La leggenda del Toro

Giuseppe Majocchi ha ricordato sul "Gazzettino Sampierdarenese" le vecchie trattorie di Sampierdarena.

Questo l'amarcord della più famosa, il Toro alla Coscia. Resa celebre dall'indimenticabile Checco. Maria Rosa Guano, figlia di Checco, ha sposato il dottor Roberto Suriani, imprenditore nella sanità privata (Gruppo Fides).

"Ed è nell'antico quartiere della Coscia, di cui oggi restano ben poche vestigia, che era situata la "Antica Trattoria del Toro", quando via De Marini, dal piazzale della Lanterna, finiva dritta in via Dottesio, perché via di Francia non esisteva ancora.

Toro era soprannominato Ettore Guano, un uomo dalla forza fisica fuori dal comune, capace di piegare in due con sole tre dita della mano i "doggiuin", le monete di rame con l'effigie del re.

Guano fu uno dei primi, se non il primo, ad aprire una trattoria a San Pier d'Arena, in prossimità del porto. Il locale era molto frequentato con un'ampia offerta di piatti semplici ma gustosi. Tra i primi: il tradizionale minestrone alla genovese, lo "zemin" di ceci, pastasciutte varie, lasagne, gnocchi al pesto e al sugo come secondi: arrosto con insalata e patate, salamini e fagiolane che il pittore Renato Cenni definì "morbide e tenere come i pensieri di un'educanda", la zuppa alla sbirra fatta con il centopelli, la parte più pregiata della trippa, che per lasciare la parola ancora a Cenni "dava l'impressione di una coppa di merletti", seppie con i piselli, la buridda, trippe in umido, stoccafisso con patate, rognone trifolato o alla "giadda".

La trattoria era molto conosciuta e a mezzogiorno sempre affollata. Gli avventori sedevano sulla panche attorno a lunghi tavoli comuni, e così capitava che si trovassero gomito a gomito lo spedizioniere con il camallo, l'impiegato di banca con il calafato, mestieri diverse di gente accumunata dalla necessità di consumare un buon pasto a un prezzo accessibile e che finiva spesso per fare amicizia.

Alle pareti c'era la storia del locale, rappresentata da un guazzabuglio di fotografie, dediche e ritagli di giornale, in un angolo il cosiddetto "tavolo dei nobili", frequentato dagli Spinola e dal marchese Beppe Gavotti che veniva appositamente per scoprire nuove ricette da inserire nei suoi libri di cucina decorati dal pittore Caldanzano.

Com'era uso allora il pagamento in questo come in altri locali, avveniva sulla parola, ovvero i camerieri non prendevano nota di nulla e il cliente recandosi alla cassa dichiarava quello che aveva mangiato.

Altri tempi, altra San Pier d'Arena e altre trattorie.

Elio Domeniconi

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