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Storica batosta in Inghilterra per il Genoa: i rossoblù subiscono 10 gol in 2 ore

Un'azione di gioco (foto Facebook Genoa)

 

Stupiti e stravolti della storica batosta rimediata in terra inglese, davvero senza precedenti quanto ad entità numerica, un po' tutti ci si chiede se sia stata davvero una buona idea, da parte del Genoa, presentarsi, in questo periodo della stagione, nella tana di una formazione di Premier League, qualificata per l'Europa League come rivelazione stagionale, ricca di talenti quotati decine di milioni e abituati a ben altri ritmi di gioco.

Il clamoroso 10-1 finale non può essere infatti giustificato, pur tenendo presente lo scopo sperimentale del collaudo e il tipo di avversario prescelto: non solo degnissimo rappresentante di un calcio ben più competitivo di quello italiano, ma senz'altro in condizione atletica più avanzata.

Il risultato di certe amichevoli, è risaputo, lascia il tempo che trova, ma un punteggio passivo così roboante (4-1 dopo un'ora, quando in campo erano i titolari, 7-1 nei canonici 90 minuti e altri tre gol sul groppone nella mezz'ora supplementare) destabilizza l'ambiente a due settimane e mezzo dal via al campionato e non giova al morale della truppa. L'ottimista ad oltranza potrebbe ragionare in altra maniera: “Meglio che certe magagne emergano adesso, quando c'è ancora il tempo di rimediare, piuttosto che a giochi fatti, quando i punti in palio conteranno realmente”. Ok, ma la Waterloo di Bournemouth è stata troppo secca per potersi aggrappare alle attenuanti.

Nel primo dei quattro tempi di mezz'ora mister De Rossi schiera l'undici migliore del momento, senza potenziali pilastri del calibro di Ostigard, Traoré, Messias e pure di un altro fresco acquisto, Meichtry, lievemente infortunato. Così, l'unica novità di mercato è l'ultimo arrivato, Mitaj, esterno sinistro, con Norton Cuffy a destra, Amorim, Frendrup ed Ellertsson a comporre la cintura mediana, capitan Vasquez (all'esordio stagionale dopo l'avventura ai Mondiali) in terza linea affiancato da Marcandalli e Otoa. In porta, naturalmente, Bijlow e in avanti Baldanzi come partner di Colombo: questa sì una coppia inedita.

Bastano spiccioli di gara per comprendere il divario di caratura e preparazione tra i due team, anche se non si tratta di un monologo. I locali al 13° passano sfruttando un pasticcio di Marcandalli. Il portiere rossoblù si oppone al primo tentativo, tirato da Doak, ma nulla può sul secondo, di Scott. Il Grifo si assesta, chiude le maglie difensive ed entra finalmente in partita. Una combinazione Colombo-Baldanzi sfuma per un nonnulla e poi si registra una punizione alta di Truffert.

Il secondo quarto presenta in casa genoana l'identica formazione, anche se a metà tempo Vasquez lascerà precauzionalmente spazio a Puczka, che De Rossi intende sfruttare in terza linea. In un sussulto di orgoglio ecco il Genoa impattare dopo quattro minuti grazie all'ispirato Colombo, che intercetta palla a centrocampo e lancia immediatamente Ellertssson, bravo a fulminare il portiere inglese con un apprezzabile pallonetto. L'islandese tenterà senza fortuna il bis (parata del numero uno britannico Dennis) prima di un intervento di Bijlow su Rajan. E' il prodromo del nuovo vantaggio dei Cherries, propiziato al 20° da un netto fallo di Mitaj su Truffert, punito con un rigore, finito a segno. Poco dopo, altra combinazione Baldanzi-Colombo con conclusione fuori di un soffio del centravanti: sarà l'ultima azione insidiosa dei rossoblù, sotto per la terza volta all'ora di gioco con un beffardo diagonale di Truffert finito sorprendentemente nel sacco. Ma non è finita: secondo penalty di giornata, causato da un intervento giudicato irregolare di Marcandalli su Doak, ed è il poker dei britannici. Così, la prima ora di gioco, quella più attendibile per il tecnico di Ostia, va agli archivi con un passivo forse troppo pesante, ma sul quale occorre riflettere parecchio.

Dopo l'intervallo, nel terzo e quarto tempo, il Grifone si presenta con una formazione totalmente rivoluzionata, formata da qualche rincalzo più o meno di lusso e parecchi giovani: Stolz in porta, Ducouré, Klisys e Puczka in difesa, Sabelli e Martin si fascia, Wiafe, Masini e Doumbia a centrocampo, Zulevic e Vitinha in avanti. Un undici raffazzonato e destinato a soffrire, anche se nessuno avrebbe immaginato un parziale negativo di 0-6. Raccontare i momenti salienti appare un esercizio inutile. 

Pierluigi Gambino

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