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Samp, un primo tempo da incubo e l’Avellino segna quattro gol

Un'azione di gioco (foto sito Sampdoria)

 

AVELLINO – SAMPDORIA 4 - 1 

Un primo tempo pessimo, forse senza precedenti, costa alla Sampdoria una secca sconfitta ad Avellino e l’apertura di uno stato di crisi. Le assenze a centrocampo e il terreno in sintetico sono pallide attenuanti per una squadra mai scesa realmente in campo e ridicolizzata da un antagonista assai più tonico, dinamico e lucido.

La gara del Partenio è preceduta da incidenti all’esterno dello stadio, con una cinquantina di tifosi ospiti (parecchi blucerchiati, ma anche infiltrati da Salerno e Bari) che hanno cercato il contatto con i supporters locali e vengono contenuti a fatica dalle forze dell’ordine, con fitto lancio di fumogeni ed un clima da guerriglia. L’inizio del match slitta così di quasi un quarto d’ora, per consentire ai calciatori doriani, giunti in ritardo nell’impianto, un normale riscaldamento.

In campo la sfida vive qualche minuto di equilibrio, con un’emozione in entrambe le aree, prima che i campani assumano nettamente le redini e al 12’ sblocchino il risultato. E’ l’irrefrenabile Moruzzi, nazionale under 21, che scende sulla sinistra e crossa con precisione verso Cheddira, che vince il duello con uno stranito Gartenmann e incorna nel sacco. Il vantaggio biancoverde dura però lo spazio di sei minuti: fa tutto da solo l’ispirato Insigne, che cattura una palla vagante sulla trequarti e dai venti metri esplode una bordata diretta proprio nell’angolino, dove l’ex Martinelli non può arrivare.

Gioia effimera quella dei blucerchiati, che dopo due giri di orologio si trovano nuovamente sotto: Russo penetra dal solito corridoio e dalla linea di fondo spedisce rasoterra verso il centro, dove Palumbo, solo soletto, spedisce in rete senza la minima opposizione. Anche stavolta Gartenmann è battuto sul tempo e lo sarà anche in occasione del tris, maturato al 24’: è sempre fatale l’out mancino da cui ancora lo scatenato Moruzzi (che Di Pardo proprio non riesce ad arrestare) raggiunge con un traversone Russo, bravo a sfruttare un’uscita a vuoto del portiere Vindahl e l’ennesimo ritardo del disastroso difensore svizzero.

Ma non è finita: appena prima della mezz’ora è Makoumbou a servire nella propria area l’ex genoano Besaggio, che slaloneggia e poi indirizza il pallone a pelo d’erba dove il numero uno doriano non arriva.

La reazione degli uomini di Corradi è racchiusa in un tentativo a giro appena impreciso di Insigne, il solo a battersi con ardore e lucidità: davvero un predicatore nel deserto.

A partita ampiamente compromessa, il mister blucerchiato dopo l’intervallo, temendo un’umiliazione ancor più severa, toglie l’impalpabile Karamoh inserendo un difensore in più, l’esperto Ferrari. La contesa scende di tono e diventa più equilibrata, con la Samp che se non altro staziona a lungo nella metà campo avversaria producendo al 54’ una mezza opportunità con Delli Carri, che di testa impegna Martinelli in una non semplice deviazione.  All’ora di gioco, ecco Tutino per un Verschaeren mai in partita (anche perché a centrocampo ha faticato parecchio in fase di filtro), e al 68’ doppio cambio: dentro Begic e Depaoli per Lauritsen, che aveva dato tutto, e l’irriconoscibile Henderson, ma il taccuino si riempie solo con un rigore reclamato vanamente dalla Samp per sospetto fallo di mano in area locale e con il quinto sigillo dei padroni di casa, con firma del neo-entrato Biasci, vanificato da un intervento del Var, che ha rilevato un fallo di Favilli su Ferrari in apertura di azione. Nel prosieguo, null’altro di rilevante da segnalare.

Pierluigi Gambino

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