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Montezemolo, una lezione per Doria

Montezemolo - Doria

Il divorzio di Luca Cordero di Montezemolo dalla Ferrari mi fa venire in mente, nel suo piccolo,

quello tra il sindaco di Genova Marco Doria e il sovrintendente del Teatro Carlo Felice Aldo Pacor. Una lezione di stile per i genovesi.

Anche Montezemolo non voleva lasciare la Ferrari. Ancora domenica sera si era proposto per un contratto di altri tre anni. E poi la precisazione: non date retta alla chiacchiere, quando ci saranno novità sarò il primo a darne l'annuncio. Due giorni dopo la conferenza del divorzio.

Con Montezemolo presidente i conti della Ferrari erano in attivo. Mancavano i risultati in pista, da anni le rosse non vincono più. Il presidente aveva cambiato manager, tecnici e piloti, ma le vittorie non erano arrivate lo stesso. E siccome il futuro della Ferrari è legato alle vittorie, Sergio Marchionne ha provato a chiedersi: e se cambiassimo lui.

Montezemolo, dopo una breve riflessione, ha concluso che forse l'amministratore delegato della Fiat non aveva torto e ha fatto un passo indietro. Il presidente uscente e quello entrante si sono presentati ai giornalisti seduti allo stesso tavolo. Si sono lasciati con il sorriso e tanti auguri.

Il divorzio del Carlo Felice è finito anche sui giornali nazionali per come si è svolto: il sindaco che mette un vigile alla porta per non far entrare Pacor (che formalmente era ancora in carica). Il sovrintendente silurato che minaccia di andare in Procura. E il sindaco che accusa Pacor di volergli far firmare un bilancio falso. Scene malinconiche.

Ben altra la classe di Luca Cordero di Montezemolo che era entrato nelle grazie di Gianni Agnelli, anche perché conosceva tante belle donne. Io l'ho conosciuto nel 1973 quando era l'assistente di Enzo Ferrari e a Modena alloggiava all'Hotel Duomo, dove dormivo anch'io. Ci aveva presentato il direttore dell'albergo.

Anni dopo Italo Cucci mi aveva mandato a Torino a fare un'inchiesta sull'impero sportivo di Agnelli. Ogni settimana Montezemolo mi mandava a prendere alla stazione dall'addetto stampa Franco Liistro, che ogni volta mi accompagnava in un ristorante diverso (incluso Il Cambio). Montezemolo rimase soddisfatto della mia inchiesta e volle farmi omaggio di un multiplo di Mario Ceroli, un portacarte in legno che tengo ancora sulla mia scrivania.

Quella era classe. A Genova ci distinguiamo solo per le risse da osteria. Eppure Marco Doria dovrebbe essere un sindaco di sangue blu.  

 

Elio Domeniconi

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