11 settembre - 14 agosto

A 17 anni da una data drammaticamente indimenticabile ed a pochi giorni da un'altra

che resterà nella storia delle tragedie umane, appare impossibile non fare un accostamento tra due tra le vicende più impressionanti e sconvolgenti dell'inizio di questo terzo millennio, che appare complesso e persino negativo. Due vicende lontane migliaia e migliaia di chilometri, sei fusi orari, divise da un oceano ma con il comune denominatore da apparire più scene di un film che realtà. Invece sono vere a dispetto di una civiltà evoluta e che si è guadagnata con sangue e sacrificio la libertà e, grazie all'intelletto umano, una tecnologia e mezzi così progrediti da apparire talvolta incredibili. Diciassette anni fa come ora, mentre ci godevamo gli ultimi scampoli d'estate, menti folle e malate hanno messo a segno un progetto che sembrava impossibile. Sequestrare un aereo, pilotarlo in mezzo ad una delle più grandi metropoli del mondo e centrare due grattacieli. Se qualcuno avesse raccontato che sarebbe accaduto non ci avremmo creduto; gli avremmo risposto che aveva letto un romanzo. E da allora il mondo è cambiato: usi, costumi, mentalità ed economia. Sconquassata, quest'ultima, da mutazione genetica per cui il mondo è più povero, la classe media è un reperto archeologico, i soldi non sono nemmeno più sicuri in banca. L'economia si basa sullo spread, sui tassi di crescita, su analisti che vengono fatte da parti in causa e potentati economici, che è come se facesse da arbitro in una partita di calcio l'allenatore o il giocatore di una delle squadre in campo. Si guarda a Borsa e dintorni per indicare, giudicare, pontificare su come sarà il domani, quando dovremmo badare piuttosto alla borsa della spesa, ai negozi (20 mila l'anno) che chiudono, all'imprenditoria uccisa dai mega capitali, da un distorto uso della tecnologia, da iniziative finanziarie ed economiche di portata tale che suggerirei di andare a controllare da dove provengono e come sono stati accumulati i capitali ingentissimi che vi sono stati investiti. C'era un mondo geniale, di lavoro, di gente che si tirava su le maniche ed ha fatto la società civile benestante; adesso siamo tornati ai tempi degli schiavi, con i braccialetti ai polsi o il lavoro precario e stagista a 500 euro al mese, 2 euro l'ora, a prescindere da capacità e intelletto che non contano più nulla perché a comandare sono i numeri e non più il cervello.
Totalmente diverso il 14 agosto che ci ha colpito il cuore sia per l'eccezionalità dell'evento, sia perché a casa nostra. Non c'è stata perversione umana nel generarlo ma qualche colpa dell'uomo, se non altro omissiva, c'è stata quasi certamente. Un ponte non crolla di botto, all'improvviso. Chiedetelo a qualunque esperto del settore, ingegnere e vi dirà che qualche avvisaglia la da. Una cosa, qualunque, che si “rompe” qualche allarme o indizio di cedimento lo propone. Solo una lampadina si spegne all'improvviso ma quando ha svolto a lungo la sua funzione. Solo un terremoto ti sorprende all'improvviso, salvo che non si sia in zona altamente sismica per cui si sa che il fenomeno può accadere. Certo ponte Morandi era sotto attenzione perché chi doveva sapere non ignorava che qualche cosa per quella struttura, audace e svettante, si doveva fare. Forse persino troppo audace perché i piloni erano stati piantati in mezzo alle case, ma in Italia siamo abituati a queste cose: strade e ferrovie che passano nel cortile, abitazioni ed immobili che sono stati costruiti dove per arrivarci ci voleva una scalatore. Il ponte del Polcevera era figlio di tutto ciò: le infrastrutture ci vogliono eccome ma vanno fatte bene, come il principio delle leggi che vanno rispettate, ma proprio per questo devono essere logiche e fatte bene, altrimenti sono peggio che la loro non osservanza. In comune con la tragedia del Wtc di New York il ponte ha l'incredibilità del fatto. Se a qualunque delle vittime, per le quali osserviamo commosso silenzio e ricordo tenerissimo, fosse stato profetizzato che non sarebbero arrivate a destinazione, avrebbero pensato ad un incidente stradale, auto contro auto, bus, camion, ad un'uscita fuori strada, ad un'avaria meccanica. Se aveste detto che crollava il ponte sotto la loro auto avrebbero pensato ad un romanzo. Non ci avrebbero creduto.
Due eventi lontani, ho scritto sopra, e diversi. Ma da cronista li assimilo perché passeranno agli annali della storia come catastrofi da fantascienza. Indimenticabili.
Incubi che invece sono realtà.
La riflessione che però dobbiamo fare è quella di cercare di umanizzare questo terzo millennio, usare più mente e cuore che le macchine, guidare il progresso e non farci trascinare da questo in un baratro. Tecnologia, strumenti di comunicazione devono essere asserviti alla genialità umana e non diventarne padroni fino ad assumere per noi la funzione di tabernacolo moderno infallibile. Occorre tornare al buon senso ed al pensiero. Senza cultura diventeremo chiavi di strumenti che abbiamo creato noi persone, essere umani. Se diamo una lavatrice ad un baluba potrebbe accadere che ci mette dentro il bambino se non insegniamo a che serve e come deve essere usata. Una follia ed un delirio che non sappiamo dove ci porterà ma che va invertito, perché l'11 settembre ed il 14 agosto sono segnali tra i moltissimi di questo terzo millennio che occorre andare avanti veloci ma non fare corse folli senza guardare dove e come si va.
I genovesi, concreti e pragmatici, diano l'esempio in questo senso affrontando l'emergenza ponte. Ci guarda il mondo...ricordiamo che chi scoprì l'America era uno dei nostri.
Sia il nostro orgoglio a farci diventare simbolo ed esempio che l'uomo sa gestire la sua vita con anima ed intelletto.

Dino Frambati

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