermore, direttore dello stesso Teatro Nazionale. Lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 18 ottobre e rappresenta anche uno degli appuntamenti simbolici dell’anno in cui il Teatro celebra i suoi 75 anni.
La nuova produzione, coprodotta con il Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca, sarà accompagnata, a partire dal primo ottobre, da una rassegna di incontri e iniziative culturali curate da Raffaella Rocca.
Livermore porta sul palcoscenico un Ariosto lontano da ogni ricostruzione semplicemente filologica. Il punto di partenza è la ricerca del senno perduto, tema centrale del poema, trasformato in una riflessione sulla contemporaneità e sul disorientamento dell'uomo moderno.
«Ci sono opere che non hanno nessuna intenzione di venirci incontro – spiega Livermore – e fanno bene. Ariosto è piuttosto maleducato: pretende moltissimo. E trovo questa maleducazione meravigliosa. È l'ora di ritrovare il senno, dunque inauguriamo questa stagione guardando in alto, verso la Luna».

L'idea dello spettacolo nasce da un'immagine contemporanea e straniante: un aereo, forse l'ultimo, fermo mentre il comandante annuncia la chiusura dello spazio aereo per 72 ore a causa di una situazione internazionale di estrema tensione. Da quel silenzio emergono i cavalieri, le avventure e la dimensione fantastica dell'Orlando Furioso. «Non voglio fare uno spettacolo post-apocalittico – sottolinea il regista –. Quello che mi interessa è la perdita dell'orientamento».
Al centro della messinscena c'è anche una scelta precisa sulla composizione della compagnia. Sono cinque attrici a interpretare personaggi maschili e femminili: Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli e Laura Marinoni. Con loro la danzatrice Sylvia Bennett e l'unico attore, Fulvio Pepe, che assume il ruolo di narratore e accompagna gli spettatori attraverso ottave e scene.

«Non ho scelto delle donne perché facesse strano vedere delle donne interpretare degli uomini – spiega Livermore –. Ho scelto queste donne». Una lettura che mette in primo piano le figure femminili del poema, protagoniste delle azioni e degli intrecci che attraversano la storia.
La riduzione è firmata da Margherita Rubino, con interventi drammaturgici di Linda Gennari, Davide Livermore, Fulvio Pepe e Carlo Sciaccaluga. Il testo conserva esclusivamente le ottave di Ariosto, restituite al pubblico nella loro forma originale.
«La follia è la condizione di Orlando – osserva Rubino –. La follia è la condizione di tutti, quella che da sempre pare dominare nel mondo. Oggi, forse, un po' di più».

Ad accompagnare la recitazione sarà l'ensemble di musica antica La Chimera, formato da Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini e Francesco Zoccali. La musica non avrà una funzione semplicemente decorativa, ma diventerà parte integrante della drammaturgia, alternando strumenti antichi, repertorio barocco e interventi contemporanei.
Le musiche e gli arrangiamenti sono di Marco Benz Gentile, che ha lavorato sia sul riarrangiamento di brani pop, rock e folk, sia sulla composizione di musiche originali elettroniche. Un contrasto voluto tra passato e presente.
A completare l'impianto visivo sono i disegni di Francesco Calcagnini, le scene di Eleonora Peronetti, i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Aldo Mantovani. La scenografia prende le mosse dal relitto di un grande aereo Douglas, mentre fondali retroilluminati raffigurano sole, luna e terra, creando un universo sospeso tra realtà e immaginazione.

Particolarmente significativo sarà anche l'esordio pubblico di Roberta Pinotti nel ruolo di presidente del Teatro Nazionale di Genova. «La regia di Livermore e l'adattamento di Margherita Rubino leggono il capolavoro di Ariosto come un'epopea tutta al femminile», afferma Pinotti, sottolineando il ruolo delle donne nell'opera e definendo la sua nomina «la prima» da presidente del Teatro.
Il cuore dello spettacolo resta però racchiuso nei versi con cui Ariosto apre il poema: «Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori…». Sei secoli dopo la prima pubblicazione dell'«Orlando Furioso», quelle parole tornano così sul palcoscenico genovese per raccontare una storia di passioni, guerre, follia, desiderio e ricerca di un orientamento perduto.
Lo spettacolo, dopo Genova, sarà protagonista di una lunga tournée a partire da gennaio 2027.

La presentazione all'Hotel Bristol di Genova


